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HTCOS & VALERIA PIERINI : MENTALISTI DELL'ARTE

Il progetto “ How to cure our soul” evidenzia una ricerca audio-visiva influenzata dal minimalismo, l'ambient e la drone music. Tramite l'uso della musica e del video è un progetto di autoanalisi, una ricerca di 'prustiana identità' sfociato nel disco 'Tabula rasa'. A parlarne in quest'intervista è Valeria Pierini che attraverso il luccicore di uno stile fotografico fuggiasco sembra abbigliare le algide sonorità - da cui il suo progetto ha origine – di sobrie impressioni. Htcos sembra a tratti una grande vocale soffocata dal fracasso. È una strategia musicale in tensione ed è alimentata da una serie di scatti in cui “ alleggerire “ è un concetto-chiave soprattutto in relazione allo smarrimento che caricarsi del superfluo può determinare e che Valeria Pierini tende ad accentuare ricorrendo alla tematica del sogno, un intervallo nel quale è possibile imbrunire gli sprechi ed usarsi leggeri.

1 Potresti descrivermi con degli aggettivi la musica di How to cure our soul?

Se dovessi pensare a degli aggettivi direi che quando ho ascoltato il disco ho avuto le sensazioni suggerite dalla poetica a cui si rifà, ovvero una ricerca, intima, di identità, che scava all'interno per eliminare le forzature ed eventuali orpelli, dunque ho notato una coerenza tra le intenzioni e il disco. Descrivendo la sua musica con degli aggettivi oserei dire che la sento “estraniante “ ma nel senso buono del termine (ride), come quando hai davanti un'immagine abbastanza potente da evocare qualcosa pur rimanendo fissa.

2 Com'è iniziata la vostra collaborazione ?

Conosco Marco (Htcos) da svariato tempo e circa un anno fa mi ha chiesto se avevo voglia di fare un lavoro fotografico ispirato alla poetica del suo progetto.

L'idea mi è subito piaciuta molto perché il mio modo di lavorare con la musica è abbastanza trasversale, per me la musica è un tema su cui costruire storie, come può essere ad esempio la favola o la memoria, o la spiritualità. Mi è sempre interessato come gli artisti fotografi nel corso degli anni hanno lavorato con la musica, mi viene in mente Luigi Ghirri che sceglieva tra le sue fotografie di paesaggio quelle più adatte a diventare cover di dischi di musica classica, cercando quelle che coglievano l'atmosfera del disco. Insomma a me interessa l'aspetto concettuale del lavorare con la musica. Fa parte della mia poetica di giovane fotografa.

3 Un musicista - videomaker ed una fotografa in questo caso s'incontrano. In che modo sei riuscita a flettere il linguaggio fotografico guidandolo in un ambiente musicale a tratti rischioso come quello abbracciato da Htcos?

Una volta ricevuto questo invito da parte di Marco mi sono messa in attesa ed ascolto di tutto quello che poteva essere uno stimolo, una suggestione data da questa sua 'ricerca prustiana dell'identità'. Quello che mi ha colpito e mi ha fatto iniziare in modo effettivo la raccolta e selezione del materiale è stato il concetto di 'svuotamento', di 'leggerezza 'che ho percepito nel suo lavoro. Il togliere i pesi inutili. E' una selezione questa molto vicina comunque alla mia indole, al mio carattere. Con Marco ci siamo scambiati molte cose, film, sogni, letture, ci siamo confrontati. E' stato bello perché il processo che metto in atto di solito quando creo un nuovo lavoro questa volta l'ho vissuto con un'altra persona.

4 Quali idee si sono sistemate da subito configurando la struttura delle tue intenzioni nei frattempi che hanno contraddistinto la tua ricerca ?

Insieme all'idea di 'svuotamento' ho pensato a quella di 'tabula rasa'. L'ho intesa come un diario, una mappa mentale di esperienze sotto forma di frame. Ricollegandomi al discorso dell'autoanalisi, della cura, ho pensato di svuotare questo diario visivo. Ecco che dunque ogni sequenza di foto rappresenta a suo modo l'idea di leggerezza.

Questo diario rivive dei temi, ogni tema è collegato ad un tipo di esperienze-ricordi, ogni cosa ripresa è un frame-ricordo, decontestualizzata da logiche apparenti come i pensieri o gli stessi ricordi.

5 Puoi avvicinarci attraverso delle descrizioni a quello che è l'aspetto allusivo e compiuto del tuo lavoro ?

Nella prima parte del lavoro e nell'ultima non ci sono umani nelle foto, i luoghi e gli oggetti devono parlare per loro. Ridando o togliendo la possibilità di un prima o un dopo. Le immagini raggruppate in questo corpus sono frutto di una selezione o spesso di un'idea costruita nel tempo. Nel primo caso parlo delle foto di paesaggio dove sono andata alla ricerca dei frame giusti al mio scopo. Nel secondo caso invece parlo della parte 'stasi-o anche porta del sonno', lì volevo rappresentare delle esperienze tipiche in cui la psiche passa da uno stato di pesantezza ad uno di leggerezza. Quando ho capito che dovevo lavorare col sonno e il sogno ho cercato la location, studiato le inquadrature che rendessero questo passaggio, e predisposto lo shooting con la modella.

Ogni parte del lavoro racconta la leggerezza, lo svuotamento secondo un punto di vista diverso.

‘Terra’: riprende luoghi senza soggetto apparente, qui è l’insieme che crea il contesto (il tutto è più grande della somma delle singole parti); ‘senza mappa’ impedisce la costruzione di un percorso se non immaginario, ‘senza peso’ riguarda invece luoghi verso cui ho agito tramite riprese che ne togliessero il peso, come se volessi svuotarli della loro materialità. ‘Stasi o anche porta del sonno’ si ispira al concetto di ‘onironauta’ e a quello di ‘tensione’ fisica ed emotiva che pertiene al sonno prima e al sogno poi. Il risultato di questo viaggio volto allo svuotamento di sè e dei contesti esperenziali è ‘post krieg’, dove compaiono elementi desolati e laconici come relitti di una qualche guerra-catastrofe, metafora qui, dello svuotamento e della ricerca di sé, tema portante di tutto il lavoro.

6 La fotografia in questo caso è da ritenersi parte di un processo creativo che ha nel ritmo le sue origini. Può considerarsi insistente e persuasiva anche l'analisi del nesso tra musica , fotografia e poesia ?

Il progetto Tabula rasa (quello di Htcos, ovvero il disco e i due video) riunisce di per sé musica e fotografia perché inevitabilmente li contiene anche solo a livello formale; per quanto riguarda la poesia direi che in questo caso lo spunto proustiano possa bastare a farla rientrare nel tutto! (ride). È indubbio che in seconda istanza, quindi parlando di contenuti, è un lavoro molto vicino alla ricerca artistica poiché pregno di un sostrato concettuale. Il lavoro è composto di musica fotografia e poesia. Unendoci poi il mio intervento fotografico, si evince che c'è un nesso dal quale entrambi siamo partiti (ognuno poi con i suoi risultati, anche perché io sono arrivata quando il suo Tabula rasa era già finito), cioè sono due lavori che comprendono musica, video e fotografia (nonché i testi, i titoli delle mie immagini) che hanno una matrice comune (come ho detto sopra io sono partita dai concetti di 'svuotamento' e 'tabula rasa' proprio del lavoro di Htcos). Più che poter essere individuato, dunque dico che il nesso c'è proprio. Ed è la base di due lavori che poi vivono altresì di vita propria.

www.valeriapierini.it

Redazione Nerospinto

Sito web: www.nerospinto.it Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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