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Quando vendere l’anima al diavolo è pura sopravvivenza

Ha fatto discutere all’ultima edizione del Roma film Festival Il venditore di medicine, nuova pellicola di Antonio Morabito con Claudio Santamaria e Isabella Ferrari che esce nelle sale italiane il prossimo gennaio 2014.

Il film racconta la corruzione di un Paese arrivata ormai al suo culmine più miserrimo e balordo, lo sgretolarsi di convinzioni etiche e morali a vantaggio di espedienti di sopravvivenza brutali e depravati, il ferimento a morte della dignità personale in nome dello stipendio a fine mese.

La trama è semplice e tremenda insieme. Un informatore farmaceutico costretto dalla crisi internazionale a corrompere medici e addetti ai lavori pur di smerciare più farmaci possibile altrimenti perde il proprio posto di lavoro. Sembra qualcosa di già visto e sentito se non fosse che questa volta si gioca con la vita degli altri, con la salute del prossimo, con la coscienza sociale.

Questa società fa diventare cattivi e arrivisti, spietati e corrotti. Senz’altro.

Ci sono però dei limiti morali e umani che dovrebbero restare fermi e invalicabili anche quando tutto il resto si sfalda e soccombe intorno a noi.

L’arrivismo, l’ambizione, la bravura nel convincere e nell’ungere ingranaggi giusti da parte degli informatori farmaceutici non è cosa nuova, anzi, c’è un grazioso film americano che parla proprio di questo ma il protagonista corrompe con penne e corteggiamenti alle segretarie dei dottori, con inviti a cena e sorrisi da play boy. Bruno, il protagonista della pellicola di Morabito, invece lo fa attraverso la pratica illegale del comparaggio farmaceutico, corrompe medici e primari con mazzette illecite e con metodi irregolari. E mentre dalla sua casa farmaceutica lo invitano a fare sempre di più e meglio la sua vita privata e fisica ne risente fino allo sfacelo più totale e lui stesso rimane vittima dei farmaci che smercia e consiglia.

Una strana legge del contrappasso come estrema decisione stilistica del regista che non trova un diverso modo per punire un uomo corrotto e miserabile che rimane pur sempre vittima di un mondo che lo ha creato. Il venditore di medicine non piace ai medici, agli informatori e naturalmente alle case farmaceutiche ma a torto perché la pellicola non fa altro che denunciare uno stato più che reale dell’intero sistema sanitario nazionale e guardarla con occhio critico ma realistico non può che giovare a chi ancora resta fermo e incorruttibile nelle proprie decisioni e nelle proprie azioni.

In un Paese in decomposizione naturale in ogni settore pubblico e privato si arriva a giocare con un bene supremo come la salute delle persone che invece dovrebbe rimanere inespugnabile e intoccabile anche per i mercenari più spietati. La miseria di Bruno come uomo e come persona poggia proprio su questo: distruzione e morte in cambio di poco più di un migliaio di euro al mese.

Perché ad arricchirsi sono le case farmaceutiche, i primari corrotti, il sistema globale.

Il protagonista della storia raccontata da Morabito è un uomo piccolo e insignificante.

Una pedina banale e marginale. Semina morte in giacca e cravatta e chi lo incontra per caso o per forza ogni giorno neppure lo sa. In questo, in questa figura così normale e conosciuta c’è il dramma della nostra generazione, della società in cui siamo costretti a vivere, di tutto il nostro tempo.

 

 

Redazione Nerospinto

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