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Quello che le donne non dicono: Una tensione ancestrale

Il concetto di yin e yang nasce nella culla dell’antica filosofia cinese e contrappone due entità diverse che fanno però parte di un tutto, come a chiudere un cerchio.

 

Il modello su cui si basa questa teoria, che rappresenta anche una base della medicina tradizionale cinese oltre ad essere considerata come una sorta di guida d’istruzione di alcune delle arti marziali, contempla la presenza di due opposti:  bianco (yin) e nero (yang), che divisi da una linea curva all’interno del cerchio che le contiene, rappresentano l’uno il complemento dell’altro.

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Un principio complesso e che può adattarsi a molte realtà, anche differenti tra loro. Si prenda ad esempio in esame l’anima femminile. Da sempre considerata terreno di opposizioni, dicotomia tra santità e peccato, tesi e antitesi per eccellenza dove bontà e crudeltà convivono in solo corpo.

Una tensione ancestrale che Fabio Banfo porta in scena al Teatro Libero, dal 21 al 26 marzo, con lo spettacolo  Quello che le donne non dicono con Monica Faggiani e Debora Mancini.

Siamo in una soffitta e una donna si confida con la sua migliore amica. Mentre attinge alla borsa dei suoi ricordi, canta e suona il pianoforte alla ricerca di una verità nascosta nelle sue stesse viscere in un mondo che per lei esiste solo in funzione di una doppia visione.

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Il tema del doppio Banfo lo affronta contrapponendo due storiche figure femminili: Lady Macbeth e Ofelia.

La prima algida e crudele, la seconda ingenua e fragile.

Manipolatrice e vittima, potente una debole l’altra, entrambe prede di follia e dolore, fino all’unica soluzione possibile: il suicidio.

Due storie classiche, citate lungo tutto lo spettacolo ma rivestite di contemporaneità, dove all’omicidio di un re per la conquista del trono di Scozia si sostituisce l’omicidio di una nonna gettata giù per le scale; alle poesie cantate da Ofelia si lascia il posto per canzonette della tradizione popolare italiana.

Un doppio che si palesa anche nell’atto del racconto: a parlare è una donna e ad ascoltare la sua migliore amica, l’unica in grado di offrire comprensione e forse perdono. Il tema ricorre anche nella gestione del tempo, in cui si alternano presente e passato in un costante gioco di memoria.

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Una sola voce per due donne che sembrano non incontrarsi mai eppure sono tese verso lo stesso obiettivo: la ricerca di una qualche forma d’equilibrio in cui verità e silenzio restituiscano il senso di una pace a lungo cercata. Intanto gli spettatori sono anch’essi vittime del doppio tra risate e pianti, analisi del rapporto uomo-donna e uomo-fede, immersi nella storia di una sola donna portavoce dei dolori  di tutte le donne.

 

Raffaella Berardi

Redazione Nerospinto

Sito web: www.nerospinto.it Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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