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Ali Kazma in mostra a Milano con "Care"

Il 18 febbraio verrà inaugurata la personale di Ali Kazma dal titolo Care presso la galleria di Francesca Minini. Il titolo della mostra prende ispirazione dal comportamento umano fondamentale per la lotta dell’uomo contro la propria temporalità e il desiderio di superare i propri limiti. La “cura” è un motivo ricorrente nei video di Kazma, che spesso si manifesta nello sguardo concentrato dei suoi soggetti mentre si dedicano alla loro occupazione.

Ömer Ali Kazma, nato nel 1971 a Istanbul, è una video artist turco creatore principalmente di video-documentari. I suoi lavori documentano l'attività umana, soprattutto di lavoro, ed esplorano il significato di produzione e di organizzazione sociale attraverso video dettagliati e meticolosamente creati, concentrandosi principalmente sulla routine e sui cicli nelle diverse professioni.

La mostra, che comprende tre lavori dalla sua serie di video "Resistance", presenta anche l’ultimo lavoro di Kazma, "Crystal", un’altra aggiunta alla serie "Obstructions". Grazie a una composizione spaziale che consente ai lavori di essere trasmessi in contemporanea, "Care" mira a offrire un’esperienza di visione in cui i contesti vincolanti di questi lavori si espandono pian piano, generando nuovi significati e suggerendo nuove possibilità di pensiero corrispondenti al network di relazioni che si formano tra il corpo, il lavoro e la produzione.

Nella serie "Obstructions", aperta nel 2005, Ali Kazma ha osservato la varietà della produzione fisica dell’uomo e ciò che potrebbe significare tale produzione nel contesto della natura umana. Lo sforzo di resistere evocato dal titolo della serie si riferisce alla fondamentale verità scientifica che ogni cosa, a un certo punto, deve disintegrarsi e perire. Queste ‘ostruzioni’ alludono all'insieme di attività di produzione e manutenzione che rappresentano lo sforzo incessante dell’individuo per contrastare il processo assoluto di annichilimento e, in ultima analisi, morte, al fine, almeno, di rallentarlo e ritardarlo.

Nella serie successiva, "Resistance", che è stata esposta per la prima volta al padiglione turco della 55esima Biennale di Venezia, Ali Kazma ha esplorato gli interventi e le strategie che liberano il corpo dai suoi limiti e al tempo stesso lo confinano allo scopo di controllarlo. Evoluzione di "Obstructions", "Resistance" esplora i modi in cui il corpo viene oggi plasmato con mezzi scientifici, culturali e sociali, e come, in quanto scenario di un’attività, viene ripetutamente riprodotto. In questi lavori, l’attività produttiva del corpo è raccontata come forza creativa che si esprime sul corpo stesso: il produttore e il prodotto, il plasmante e il plasmato risultano qui uniti nella materialità del corpo. In altre parole, "Resistance" è un’indagine artistica sulla lotta per infrangere i codici sociali, culturali, fisici e genetici del corpo umano in modo da renderlo perfetto, e sui processi durante i quali il corpo si trasforma o viene trasformato in un veicolo di simboli e significati nuovi.

La maggioranza dei video di entrambe le serie ruota attorno allo sforzo degli esseri umani di assicurarsi la continuità, il controllo e il benessere dei corpi. Il campo di esecuzione, o il prodotto finale di queste attività, può essere un oggetto materiale (Crystal), mentre in altre occasioni il corpo si rivela nella performance (Calligraphy, Play), o diventa sede della performance stessa (Tattoo).

"Crystal" è stato girato in Francia, in una vetreria fondata nel 1584. La produzione tradizionale e molto raffinata di questi oggetti di lusso in vetro richiede una coordinazione di diversi operai e artigiani che ricorda quasi una coreografia, perché il materiale grezzo deve assumere la forma finale in un tempo molto breve, finché è ancora incandescente e quasi allo stato liquido. In"Crystal", la telecamera di Kazma riproduce la magica capacità dell’uomo di dare forma alle cose tramite l’attenzione del suo stesso sguardo, che si concentra sui dettagli astratti di forma e colore e sul luogo di lavoro come sede di cooperazione, solidarietà e armonia.

Quello che Ali Kazma osserva in "Tattoo" è il luogo più intimo e singolare della persona, e gli interventi che vi vengono eseguiti direttamente sopra. Questi interventi artistici realizzati sulla “pelle”, come strato superficiale che divide e al tempo stesso permette il contatto con il mondo esterno, potrebbero anche essere intesi come un tentativo di strappare il corpo dal suo luogo proprio e ricollocarlo in un altro. Il video mostra il processo attraverso cui la pelle si trasforma e diventa un nuovo guscio, per indicare le potenzialità di veicolo culturale che essa contiene. Possiamo considerare questo atto tanto uno sforzo di resistenza individuale e singolarizzazione opposta alle norme sociali, di classe e di genere, quanto un’azione mirata a inscrivere sul corpo simboli comuni per soddisfare un bisogno di appartenenza collettiva.

Mentre in "Calligraphy" la mano di un calligrafo si muove lentamente su un foglio bianco lasciando segni permanenti che sono estensioni del suo stesso braccio, in "Tattoo" il foglio è sostituito dall'epidermide stessa come superficie vivente della pittura. Questo processo, a volte doloroso, di pittura sulla tela biologica trasforma il corpo nel veicolo della nuova mitologia che ha creato per se stesso. I primi piani sui dettagli del disegno che pian piano appare sulla superficie della pelle ci permettono di percepire lo schermo come la superficie di un dipinto che acquista movimento, volume e ritmo con il respiro. Tra tutti i colori, motivi, figure umane e animali, draghi e facce di demoni che invadono questa superficie respirante per iniziare vite a sé stanti, c’è anche un teschio. Questa figura, che è stata modellata su un vero teschio nello studio di tatuaggi, sembra ghermire il corpo con i denti per riprendersi la carne, o depositarsi su di esso come eterno promemoria della “possibilità che questo respiro sia l’ultimo”.

"Play", esposto in una stanza separata dello spazio espositivo, mette in scena la rappresentazione del corpo attraverso un’altra disciplina artistica: il teatro. Riprendendo le prove dell’Amleto del Wooster Group e lo spettacolo vero e proprio, Ali Kazma porta il pubblico in un mondo spettrale in cui i confini tra passato e presente, originale e remake, realtà e rappresentazione sono sfocate ad arte; un mondo di fantasmi che suscita una riflessione sulla memoria, il lutto e la morte in un allestimento tecnologico apparentemente contrastante.

 

18 febbraio - 10 Aprile 2015

Ali Kazma: "Care"

Galleria Francesca Minini via Privata Massimiano, 25 - Milano

Inaugurazione Mercoledì 18 Febbraio, ore 19.00

Orari: Martedì - Sabato h 11.00 - 19.30

 

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Redazione Nerospinto

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