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Swinging thirty del cinema italiano: Isabella Ragonese, il trionfo della ricca semplicità

La ragazza della porta accanto, quella che ha una laurea in tasca ed è costretta a vendere le diavolerie più improbabili per sbarcare il lunario trasformandosi in imbonitrice telefonica nel variopinto e spesso squallido universo dei call center: ecco come si è fatta conoscere dal vasto pubblico l’attrice palermitana Isabella Ragonese, scelta da quasi esordiente per interpretare “Tutta la vita davanti” di Paolo Virzì, che coglie nel segno affidandole il ruolo di protagonista. La bellezza poco urlata, incastonata nei tratti delle ragazze comuni della sua generazione ma capace anche di attrarre magneticamente chi guarda, si nutre profondamente dell’espressività di un corpo, di un volto soprattutto, plasmato dalla formazione teatrale e riversato al cinema nell’empatia con lo spettatore.

Arriva con volitiva emozione questa carica umana già a partire dai primi ruoli che in punta di piedi introducono la giovanissima Isabella nel sogno di celluloide, divenuto in un batter d’occhio realtà: brilla la nuova piccola stella sotto il cielo di Venezia, madrina nel 2009 del glorioso Festival del Cinema, mentre regala al pubblico forti prove drammatiche in “Viola di mare” e accanto ad Elio Germano ne “La nostra vita”, dimostrando una straordinaria versatilità dopo l’esilarante accoppiata di “Oggi sposi”, commedia degli equivoci diretta da Luca Lucini.

La bella fanciulla siciliana non si ferma però a coltivare il mestiere di attrice, scrive di teatro e continua a studiare e sperimentare nuovi linguaggi scenici per nutrire e riempire di senso il percorso artistico intrapreso, perché la popolarità raggiunta con i successi al botteghino non fermi la crescita professionale, non interrompa la fertile ricerca della bellezza che si infrange tra parola e gesto. Continua a muoversi con grazia e senza troppa fretta Isabella, dipingendo sui personaggi interpretati un sorriso leggero e aperto riempito da due occhi che parlano spesso di sentimenti.

La vedremo in veste comica nell’ultimo film di Carlo Mazzacurati “La sedia della felicità”, presentato al Festival del cinema di Torino, nei panni di un’estetista che tira a campare fino alla scoperta inaspettata di un tesoro nascosto. Un traguardo importante per la nostra eroina della nuova generazione del cinema italiano, spinta verso l’alto da un regista come Mazzacurati che fa solo ben sperare per i prossimi passi sulla strada verso la piena maturità artistica.

 

 

Redazione Nerospinto

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