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Am Ende der Welt , alla fine del mondo con Annemarie Schwarzenbach

Am Ende der Welt , alla fine del mondo con Annemarie Schwarzenbach

Perché entrare in una libreria in cui si vendono solo libri scritti da sole donne?

Perché entrare alla Libreria delle Donne?

Perché entrare in un luogo nato per l’esigenza sovversiva (nel 1975, anno di fondazione) di aprire una libreria esclusiva per il sesso “senza scrittura e assente dalla storia”?

Tralasciando discorsi di politica del sé e schieramenti di sorta, il perché lo scelgo nel viso androgino, malinconico ed elegante della scrittrice Annemarie Schwarzenbach.

Eclettica, errabonda, controcorrente, contestata, Annemarie, nata in una famiglia di industriali svizzeri facoltosi nei primi anni del secolo scorso per il quale il “buono”, come lo intendeva Nietzsche, era rappresentato dalla forma, dalla rigidità dell’educazione imposta alla figlia terzogenita, dal regime autoritario e repressivo e dalle forti simpatie naziste.

Il senso di colpa di Annemarie, parlando sempre in termini nietzschiani, scaturito dalla “morale del risentimento” verso un nucleo familiare così ossessivo ed ipocrita (la madre Renée perfetta padrona di casa, ma con una relazione mai ostacolata, né da marito né dai figli, con la cantante wagneriana Emmy Kruger che viveva in casa Schwarzenbach e alla quale venivano riservate attenzioni da ospite speciale), ha partorito una delle più grandi personalità innovative del secolo scorso.

I viaggi, in Afghanistan, Persia, America e Africa, sempre documentati da scritti e perfette fotografie del bel volto serioso della scrittrice-fotografa, si intrecciano in un concerto di turbolente vicende omosessuali, vissute apertamente, mai pienamente ricambiate: Erika Mann (figlia del ben più noto Thomas) che la iniziò alla dipendenza dalla morfina, la compagna di viaggio Ellie Maillart, l’americana Contessa Margot Von Opel, per citare gli amori più contrastati ed importanti, arrivando ad un matrimonio di copertura con l’effemminato, amico e diplomatico, Claude Clarac.

La solitudine di Annemarie arriva a farle valicare ostacoli geografici e culturali, documentati da scritti il cui leit-motiv di tristezza e riflessione esistenziale vengono incarnati da un suo alter ego maschile, somigliante a lei nei lineamenti e nelle esperienze di vita, il quale cerca, nella “purezza” della semplicità dei popoli visitati, una panacea allo spleen e l’oblio che libera dalla “cattiva coscienza” radicata nella memoria.

Questo il motivo per entrare in un luogo tutto al femminile ed essere inevitabilmente attratti da un volto, da una storia, e preferirla alle altre narrate delle autrici presenti in questa libreria.

Nelle nostre esistenze, maschili o femminili, siamo stati tutti, almeno una volta, Annemarie Schwarzenbach: lo sguardo attraverso l’obiettivo rivela la propria estraneità.

Libreria delle Donne via Pietro Calvi 29 Milano.

 

Redazione Nerospinto

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