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"Nessuno si salva da solo", lo sguardo di Castellitto sulla drammaturgia familiare

Ci sono coppie artistiche che funzionano più di altre e non ci si può fare nulla. A volte sono solo amici, a volte fratelli, a volte sconosciuti che si incontrano solo per lavorare insieme e produrre grandi capolavori. Castellitto e sua moglie da qualche anno non fanno altro che mettere a segno colpi vincenti perché sembra che lei ormai scriva solo per lui che a sua volta si ricorda di essere anche un regista solo dopo che la gentile consorte abbia mandato in libreria l'ennesimo best seller letterario. Comunque vadano le cose l'interesse che lettori e spettatori riservano ogni volta ai due ha un che di sorprendente. E anche questa volta "Nessuno si salva da solo" è stato boom di lettori e ora di spettatori incuriositi e ammirati dalla solita storia strappalacrime che però quando la si legge risulta più credibile di un film tutto sommato glamour e cool con i due attori italiani del momento, o meglio con i due attori italiani più amati dai critici.

La trama della pellicola di Castellitto è banale e già vista: viaggio nel tempo per una coppia che è scoppiata e che cerca un accordo silo per il bene dei figli e finisce con il ritrovarsi.

Dalia e Gaetano sono abbastanza giovani per potersi permettere un divorzio e una nuova vita ma anche già maturi per capire che farsi una guerra incondizionata andrebbe a svantaggio dei loro bambini. Allora pensano, riflettono, fanno gli introspettivi e regalano agli spettatori l'illusione che stanno parlando anche di loro. Di una generazione che parla poco, si confronta anche meno ma che sembra esageratamente moderna e all'avanguardia per tutto il resto.

Le vite parallele del libro e del film però si fermano alla capacità del mezzo di celluloide di andare oltre le descrizioni e affidarsi al discorso dello sguardo cinematografico, quello di Bresson e Antognoni e che evidentemente Castellitto ha imparato bene e che usa con grande intelligenza.

Così se il libro della Mazzantini risulta il solito mattone melodrammatico scritto con il solito linguaggio tradizionale e molto preciso, il film di suo marito è straordinariamente bello nella fotografia, negli esterni e nella luce che emana da tutte le scene e nella posa attoriale dei due protagonisti. Il prodotto registico quindi funziona nella misura in cui Castellitto sa fare il cineasta e punta su uno Scamarcio e una Trinca più ispirati che mai. Per il resto la banalità regna sovrana.

Che la generazione di Dalia e Gaetano è una generazione di smidollati in confronto a quella dei loro nonni sopravvissuti a due guerre mondiali e pochissime risorse è un fatto risaputo e che le giovani coppie di oggi vadano in crisi con una facilità estrema è anch'esso un fatto ormai assodato.

Pertanto, se proprio vi piace il genere osate...altrimenti una pizza con gli amici è sicuramente meglio!

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Redazione Nerospinto

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