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"50 Sfumature Di Grigio" arriva al cinema… Ma è roba da dilettanti

Per chi non ha visto nient’altro su e di questo genere, che magari non si è preso neppure il fastidio di leggere l’intera trilogia di E. L. James, (il cui primo libro, ve lo dico chiaramente, pur nella sua estrema ridicolaggine è il migliore dei tre), per la generazione Instagram e Whatsapp, ovvero quelli che sono diventati maggiorenni l’altro ieri, "Cinquanta Sfumature Di Grigio" è sicuramente una pellicola da vedere per sentirsi abbastanza sfacciati e trasgressivi. In realtà il film è del tutto pudico, giocato su primi piani e sguardi languidi, su atmosfere ricreate alla perfezione e che emanano erotismo come fosse aria condizionata e soprattutto sui colori sapienti della fotografia. Che inducono a vedere anche quello che in realtà non c’è. Insomma, quasi un film di autore più che di genere, dove i movimenti di macchina da regista colto si sprecano manco si fosse in un film di Dreyer e dove i ripetuti dettagli degli occhi e della mani dei due protagonisti fanno pensare al cinema di avanguardia del secolo scorso. Niente scene di nudo estremo dunque. Niente organi sessuali in bella vista, né in “sfumatura”, nulla di nulla tranne la riuscitissima trasposizione della sceneggiatura di Kelly Marcel e Patrick Marber, che in questo film si supera per l’efficacia dei dialoghi e dei gesti sottili ma eloquenti, che fa dire e fare ad Anastasia e Christian. Il sadismo è solo accennato, l’erotismo latita e a vincere su tutto è la pura semplice curiosità degli spettatori accorsi in massa a vedere una pellicola da dilettanti dell’eros e anche della passione. Per chi invece ha letto "Il Diavolo In Corpo" di Radiguet e visto le trasposizioni cinematografiche di Lara e Bellocchio, si è appassionato a Marguerite Duras e il film di Annaud, ha letto i diari di Anais Nin e guardato tutti i film tratti dai romanzi di Bukowski e Miller, naturalmente la pellicola di Sam Taylor-Wood del 2015 fa abbastanza sorridere. Tanto che alla fine lo spettatore attento può cogliere anche il palpabile imbarazzo dei due attori protagonisti Dakota Johnson e Jamie Dornan e i loro sorrisetti pudichi e impacciati che sono disseminati, per assoluta scelta registica che non ha tagliato nulla, per tutta l’intera pellicola. Per cui, ancora una volta, ed è triste dirlo, quelli che avrebbero dovuto essere dei prodotti artistici come il romanzo prima e in seconda battuta la trasposizione filmica non diventano altro che fenomeni di massa voluti, cercati e confezionati da abili manager editoriali e dello spettacolo. "Cinquanta Sfumature" come una gallina dalle uova d’oro da spremere per fare tanti soli. Niente altro che fenomeno commerciale dove l’arte e la scelta di leggere esattamente quel libro anziché un altro o vedere esattamente quel film e non un altro è stata pilotata a dovere da chi fa questo per mestiere e lavoro. I poveri lettori e spettatori sono stati indotti dalla curiosità, certo, ma anche la curiosità si confeziona a dovere a un tavolo, anche essa è niente altro che un prodotto commerciale da usare con arguzia e intelligenza. Del film di Taylor-Wood rimangono le cose buone già dette sopra: bella fotografia, ottima sceneggiatura e sapiente regia. Tutte cose che con l’erotismo, il sesso e la trasgressione non hanno proprio nulla a che vedere. Purtroppo ancora una volta ci sono cascati tutti!

Antonia Del Sambro

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Redazione Nerospinto

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