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Devendra Banhart è "Mala"

C’è che dopo un lavaggio a 90 gradi con tanto di extra ammorbidente Hipster, esce dalla lavatrice un Devendra nuovo di pacca, ripulito da capo a piedi, con fidanzata a seguito (la fotografa e modella serba Ana Kras, una sommatoria bulimica di bellezza) e mood da "due cuori e una capanna" (n.d.r. la capanna l'ha comprata a New York, l'epoca dello squattrinato si è decisamente conclusa).

 

Personalmente lo preferivo nella versione "barbuto spiantato e arruffato", ma me ne farò una ragione.

 

Ok, Devendra si sarà anche tagliato barba e capelli perdendo quel suo fascino deliziosamente rozzo da sciamano dei poveri, ma in compenso ha riacquistato quel piglio geniale e beffardo che aveva contraddistinto i suoi primi lavori ("What Will We Be", il suo ultimo album, aveva scaldato pochi animi).

 

Ma veniamo all'ottavo capitolo della sua lunga (e giovane) carriera discografica. Siamo di fronte ad un home-made album a tutti gli effetti: registrato in casa (quella vecchia, la capanna vera, a Los Angeles) con l'aiuto dell'amico chitarrista Noah Georgeson, un bel set di strumenti presi in prestito e un vecchio registratore Tascam trovato in un monte di pietà.

Devendra quest’album lo fa tutto da sé, compresa la cover art, e lo chiama "Mala" - vezzeggiativo amoroso ereditato dalla fidanzata.

 

"Una sera ero al telefono con Ana e ad un certo punto mi ha detto 'oh mala' in modo molto dolce. In spagnolo 'mala' significa 'cattiva', mentre in serbo significa 'tenero'. Ho fatto un po' di ricerche e ho trovato diverse traduzioni… Mi è piaciuta subito la trasversalità di questa parola, si adatta molto bene a ciò che è questo mio nuovo lavoro".

 

Il risultato di tutto questo fai-da-te è un album che segue le orme prewar-folk psichedeliche dei precedenti, ma con una raffinatezza che lo avvicina più ad un minimal meditativo condito da leggere punte elettroniche.

Passiamo dai suoni ipnotici e delicati di "Golden Girls" e di "Daniel", alle sperimentazioni, quelle ironiche in stile dance anni '80 di "Your Fine Petting Duck" (dove duetta con la fidanzata Ana) e quelle ventilate di "Für Hildegard Von Bingen" dove, sotto effetto evidente di droghe sintetiche, Deventra trasforma Von Bingen (religiosa, naturalista e musicista tedesca del 12° secolo) in una VJ di MTV.

 

 

Scopriamo sfumature soul in “Won’t You Come Over” e ambientazioni cupe in “A Gain” e “Taurobolium”. E ritroviamo il buon vecchio Devendra amante del folk negli arpeggi acustici di "The Ballad of Keenan Milton" e nel canto iberico di "Mi negrita".

 

Il “nuovo” Devendra Banhart ci viene a trovare quest'estate.

4 mesi per farsi crescere capelli e barba. Speriamo.

 

• 25 Luglio al Summer Festival (Lucca)

• 26 Luglio al Rock in Roma (Roma)

• 27 Luglio al CarroPonte (Milano)

 

Redazione Nerospinto

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