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Barbecue, ovvero l’incantevole vizio francese del citarsi addosso

 

 

 

 

 

Che meraviglia la commedia corale francese, quanta passione e grazia nel sommergere lo spettatore di parole, di discorsi, di lunghi monologhi e di scambi affrettati e al vetriolo.

 

 

 

 

 

Un fascino particolare che piace magari solo a pochi ma che è inquietantemente snob e lirico quanto basta per far pensare e sognare chi guarda.

Fascino e ingredienti che si trovano in profusione nell’ultima commedia francese di Eric Lavaine dal titolo profetico di Barbecue.

Un gruppo di amici dell’alta borghesia si frequentano assiduamente da anni, trascorrendo feste comandate e vacanze insieme. Ma lungi dall’ essere un insieme di buontemponi e di guasconi i suddetti amici si nascondono le cose a vicenda, si sparlano alle spalle, si parlano addosso e sono in ferrea competizione gli uni con gli altri, tranne Jean Michele, che pur facendo parte della comitiva non appartiene alla loro classe sociale e fa un mestiere da operaio. E per questo viene usato dal regista come coscienza sociale e collettiva del gruppo, esempio di saggezza e di virtuosità da emulare. Per gli altri componenti della comitiva e protagonisti della pellicola, invece, sembra non esserci scampo alla banalità, superficialità e acredine che li circonda e li piega.

Il film si apre con un evento drammatico, l’infarto di uno dei protagonisti del gruppo, Antoine, cinquantenne libertino e abitudinario che dalla sala di rianimazione esce con una nuova consapevolezza sulla vita e sul mondo che lo circonda.

L’esistenza è breve e quindi è meglio spassarsela senza porsi troppi interrogativi e senza privarsi dei piaceri della vita.

Antoine decide allora che gli ci vuole proprio una bella vacanza con gli amici di sempre e la organizza con i migliori propositi.

Quello con cui non ha fatto i conti, però, è che anche i suoi amici che si sono mostrati sempre felici e vincenti nascondono problemi personali e familiari molto profondi e per nulla invidiabili.

E così la loro vacanza si trasforma in una sorta di confessionale a cielo aperto dove tra frecciatine, colpi bassi, prese in giro bonarie e sfoghi personali tutti si mettono contro tutti. Ognuno accusa il vicino di barbecue e di tavola e i piccoli segreti nascosti vengono a galla uno dopo l’altro.

Mentre succede tutto questo lo spettatore è divertito, scioccato e sopraffatto da quanto vede sullo schermo e se proprio non riesce a identificarsi con atteggiamenti e maniere meschini e biasimabili almeno si fa quattro risate. Perché Eric Lavaine si ispira alla più classica commedia francese e insaporisce il suo Barbecue di tutti gli elementi più divertenti e grotteschi.

Il risultato è una pellicola piacevole e leggera molto distante dalle commedie di casa nostra e quindi più fascinosa e originale.

 

 

Antonia del Sambro

Redazione Nerospinto

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