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“Spero che l’uscita sia gioiosa e spero di non tornare mai più.” (Frida Kahlo) Se tutte le sofferenze umane fossero state dipinte, di certo Frida Kahlo sarebbe stata la mano che le avrebbe rese immortali sulla tela. Un po’ come ha fatto dai vent’anni fino alla sua morte, a Coyoacàn, Messico, nel 1954, nella casa dove era nata. Una vita contraddistinta da eventi tragici, uno dopo l’altro, quasi senza sosta, in un susseguirsi inarrestabile di sfortune: dopo la malformazione congenita data dalla spina bifida, Frida rimane coinvolta in un incidente stradale tra un autobus e il tram che solitamente prendeva per tornare a casa da scuola. Ne esce malconcia, costretta a rimanere a letto ingessata dal collo in giù per quasi un anno: è in questo periodo che inizia a dipingere, i genitori attrezzano il suo letto a baldacchino in modo che possa autoritrarsi. E proprio dipingendo il suo viso che riesce a trovare la sua perfetta estetica: una pittura che viene descritta da tutti i critici del tempo come una pittura surrealista, definizione che la Kahlo rifiuta. La sua carriera artistica decolla dopo l’incontro con Diego Rivera, famoso muralista, attivista politico e rivoluzionario, che sposerà dopo poco tempo. La relazione con Rivera è tormentata: lui è un famoso donnaiolo e non le rimane fedele, lei lo ripaga con la stessa moneta. I litigi sono continui e sempre più violenti, arrivano alla separazione dopo il tradimento più grave, Diego seduce la sorella di Frida, Cristina. Divorziano, la rottura è definitiva, o almeno sembra. Frida si rinchiude in una solitudine fatta di tequila, morfina e sesso, si abbandona alle sue tendenze omosessuali, liberandosi di qualsiasi inibizione sociale: è una rivoluzionaria radicale e ama questo stile di vita dissoluto. La separazione da Rivera è un momento di grande creatività e produttività artistica, affina la sua tecnica, scava ancora più a fondo nelle questioni irrisolte della sua vita. Arriva ad essere conosciuta negli Stati Uniti e in Europa. Nel frattempo il suo corpo straziato inizia a dare segni evidenti di cedimento. Tra un’operazione e l’altra ritorna in contatto con Rivera e si risposano nel 1940 a San Francisco, durante un lungo viaggio attraverso gli Stati Uniti. Gli ultimi anni di vita dell’artista messicana sono quasi passati interamente a letto: dopo un ultimo viaggio a Parigi, dove viene definitivamente riconosciuta come artista di fama internazionale, torna in patria dove sarà la prima donna ad ottenere una mostra personale a Città del Messico. Chiedere e spiegare perchè Frida piaccia così tanto a noi di Nerospinto mi sembra davvero superfluo. Come non appasionarsi ad una donna tanto tenace? Tanto attaccata alla vita? Capace di sopportare così tante sofferenze? Frida Kahlo ha veramente fatto della sua arte il suo grido di strazio, ha vissuto il suo inferno terreno, ha amato, ha odiato, ha sentito tutto. Sul suo ultimo quadro ha scritto “Viva la Vida”, inno ad un tempo terreno insopportabilmente doloroso ma comunque intensamente vissuto.

Noi di Nerospinto vi consigliamo la visione di due film sulla vita di Frida Kahlo: “Frida, Naturaleza Viva” (1986) diretto da Paul Leduce e interpretato da Ofelia Medina. “Frida”, tratto dalla biografia scritta da Hayden Herrera, diretto da Julie Taymor e interpretato da Salma Hayek, che proprio grazie a questo film ha ricevuto una nomination all'Oscar come miglior attrice. Il film è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2002. E consigliamo anche la lettura del libro: “Viva la vida” di Pino Cacucci

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