CHIAMACI +39 333 8864490

Francesco Facchinetti è il padrone di casa della finalissima di Miss Italia 2017 in onda su La7 in diretta da Jesolo.

Pubblicato in Lifestyle
Domenica, 03 Maggio 2015 18:47

I 10 Padiglioni più belli di Expo2015

L'Esposizione Universale di Milano, sul tema dell'alimentazione, è iniziata e ora non resta che scoprirne tutte le sue meraviglie. I Paesi partecipanti sono tantissimi e qui elencheremo una lista dei Padiglioni più belli e suggestivi di Expo 2015.

Padiglione Monaco

Lo spazio espositivo si estende su un lotto complessivo di 1.010 metri quadri. Il progetto dell’architetto italiano Enrico Pollini si propone di incoraggiare il pubblico ad entrare da diversi punti d’accesso, riflettendo sulle opportunità poste dall’ecologia, dal riciclo e dal riuso. È costituito da numerosi container merci per ricordare il ruolo di nodo d’interscambio, rappresentato dal Principato di Monaco, e le chance di riutilizzo creativo. Un composto in muschio leggero e permeabile, poggiato sul tetto in legno, consente la coltivazione di un orto di colture mediterranee. Sono presenti giardini verticali e un sistema di raccolta dell’acqua piovana. A cura dell’agenzia tedesca Facts and Fiction è il design interno, che fa fluire i visitatori in un tour libero, scoprendo la gamma degli argomenti di sensibilizzazione proposti dalla Fondazione Alberto II di Monaco e dall’Istituto Oceanografico.

Padiglione Russia

Lo studio Speech, guidato dagli architetti Sergei Choban, Alexei Ilin e Marina Kuznetskaya, ha sviluppato il concept della struttura, situata su un’area di oltre 4.000 metri quadri. Il Padiglione è ampio e dinamico e il suo design trae origine nella forma e nella tradizione sovietica e russa delle precedenti Esposizioni Universali alle quali il Paese ha partecipato.

Padiglione Francia

L’edificio, realizzato dallo studio parigino XTU Architectes, è costituito da legno lamellare, su uno spazio di 3.592 metri quadri. Il padiglione si ispira ai tipici mercati coperti, luoghi simbolo della cultura alimentare francese, che ben rappresentano il tema generale di Expo Milano 2015, con l’accento sull’autosufficienza alimentare, l’accesso al cibo e la dimensione qualitativa dell’alimentazione.

Padiglione Svizzera

La Svizzera è stato il primo Paese ad aderire a Expo Milano 2015 e tra i primi a completare la struttura architettonica all’interno del Sito Espositivo. Il Padiglione, con una superficie di 4.432 metri quadri, presenta una grande piattaforma aperta con quattro torri visibili da lontano, alle quali i visitatori accedono attraverso gli ascensori. Una volta arrivati in cima, possono servirsi dei prodotti alimentari tipici e, man mano che le torri si svuotano, le piattaforme sui cui poggiano si abbassano modificando la struttura. Il progressivo svuotamento è registrato in tempo reale e può essere seguito anche sui media sociali.

Padiglione Cina

Agricoltura, alimentazione, ambiente e sviluppo sostenibile sono i punti focali della partecipazione della Cina a Expo Milano 2015.  Il filo conduttore è la ricerca di equilibrio tra gli esseri umani e l’ambiente, tra l’umanità e la natura.  Il tema principale è l’atteggiamento di gratitudine, di rispetto e di cooperazione del popolo, ricordando che “l’uomo è parte integrante della natura”. Lo scopo è illustrare le tradizioni culturali e i progressi nei campi dell’agricoltura, presentando i  passi compiuti nell’uso razionale delle risorse per assicurare cibo a sufficienza, buono e salutare.

Padiglione Ungheria

Ideato dai Attila Ertsey, Ágnes Herczeg e Sándor Sárkány, è di tre piani e si estende su un lotto di 1.910 metri quadri. Le forme e i materiali ricordano quelli dei granai, dei silos rurali e delle stalle. Rappresentano le linee principali dell’architettura organica ungherese, sviluppatasi a metà del Novecento, che si basa sulle tradizioni locali, sulla comprensione delle leggi della natura e sull’esaltazione del rapporto tra l’uomo e l’universo. La zona centrale è ispirata al simbolo di salvezza degli esseri viventi, l’Arca di Noè; le due estremità laterali richiamano i tamburi sciamanici in rapporto mistico con la natura, solcati dall’antico simbolo dell’albero della vita in cui scorre l’acqua dolce naturale ungherese dalle celebri proprietà termali.

Padiglione Vanke (Cina)

In 163 anni di storia delle Esposizioni Universali, per la prima volta la multinazionale cinese Vanke, leader nel real estate, dispone di un padiglione tutto suo, affidato all’archistar Daniel Libeskind. Il progetto è ispirato ad una serie di evocazioni che spaziano dall’antico pensiero di Confucio e Lao Tzu, al Rinascimento e all’arte contemporanea. Il viaggio attraverso lo spazio e il tempo, la tradizione, i valori e le relazioni umane è accompagnato da geometrie sinuose e un senso di continuo fluire tra l'interno e l'esterno. Uno spazio unico dove celebrare e riflettere sulla storia della civiltà, della tecnologia e del XXI secolo.

Padiglione Repubblica Ceca

La sfida della riciclabilità dei materiali e dell'incorporazione della superficie d'acqua sfocia in un padiglione accattivante nel lotto di 1.362 metri quadri. La proposta vincente dei giovani architetti Chybík + Kristof usa moduli Koma che prevedono un sistema di costruzione progressivo. Al piano terra vi sono le aree shop e ristorante, al primo e secondo le esposizioni, sul tetto il giardino.

Padiglione Regno Unito

Il design ad alveare è ispirato al ruolo unico che essi hanno nel nostro ecosistema. Wolfgang Buttress è il vincitore della competizione lanciata per scegliere l’architettura del padiglione, a cura del team di ingegneri edili e costruttori di Stage One e Rise. Il progetto fonde design di alto livello con forti requisiti ecologici, che trovano origine nelle conquiste scientifiche più all’avanguardia, nelle agrotecnologie e nell’ingegneria agraria. Il padiglione, esteso su un lotto complessivo di 1.910 metri quadri, vuole lasciare un segno nell’esperienza di tutti i visitatori, in cui natura, creatività, scienza e tecnologia si combinano per affrontare la sfida sottesa al tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”.

Padiglione Emirati Arabi Uniti

Il Padiglione si estende su uno spazio complessivo di 4.386 metri quadri ed è stato progettato da Foster+Partners. Ha muri di sabbia increspata dal vento alti dodici metri e un ingresso delineato da uno schermo video lungo settantacinque metri, un vero e proprio falaj digitale. È provvisto di sistemi di recupero dell’acqua piovana e celle fotovoltaiche, ed è stato progettato tenendo in considerazione due climi: quello naturalmente fresco di Milano e quello assolato degli Emirati Arabi Uniti, destinazione alla conclusione di Expo Milano 2015. L'esibizione principale è divisa in due parti: la prima è contenuta dentro un cilindro, che consente all'auditorium di ruotare giocando con l’orientamento del pubblico; la seconda parte è Future Talk. La rampa di uscita passa accanto al ristorante permettendo di vedere uno scorcio della cucina, incoraggiando così il visitatore a prenotare un tavolo. Infine si scopre un'incantevole oasi intorno all'auditorium che ospita emozionanti esibizioni incentrate sul tema della sostenibilità.

Sito Web: http://www.expo2015.org/it

[gallery type="rectangular" ids="42186,42187,42188,42189,42190,42191,42192,42193,42194,42195"]

Pubblicato in Cultura

1000 chef, 1000 menù diversi distribuiti sui cinque continenti per celebrare l’iniziativa Goût de France/ Good France , il 19 Marzo presso tutte le ambasciate francesi e ai ristoranti partecipanti.

In numerosi paesi le reti consolari e culturali faranno l’eco di questo evento inedito. Grazie a questo impegno saranno organizzate, la stessa sera, delle cene Goût de France/ Good France in ben 150 paesi.

Giovedì 19 marzo 2015 saranno proposte 1500 cene nei ristoranti e nelle ambasciate di 150 paesi nei 5 continenti, al fine di celebrare la gastronomia francese invitando la gente a condividere una “cena francese”. In ognuno dei ristoranti partecipanti, l’evento renderà omaggio a una cucina vivente, aperta e innovatrice, pur restando fedele ai suoi valori: condivisione, piacere, rispetto del mangiare sano e del pianeta.

Goût de France/ Good France è organizzata su iniziativa di Alain Ducasse e del Ministero degli Affari Esteri e dello Sviluppo Internazionale.

In occasione della presentazione del progetto, Laurent Fabius ha dichiarato: “Il patrimonio della Francia è la cucina, sono i suoi vini, (…) mangiare alla francese appartiene dal 2010 al Patrimonio mondiale dell’UNESCO, ma è un patrimonio che non bisogna solo contemplare, glorificare o assaporare, bensì un patrimonio da far fruttare e da mettere in valore”.

Per Alain Ducasse: “La cucina francese è l’interprete di una cucina che si è evoluta verso la leggerezza, in armonia con il suo ambiente (…) il punto in comune è la generosità, la condivisione, l’amore per il bello e per il buono, sarà una parentesi incantata, l’occasione per festeggiare la cucina francese in tutto il mondo”.

Inspirandosi a Auguste Escoffier che nel 1912 iniziava a scrivere “le Cene di Epicuro”- lo stesso menu, lo stesso giorno, in varie città del mondo e per il più grande numero di convitati possibile- Goût de France/ Good France riprende questa bella idea, con la volontà di coinvolgere i ristoranti in tutto il mondo.

Gli chef proporranno nei loro stabilimenti un menu “alla francese” con un aperitivo di tradizione francese, un antipasto freddo e uno caldo, del pesce o dei crostacei, della carne rossa o della carne di volatili, un formaggio francese (o una selezione di formaggi), un dessert al cioccolato, dei vini e un digestivo francese, pur restando liberi di mettere in valore la loro propria tradizione/cultura culinaria.

Una cucina accessibile a tutti, dai bistrot alle tavole di eccellenza, realizzata partendo da prodotti freschi di stagione e provenienti dal terreno locale, con meno grassi, meno zuccheri, sale e proteine. Il prezzo del menu è a discrezione del ristorante e ognuno di questi è invitato a devolvere il 5% delle vendite a una ONG locale, contribuendo al rispetto della salute e dell’ambiente.

Tra i cento ristoranti italiani che aderiscono all’iniziativa, elenchiamo quelli che trovate nella città di Milano:

- Acanto Restaurant, chef Fabrizio Cadei: piazza della Repubblica 17 - Le Vrai, chef Patrick Massera: via Monte Santo 8 - Novotel Cafe, chef Marcello Giomini: via Mecenate 121 - Novotelcafé-Novotel Milano Nord Ca' Granda, chef Mauro Biola: viale Suzzani 13 - Pomiroeu Giancarlo Morelli, chef Giancarlo Morelli: via Garibaldi 37 (Seregno) - Ristorante Berton, chef Andrea Berton: viale della Liberazione 13 - Sadler, chef Claudio Sadler: via Ascanio Sforza 77 - Società del Giardino, chef Chicco e Roberto Cerea: via San Paolo 10

Per ulteriori informazioni http://int.rendezvousenfrance.com/en/gout-france-good-france

 

[gallery type="rectangular" ids="39871,39872"]

Pubblicato in Stile
Lunedì, 09 Marzo 2015 17:39

Buon Compleanno Juliette Binoche

L'affascinante attrice francese Juliette Binoche festeggia oggi 51 anni, esempio di bellezza che non si è piegata né al tempo né al bisturi.

Nata a Parigi il 9 marzo 1964, la sua carriera trentennale si evoluta passando attraverso i cambi di stili e gusti del cinema francese.

Interprete di celebri pellicole quali "Il paziente inglese" (per il quale ha vinto l'Oscar), "Tre colori - Film Blu" della trilogia di Krzysztof Kieślowski ispirata ai colori della bandiera francese, "Gli amanti del Pont-Neuf", "L'insostenibile leggerezza dell'essere", e il famosissimo "Chocolat" di Lasse Hallström, insieme a Johnny Depp, Juliette Binoche ha saputo durante la sua carriera interpretare i più disparati personaggi, oltre ad essere stata capace di cimentarsi in altre forme d'arte come la danza contemporanea, grazie al coreografo Akram Khan, col quale ha intrapreso la tournée mondiale "In I" nel 2008.

Binoche è una fonte di ispirazione, un'icona e una donna d'affari di successo, che si è costruita personalmente la sua carriera, scegliendo in autonomia i ruoli da interpretare, vincendo numerosi premi nei più prestigiosi festival, e divenendo l'attrice più pagata della storia del cinema francese.

 

[gallery type="rectangular" size="full" ids="38867,38866,38858,38864,38863,38862,38861,38860,38859,38865"]

Pubblicato in Cultura
Lunedì, 23 Febbraio 2015 19:36

Dedans Bar

Nato come luogo in cui immergersi nella tipica atmosfera del bistrot, il Dedans Bar è l’ideale per gustare un’appetitosa colazione alla francese e per fuggire dal caos della città.

L’ambiente è molto grazioso, dal gusto franco-provenzale, con un delizioso giardino esterno riparato da una veranda, per romantici caffè da sorseggiare in due.

Il tavolo dedicato ai dolci offre un’ampia scelta di pain au chocolat e brioche della boulangerie francese Paul, farcite al momento con gustose confetture. Non mancano poi pancake, crostate ai frutti di bosco e croissant salati.

Tra i profumi e i sapori del bar, croissant e baguette sono gli assoluti protagonisti, con gusti e sfumature diverse, che rendono Dedans un luogo dove scoprire in piena Milano un piccolo e gustoso pezzo di Francia e un tocco di romanticismo.

 

Dedans Bar Piazza Wagner 3 02/4812556 www.dedansbar.com Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

[gallery type="rectangular" ids="37855,37857"]

 

Pubblicato in Food

Dal 4 al 8 febbraio al Teatro Verdi di Milano, saranno in scena Daniele Biacchessi, giornalista efficace narratore di teatro civile, e Giangilberto Monti, cantautore specializzato nella canzone francese d’autore, per raccontare con parole e musica di una coppia di artisti "contro" molto noti e discussi in Francia. Da noi forse meno conosciuti, questi personaggi raccontati dalla coppia Biacchessi - Monti, sono più che mai attuali, e nella loro vicenda non mancano possibili riferimenti a situazioni e personaggi altrettanto discussi e noti in Italia.

Lo spettacolo narra la vicenda avvenuta nel 1986, quando ad appena 41 anni d’età, muore in un incidente il buffone più amato di Francia, Michel Colucci detto Coluche. Sei anni prima, il comico si era candidato alle presidenziali francesi, un periodo nel quale il numero di disoccupati sorpassava in Francia la quota psicologica del milione e mezzo, l’inflazione balzava oltre il 13% e gli scioperi non si contavano, e i principali candidati alla Presidenza della Repubblica erano quattro: oltre al presidente uscente – il moderato Valery Giscard d’Estaing, travolto dagli scandali – correvano per il centro destra Jacques Chirac e per la sinistra il socialista François Mitterrand e il comunista Georges Marchais. A sorpresa, Coluche decise di candidarsi e il suo manifesto elettorale divenne un violento j’accuse contro la corruzione e l’insipienza dei politici francesi: “Prima di me la Francia era divisa in due, con me sarà piegata in quattro dal ridere”. In pochi mesi arriva al 15% di consensi a livello nazionale, importanti intellettuali lo appoggiano e i suoi spettacoli registrano il tutto esaurito, ma le continue minacce anonime e infine l’uccisione del suo braccio destro, lo convince a rinunciare. Poco dopo la sua scomparsa in un banale incidente stradale, a tutt'oggi mai chiarito, il suo grande amico Renaud Séchan, uno dei più apprezzati cantautori francesi, gli dedica l’appassionata canzone "Putain de Camion".

Sulla scena, l’attento cronista di tanti misteri della nostra Repubblica, Daniele Biacchessi, ci racconta insieme allo chansonnier Giangilberto Monti, questa strana storia di amicizia, politica e canzoni, tra risate amare e speranze di cambiamento, in una democrazia vulnerabile quanto quella in cui viviamo. Se il comico è il politico, chi è il vero buffone?

 

Giangilberto Monti, autore e interprete, ha all'attivo oltre dieci album come cantautore. Ha recitato con Dario Fo, di cui ha messo in scena il repertorio musicale, tradotto e cantato in italiano brani di Boris Vian, Léo Ferré e Serge Gainsbourg, ideato e condotto programmi per la Radio Svizzera, raccontato la vita degli chansonniers più ribelli in Maledetti Francesi (NdA, 2010), scritto per diversi comici dello Zelig. Con Garzanti ha pubblicato il Dizionario dei cantautori (2003, con Veronica Di Pietro), il Dizionario dei comici e del cabaret (2008) e La vera storia del cabaret (2012, con Flavio Oreglio). Nel cofanetto Comicanti.it (Egea Music, 2013) ha riassunto in due album musicali e un libro firmato con il giornalista Enzo Gentile, la storia della comicità musicale italiana. Recentemente ha pubblicato il romanzo storico L’Amore che fa Boum!, ispirato alla sua storia della Banda Bonnot (Prix Suisse 2004 per la radiofonia elvetica)". www.giangilbertomonti.it

Daniele Biacchessi è un giornalista, scrittore e conduttore radiofonico italiano. E’ caporedattore per Radio24 - Il Sole 24 Ore. Nel 2004 e nel 2005 gli viene assegnato il Premio Cronista per un'inchiesta sul terrorismo islamico in Italia e una ricostruzione dell'omicidio dell'editorialista del Corriere della Sera Walter Tobagi' Nel 2009 riceve il premio dedicato al fotografo freelance ucciso in Medio Oriente Raffaele Ciriello. Nel 2011 vince il prestigioso Premio Speciale Unesco per lo spettacolo teatrale Aquae Mundi con il jazzista Gaetano Liguori. Dal 1975 lavora per numerose testate e collabora con RAI, Radio Popolare, Mucchio Selvaggio, l'Unità, Avvenimenti e L'Europeo. Dal 1988 al 1999, è fondatore, direttore della sede milanese, conduttore, inviato e cronista parlamentare di Italia Radio.. È autore di venticinque tra libri, prefazioni, interventi pubblicati dai più importanti editori italiani. Daniele Biacchessi scrive libri d'inchiesta sul terrorismo, sulla diossina dalla ICMESA di Seveso, sull'omicidio di Fausto e Iaio. Sul caso di Enzo Tortora. Raccoglie e racconta le storie di Ilaria Alpi, Raffaele Ciriello, Maria Grazia Cutuli, Antonio Russo, Enzo Baldoni, Raffaele Ciriello. Negli ultimi anni raccoglie in alcuni volumi le storie dei combattenti della lotta di Liberazione e della Resistenza italiana. Dal 2003 trasferisce gran parte del suo lavoro giornalistico nel teatro civile. Come autore, regista e interprete di teatro di narrazione narra il disastro di Seveso La fabbrica dei profumi, le stragi nazifasciste di Sant'Anna di Stazzema e di Marzabotto del 1944, lo scandalo dei fascicoli nascosti nel cosiddetto "armadio della vergogna", le stragi della strategia della tensione nello spettacolo Il paese della vergogna, le storie dei giornalisti italiani uccisi in zone di conflitto Passione reporter. Racconta l'impegno antimafia di Peppino Impastato, Giorgio Ambrosoli, Libero Grassi, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, il dramma delle morti sul lavoro Il lavoro rende liberi, le battaglie per l'acqua pubblica, contro gli abusi ambientali, gli squilibri tra Nord e Sud del mondo, la Resistenza. Dal vivo collabora stabilmente con i musicisti Gaetano Liguori, Gang, Michele Fusiello, Andrea Sigona, Antonio Righetti, Massimo Priviero, artisti della scena jazz, rock, blues e canzone d'autore italiana. www.danielebiacchessi.it

 

4- 8 febbraio 2015

Coluche e Renaud

Di e con Daniele Biacchessi e Giangilberto Monti Percussioni: Paolo Rigotto Luci Ombretta: Nai Foto: Daniele Poli

Venerdì 6 febbraio Teatro Verdi / Koro Wine Bar (dalle 19.00 alle 20.00) "Aperitivo con lo chansonnier" Giangilberto Monti racconta il mondo di Renaud Séchan (fisarmonica Roberto Carlotti)

Teatro Verdi Via Pastrengo 16, Milano Tel. 02 6880038 http://www.teatrodelburatto.it/teatroverdi.html

Orari Spettacoli: da martedì a sabato: ore 21.00 domenica ore 16.30

Biglietti: Intero 20€ Convenzionati 14€ Ridotto (over 65/under 25) 10€ Mercoledì posto unico 10€ Aperitivo venerdì 6 febbraio: 6€

Vendita on-line: www.vivaticket.it (con diritto di prevendita). La Biglietteria presso il Teatro Verdi è aperta solo nei giorni di spettacolo.

 

[gallery type="rectangular" size="full" ids="36426,36427,36431,36433,36429,36430,36432"]

Pubblicato in Cultura
Martedì, 25 Novembre 2014 09:01

Duras Mon Amour al Teatro Lo Spazio di Roma

Dal 26 al 30 novembre è in scena al Teatro Lo Spazio di Roma Duras Mon Amour, spettacolo originale che ricostruisce gli ultimi mesi di vita di Marguerite Duras, ancora oggi tra le più famose scrittrici francesi.

 

Duras Mon Amour racconta la vita della protagonista, le sue idee politiche, gli amici e gli amanti, come il grande amore Yann, incontrato nell’estate 1980 quando lei ha 61 e lui 26. Da quel momento il giovane le scrive quasi tutti i giorni, fino al giorno in cui inizia una convivenza che termina nel 1996 quando Marguerite, ottantunenne, muore.

Duras Mon Amour è la storia di una donna che sapeva essere allo stesso tempo tenera e violenta, capace di grande generosità e incontenibili furori. Una donna che aveva capito che il prezzo da pagare per essere un’intellettuale libera e indipendente dalle logiche del mercato era necessariamente la solitudine.

L’ultima fase della sua vita è infatti caratterizzata dalla lucidità e dal disprezzo per i mediocri, dalla lotta contro le ingiustizie sociali e dalla capacità di battersi per preservare le proprie idee.

 

Lo spettacolo, come scritto dalla Duras nelle note della regia di India Song, si costruisce a partire dal suono. Nell’appartamento al n. 5 di Rue Saint-Benoit a Parigi si sviluppa un dialogo notturno tra due sopravvissuti. Al centro, una figura femminile in bilico tra il desiderio di successo e l'indifferenza verso la vita, in equilibrio tra un passato ancora denso di misteri o ambiguità e un presente in cui respinge e insieme ricerca l'attenzione di tutti.

 

INFO

 

Duras Mon Amour

26-30 novembre 2014

Teatro Lo Spazio

via Locri 42 – Roma (San Giovanni Laterano)

 

Orario:

mer/sab h 20.45

dom h 17.00

 

Biglietti: intero € 15,00 ridotto € 12,00

 

[gallery ids="33451,33452,33453"]

Pubblicato in Cultura

 

 

 

 

Bisogna essere molto cinefili per amare i lavori di Carax e non perché sono intrisi di movimenti di macchina antichi e superati né perché il regista è un cineasta alla vecchia maniera, quella che ricorda le opere cinematografiche dei maestri del cinema del Novecento.

 

 

 

 

Ma perché le storie in immagini che racconta Carax scrollano gli spettatori dal tutto già visto a cui sono stati abituati negli ultimi decenni e li portano a pensare che il buio della sala cinematografica non serve per dormire o distrarsi con il cellulare ma ancestralmente è ancora il luogo deputato all’onirico dell’intelletto.

Così quando si guarda Holy Motors, ultima fatica del genio filmico di Leos Carax ci si stupisce e ci si delizia insieme. La trama confusionaria in maniera ordinata induce lo spettatore a chiedersi come mai bisogna perennemente indossare una maschera ed essere sempre qualcun altro in questo mondo.

E non solo nella nostra società contemporanea ma quasi sempre nella storia dell’umanità.

Le molteplici personalità assunte dal protagonista della storia Monsieur Oscar sono un omaggio alla creatività e insieme una condotta di vita che dalle maschere della commedia dell’arte fino ai personaggi del cinema muto non hanno mai mancato di sottolineare la necessità dell’uomo di nascondersi e camuffarsi a seconda della necessità del momento.

Per questo, alla fine, Monsieur Oscar è un uomo solo.

Un attore triste che interpreta ruoli affascinanti e meravigliosi ma che finiscono irrimediabilmente per nascondere la sua vera identità.

Perché in Holy Motors il leit motiv è appunto celarsi continuamente agli altri. Così come fa l’unico essere umano del film che ha contatti stretti con il protagonista, ovvero la sua autista, una affascinante e misteriosa donna bionda di cui anche lo stesso Oscar non sa praticamente nulla.

La genialità della narrazione filmica si basa appunto su questo particolare che rende speculari Celine e Oscar in un gioco di maschere e trasposizioni dove nessuno è mai ciò che appare.

Holy Motors è l’essenza del cinema tradizionale, primitivo ed essenziale.

Un viaggio nel passato per tutti i cinefili più convinti e pervicaci e una straordinaria scoperta per i nuovi spettatori che possono così scoprire la finzione cinematografica più pura.

 

 

Antonia del Sambro

 

 

 

 

Pubblicato in Cultura

 

 

 

 

 

 

Se non si fosse visto un affascinante e irresistibile Johnny Depp affiancare un’elegante e disincantata Juliette Binoche in un commercialissimo e ben fatto film come Chocolat l’ultima fatica di Lasse Hallstrom sarebbe considerata una pellicola estremamente riuscita e romantica.

Invece, quell’abile regista forte del successo internazionale della prima commedia ha deciso di replicare e confezionare un film fotocopia di Chocolat e darlo in pasto ai nuovi spettori confidando sulla poca conoscenza dei più giovani e sulla scarsa memoria dei più adulti.

È certamente, i due lavori dello stesso regista appaiono proprio uguali. L’identico anche se non stesso paesino della Francia dove la comunità è piccolissima, lo stesso schema del protagonista arrivato da fuori e che ha dei segreti e un passato da nascondere e difendere e lo stesso antagonista che alla fine deve capitolare di fronte al talento del nuovo arrivato e alla benevolenza riservata allo stesso dai compaesani affascinati oltre ogni modo dai manicaretti e dalle buone maniere dello straniero. Insomma, carta carbone pura per realizzare opere cinematografiche uguali.

Eppure, in maniera del tutto incomprendibile, Hallstrom sembra fare centro ancora una volta e gli spettatori di Amore, cucina e curry si lasciano letteralmente incantare dalla storia dello sfortunato Hassam che lascia l’India dopo un evento tragico e luttuoso capitato alla sua famiglia, si trasferisce a Londra e poi approda nel piccolo paese francese.

Il giovane e suo padre aprono dal nulla un ristorante indiano, dove aleggiano profumi, odori e sapori di una terra lontana, e qui stringono amicizie, rafforzano rapporti con i compaesani e si ricostruiscono una nuova e meritata vita.

Il locale va così bene che attira anche le invidie e le rivalità della proprietaria dell’altro ristorante locale, un raffinato posto quotato dalla guida Michelin.

Sembrerebbe non esserci storia tra i due ristoranti ma Hassam non si scoraggia perché è bravo nel suo lavoro e sa come rapportarsi alle persone, anche con la scorbutica titolare del locale stellato con cui ingaggia una piccola ma stimolante competizione ai fornelli tra salse raffinate e francesissime e verdure piccanti e speziatissime.

Alla fine del film agli spettatori non importa nulla dei vincitori o dei vinti perché si sono divertiti e appassionati alla storia e soprattutto hanno assaggiato insieme ai protagonisti tutti i manicaretti presentati sequenza dopo sequenza, anche se in maniera solo virtuale.

Per cui, bravo Hallstrom ancora una volta.

 

 

Antonia del Sambro

 

 

 

Pubblicato in Cultura

 

 

 

 

 

Che meraviglia la commedia corale francese, quanta passione e grazia nel sommergere lo spettatore di parole, di discorsi, di lunghi monologhi e di scambi affrettati e al vetriolo.

 

 

 

 

 

Un fascino particolare che piace magari solo a pochi ma che è inquietantemente snob e lirico quanto basta per far pensare e sognare chi guarda.

Fascino e ingredienti che si trovano in profusione nell’ultima commedia francese di Eric Lavaine dal titolo profetico di Barbecue.

Un gruppo di amici dell’alta borghesia si frequentano assiduamente da anni, trascorrendo feste comandate e vacanze insieme. Ma lungi dall’ essere un insieme di buontemponi e di guasconi i suddetti amici si nascondono le cose a vicenda, si sparlano alle spalle, si parlano addosso e sono in ferrea competizione gli uni con gli altri, tranne Jean Michele, che pur facendo parte della comitiva non appartiene alla loro classe sociale e fa un mestiere da operaio. E per questo viene usato dal regista come coscienza sociale e collettiva del gruppo, esempio di saggezza e di virtuosità da emulare. Per gli altri componenti della comitiva e protagonisti della pellicola, invece, sembra non esserci scampo alla banalità, superficialità e acredine che li circonda e li piega.

Il film si apre con un evento drammatico, l’infarto di uno dei protagonisti del gruppo, Antoine, cinquantenne libertino e abitudinario che dalla sala di rianimazione esce con una nuova consapevolezza sulla vita e sul mondo che lo circonda.

L’esistenza è breve e quindi è meglio spassarsela senza porsi troppi interrogativi e senza privarsi dei piaceri della vita.

Antoine decide allora che gli ci vuole proprio una bella vacanza con gli amici di sempre e la organizza con i migliori propositi.

Quello con cui non ha fatto i conti, però, è che anche i suoi amici che si sono mostrati sempre felici e vincenti nascondono problemi personali e familiari molto profondi e per nulla invidiabili.

E così la loro vacanza si trasforma in una sorta di confessionale a cielo aperto dove tra frecciatine, colpi bassi, prese in giro bonarie e sfoghi personali tutti si mettono contro tutti. Ognuno accusa il vicino di barbecue e di tavola e i piccoli segreti nascosti vengono a galla uno dopo l’altro.

Mentre succede tutto questo lo spettatore è divertito, scioccato e sopraffatto da quanto vede sullo schermo e se proprio non riesce a identificarsi con atteggiamenti e maniere meschini e biasimabili almeno si fa quattro risate. Perché Eric Lavaine si ispira alla più classica commedia francese e insaporisce il suo Barbecue di tutti gli elementi più divertenti e grotteschi.

Il risultato è una pellicola piacevole e leggera molto distante dalle commedie di casa nostra e quindi più fascinosa e originale.

 

 

Antonia del Sambro

Pubblicato in Cultura
Pagina 1 di 2

Instagram

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

nerospinto

 

 

Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.