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Christian Louboutin, il celebre designer francese delle scarpe più sensuali che le donne possano desiderare, lancia tre perfume oils altrettanto irresistibili.

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La Terrazza del 55 Milano domina i tetti della città portando con sé i profumi e i colori dell'estate.

Danza e spiritualità, movimento e passione, con un pizzico di filosofia e una spruzzata di sentimento, il tutto contornato da un'ottima cucina bio-vegana: tutto questo è "G.O.D", lo spettacolo di danza contemporanea ideato dal coreografo e performer Piero Bellotto.

Il 21 giugno, alle ore 21:30, l'Osteoporosys Dance Theatre porterà in scena questa performance per la quarta volta,  all'interno degli spazi del Mudra living soul food & arts  di Milano, in via Parenzo 7.

Si tratta di una riflessione tra umano e divino, di un dialogo interiore che mette a confronto la spiritualità dell'essere umano attraverso gli occhi del corpo. Un viaggio danzato in cui i performers si perderanno più volte per poi ritrovarsi sempre a dialogare con quella che è l'unica e vera entità esistente: la vita stessa.

"G.O.D" è il divino inventato e interiorizzato, è una profonda ricerca interiore che vede al centro del proprio viaggio l'uomo in quanto "essere" e non semplicemente in quanto "individuo".

Questo originale dinner show metterà alla prova lo spettatore, facendogli porre domande sull'esistenza umana semplicemente attraverso l'uso del corpo e della danza: uno degli strumenti più antichi che l'uomo ha per comunicare con il "divino".

Questo interessante concept artistico rientra nel Mayur Milano India Dance Fest, iniziato il 22 maggio e che terminerà il 26 luglio 2015. il festival dedicato alla danza e alla musica indiana in tutte le sue sfumature, che vede protagonisti i nuovi spazi del Mudra Cafè di Milano.

Questo locale è, infatti, il primo in italia che fonde insieme una cucina biologica vegana con le discipline olistiche, la danza, la musica e le arti orientali. un'esperienza unica, un viaggio attraverso culture lontane e mondi sconosciuti, in un luogo dove teatro e innovazione si sposavano perfettamente e riflettevano una cultura meticcia di tradizioni e paesi lontani da Occidente e Oriente.

"G.O.D", by Piero Bellotto & Osteoporosys Dance Theatre Dinner Show ore 21.30 Cena dalle 20.30 Mudra living soul food & arts Via Parenzo 7, Milano

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In pochissimo tempo, la BB Cream (Blemish balm, ovvero crema anti-imperfezioni) è diventata  un prodotto apprezzatissimo in Italia. Ha spopolato, prima in Oriente, poi in Europa, e continua a spopolare per merito della sua praticità: in un solo gesto, si ottiene l’idratazione della crema giorno e il colore del fondotinta. Nella sua formula tradizionale é coprente ad effetto mat, mentre le ultime BB più tecnologiche si presentano inizialmente come creme incolori e lasciano pigmenti colorati solo a contatto con la pelle.

Da ulteriori studi nasce la CC Cream, il trattamento colour corretting, che dà ugual peso a trattamento e make up. Si uniscono i poteri  idratanti e correttivi (già presenti nella BB Cream) con quelli antiage: la formula cosmetica si può riassumere con A(antiage)+BB=CC. Sono entrambi prodotti multifunzionali, ma quest’ultima ha una texture più leggera e meno oliosa. Inoltre, la CC protegge dai raggi UVA e UVB, nasconde le macchie e illumina l’incarnato.

Chanel è stata la prima casa cosmetica a lanciarla sul mercato internazionale, mentre la prima CC Cream ad arrivare in Italia è stata la Nude Magique di L’Oréal Paris: nel flacone viola troviamo quella adatta ad illuminare la pelle, in quello verde la crema specifica per attenuare i rossori, nel tubetto rosa la formula anti-fatica. Ormai ce ne sono moltissime, di ogni marchio e prezzo. Tra le più famose c’è chiaramente la Superdefense di Clinique, il brand che, come di consueto, punta su prodotti privi di profumo e dermatologicamente testati contro ogni tipo di allergia.

Oltre che multifunzionale, la CC Cream è anche molto versatile. Le amanti del fondotinta la metteranno prima della base, mentre chi non sopporta troppi prodotti sul viso la userà da sola e otterrà un effetto più naturale. È bene stenderla come un fondotinta, scaldandola con le dita e applicandola partendo dal contorno occhi e dagli angoli del naso. Per coprire le discromie più visibili, si può stendere una maggiore quantità con un pennello.

Nonostante non manchino le scettiche in materia, l’alfabeto della bellezza è destinato a continuare. Negli Stati Uniti, infatti, è già in commercio la DD Cream, Daily Defense contro i segni del tempo: una crema che idrata, colora, protegge e previene. Miracoli della scienza o trovata pubblicitaria? Se continuiamo di questo passo, testeremo presto una crema che cucina e ci stira le camicie. Dolce, amato progresso…

 

 

 

Una caratteristica che contraddistingue l’uomo dagli altri animali è la capacità di stare eretti avendo la colonna vertebrale perpendicolare al suolo.

Tutto ciò è possibile mediante gli arti inferiori, le gambe, che poggiano su due importantissime “basi”, i piedi. Portare la consapevolezza sulle due basi può cambiare l’atteggiamento con il quale si cammina o quando si è in posizione eretta mentre si aspetta il tram o la metro.

I piedi determinano, inoltre, l'andamento e la forma delle gambe (a O o a X) osservando in che modo essi appoggiano a terra. Se ci si fa caso si scoprirà che, spesso, si scarica il peso sulla parte esterna oppure sulla parte interna del piede. In senso dinamico si può anche osservare se si cammina sulle punte dei piedi o si affondano duramente i talloni a terra non consentendo l’armonioso fluire di tutta la pianta dalla parte posteriore alla parte anteriore (le punte) al suolo.

Il movimento completo del piede, dal tallone alla punta, mentre si cammina, è estremamente utile al flusso sanguigno in quanto permette al sangue di circolare nei polpacci fino al quadricipite: è un utile toccasana a problemi come le vene varicose o a fastidiose sensazioni di “gambe pesanti” alla fine della giornata.

Ma lo Yoga insegna molto di più. Ri-disegna l’utilizzo dei piedi e la percezione che si ha di essi mediante le Asana in posizione eretta. La consapevolezza e la concentrazione sulle due basi si focalizza su un aspetto molto importante che è quello del “centro” della base di ognuno dei due piedi.  Trovando la base si ri-scopre il concetto dello stare in piedi e dell’estensione della colonna vertebrale verso l’alto. Lentamente si raggiunge un allineamento ideale che parte dalla base dei piedi fino alla sommità del capo (allineamento incarnato dalla posizione della montagna, Tadasana).

Capita spesso che quando si sta in piedi a lungo facciano male le lombari, la parte inferiore della schiena per intenderci. Una delle cause risiede nell’appoggio dei piedi a terra. E’ una specie di reazione a catena: se le fondazioni sono “drammatiche” tutto l’edificio traballa. Non è un concetto molto lontano dalla statica architettonica degli edifici. D’altronde, le discipline umane, cosa sono se non un riflesso di ciò che ha dentro l’essere umano?

Come fare ad osservare quello che non va? Osservando, appunto.

Le Asana sono strumenti preziosi che portano alla consapevolezza di come si utilizzano le diverse parti del corpo, anche quelle che apparentemente si pensa di non utilizzare. Il corpo è un sistema elegantemente interconnesso da più parti: iniziare a vederlo come un sistema di parti è già un ottimo punto di partenza.

I piedi, nelle Asana in posizione eretta, sono una base solida che permette una posizione solida e ferma. E ferme saranno anche le gambe, lo sguardo e l’atteggiamento che si assume.

Allenando l’osservazione verso il basso si noterà, con il tempo, goccia dopo goccia, che anche quando ci si troverà fuori dalla sala di pratica la percezione andrà sui piedi, su come si cammina o scegliere di distribuire equamente il peso su entrambe le nostre radici.

Non è “forzare” il piede a camminare o appoggiarsi in modo corretto. E’ piuttosto ritornare a uno status naturale originale, a un disegno naturale del corpo.

Namasté,

Vittorio Pascale

 Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando_ Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

hai domande? Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

 

 

 

Molte volte si crede che,per riuscire a cogliere i veri cambiamenti o benefici portati dallo Yoga, il praticante debba assolutamente assumere posizioni complicatissime piuttosto che saper toccare con le punte delle dita i propri piedi, esser snodatissimo, ecc ecc.

 

Ebbene. No, non è affatto così.

 

Sono anche i piccoli gesti, le Asana più semplici e i movimenti più lineari e naturali, a  portare piacere e qualità mentale all'interno del corpo.

Si pensi al fatto che quasi nessun esser umano, tanto meno un uomo occidentale, che non è abituato fin da piccolo alla pratica dello Yoga, può svolgere tutte le Asana della tradizione e quelle di nuova concezione ideate in tempi più moderni.

 

Allora, domando, solo chi è più flessibile o snodato può cogliere i significati della pratica dello Yoga e capirne l'essenza?

 

Ennesimo no. Non è affatto così.

 

La straordinarietà dallo Yoga, o uno dei suoi addendi considerati tali, sta nel fatto che ogni essere umano ,a qualsiasi livello fisico si trovi, riesce ad accedere a uno stato mentale diverso, a un benessere psichico potenziato e anche a una condizione fisica che, man mano, migliora nel tempo.

Perché?

 

Perché la vera differenza della pratica non risiede nel riuscire ad eseguire tutte le posture bensì nell'atteggiamento con cui le si eseguono.

Alcuni atteggiamenti possono essere:

-       realizzare che la dimensione in cui si pratica è il presente

-       tutti e 5 i sensi sono sull'attenti e recettivi

-       attenzione mentale, quasi analitica, sui movimenti e gesti che si compiono

-       visualizzazione dei canali energetici che si attivano respirando

-       attenzione al respiro

-       vacuità della mente nel momento della pratica

 

Ho citato qualche caratteristica fisica per caso?

 

Ennesimo no. Perché il fisico risulta esser uno strumento strettamente dipendente dalla mente e, di conseguenza, anche ai blocchi inconsci che pian piano si sviluppano nella propria vita.

Si può considerare il corpo come un giocattolo e la mente come le batterie che lo attivano: se queste sono scariche il giocattolo va a rilento o si ferma del tutto. Se le batterie non vengono inserite per un tot di tempo si corre il rischio che il gioco non riparta più.

 

Ovviamente non voglio nascondere il fatto che anche una determinata predisposizione fisica può aiutare nella pratica ma attenzione.

Per chi riesce ad eseguire tutte le Asana o la maggior parte di esse il quesito è un altro: quanto si eseguono con consapevolezza? Le Asana sono soggette a un certo grado di automatismo dato che si è arrivati a una certa flessibilità corporea e quindi si possono eseguire anche se si sta pensando a cosa cucinare per cena?

 

Quando Patanjali dice che le Asana devono esser stabili e comode di certo non diceva: si, risveglia il sistema muscolare che poi magari puoi pensare ai fatti tuoi mentre pratichi!

 

E' più recettivo un allievo che sembra un “insetto incriccato” all'esterno ma che lavora bene sulla propria mente che un allievo “circense” che esegue le Asana a comando.

 

Namaste,

Vittorio Pascale

 

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando_ Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

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Allergie,sinusiti, raffreddori, riniti, asma, emicrania, febbre da fieno, accumuli di muco sono purtroppo problemi ricorrenti e fastidiosi in particolare in alcuni periodi dell'anno. Ancora una volta la cultura ayurvedica indiana ci viene incontro con un rimedio naturale molto potente.

Il lavaggio nasale è un trattamento che si può far da soli tutti i giorni come pratica quotidiana e che se fatto in maniera ricorrente e d'abitudine elimina completamente tanti dei problemi che abbiamo elencato. Questa pratica nasce appunto in India ed è ben nota a chi pratica yoga e che quindi necessita di dover e poter respirare bene. In realtà il "Jala neti", appunto in sanscrito "pulizia nasale" è svolto normalmente da tutti in oriente per mantenere le vie aeree pulite e aperte e per prevenire allergie e quanto sopra già citato.

La lota è lo strumento che viene utilizzato per la pulizia, ha un costo irrisorio e può essere usata anche dai bambini. La lota è come una piccola teiera con un beccuccio allungato e si prepara riempiendola con dell'acqua tiepida (non calda!) ed un cucchiaino di sale fino. A questo punto, davanti al lavandino o ad una bacinella si infila il beccuccio in una narice, ci si piega leggermente in avanti e si ruota la testa verso il braccio che regge la lota. L'acqua per gravità entrerà nella narice, percorrerà tutto il canale nasale ed uscirà dall'altra narice. Una volta versato metà del contenuto dell'acqua nella narice si procederà a ripetere il tutto nell'altra narice. Terminata questa pratica si rimane piegati leggermente sul lavandino in modo da far fluire tutta l'acqua residua. A questo punto potrebbe essere utile espirare in maniera forte e ripetuta dal naso per agevolare l'uscita di eccessi di liquido ancora presenti all'interno. Verrà naturalmente da soffiarsi il naso, agevolate il tutto. Nonostante l'immaginario comune non esiste la sensazione di soffocamento o fastidio. Il decorso dell'acqua è naturale e semplice e per niente invasivo.

Questa operazione, come già detto se fatta d'abitudine previene allergie, asma e tutti i problemi che coinvolgono il sistema respiratorio e può essere, in giornate critiche, ripetuta diverse volte al giorno. Il naso rimane pulito in profondità e già da subito se ne sentiranno i benefici.

Questo lavaggio viene consigliato anche da medici anche se spesso consigliano di fare il tutto con una siringa senza l'ago quando non conoscono il trattamento originale. In farmacia sono vendute soluzioni saline per i lavaggi ma l'acqua che usiamo in casa e il sale fino vanno benissimo e sono più economici.

In commercio la lota si trova in svariate forme, colori e materiale. Il mio consiglio è quello di procurarvi una semplice lota di plastica in quanto potete portarla con voi anche in viaggio senza il rischio che si rompa durante il trasporto. La si può trovare generalmente in qualunque centro yoga o nei negozi dove vendono prodotti etnici orientali ed in media il costo non supera i 10 euro.

Di seguito un video dimostrativo molto semplice e chiaro per la corretta esecuzione del lavaggio.

http://www.youtube.com/watch?v=3JT1kpe92Tg

WWW.MASSAGGIMILANO.IT

“Oggi chiacchiero con” è una chiacchiera, uno scambio di pensieri sullo Yoga che periodicamente farà parte dei miei articoli per farvi conoscere meglio gli insegnanti e gli insegnamenti che Milano offre. Con queste interviste vi svelerò i punti di vista dei maestri sullo yoga e sul modo di presentare le scuole di Yoga che abitano il tessuto della città.

Oggi sono nella sede di Milano di [Hohm] street Yoga, via S. Calocero 3.

Hohm street Yoga è un accogliente spazio open space nel quale si praticano diverse attività, dallo yoga, massaggi, cucina veg, a worskhop atti ad arricchire ed ampliare gli orizzonti dei propri partecipanti.

Oggi chiacchiero con Marco Migliavacca uno degli insegnanti Yoga e fondatore di [Hohm] street Yoga.

Marco arriva da una formazione artistica prima il liceo poi l'accademia di belle arti di Brera di Milano, un percorso  tra la critica, la filosofia estetica, la fotografia, gli archivi d'arte, il teatro e la pubblicitá. Ha vissuto all'estero prima a Lisbona ed è poi a Barcellona dove grazie a un amico ha iniziato a praticare  Ashtanga Vinyasa Yoga. Un cammino iniziato nel 2005 che nel 2009, attraverso il teacher training con Gordana Vranjes e Gloria Rosales presso  Yoga Dinamico Mandiram a Barcellona, lo ha portato ad approfondire e  investigare questo cammino. L'inizio di un viaggio che è continuato India, in Himalaya e per diversi ritiri in giro per il mondo con insegnanti illuminati tra i quali John e Lucy Scott, Sharon Gannon e David Life. Una continua ricerca tra i testi, le scritture e gli esempi di spiriti liberi e appassionati come Desikachar, Krishnamurti, Iyengar, Dharma Mittra, Paulie Zink, Donna Farhi, Daniel Odier e la sua nonna centenaria che  è stata il più grande esempio di presenza, compassione e amore incondizionato.

"Con lo yoga mi sento sempre all'inizio e solo nell'iniziare ritrovo quel vibrante entusiasmo di chi non ha un fine ma vede davanti a sé uno sconfinato territorio da esplorare senza dovere raggiungere nulla se non quello che è l'infinito presente."

DOMANDE:

 

1-  Qual è la tua visione personale dello Yoga? Cos’è per Marco lo Yoga?

 

Non ho una visione personale dello yoga. Cerco di viverlo come un'esperienza quotidiana senza definirlo ma posso parlarti della mia visione personale della “pratica”. Parola usata sia per definire la pratica delle Asana ma anche la possibilità di mettere in pratica in senso contrario e opposto alla teoria ciò che desideriamo essere. La pratica è esercizio: dal tendere un muscolo, al parlare con onestà. Praticare l'ascolto ad esempio è un esercizio per indagare noi stessi non solo attraverso uno strumento limitato quale l'intelletto ma anche attraverso l'intelligenza del corpo che spesso viene considerato invece inferiore alla mente.

Lo Yoga è “esperienza pratica di sé”, non lontano dal  “conosci te stesso” socratico.

La pratica è un cammino per guardare la realtà senza cercare di piegarla al nostro volere, che trova nell'accettazione e nella distanza dal giudizio di bene e male la vera esperienza di noi stessi, la meraviglia nello scoprire appieno ciò che siamo. E' una possibilità di liberarsi dall'illusione e dall'inadeguatezza tra quel che viviamo e  quel che desideriamo, dalle contraddizioni della nostra vita per com'è e non per come la vediamo. E' una sorta di scienza chirurgica per ascoltare e indagare la vastità di ciò che siamo senza identificarci solo nelle nuvole di passaggio.

Lo Yoga per me è un kit completo per imparare ad essere qui e ora nonché un cammino per conoscere e accettare la nostra natura potendo scegliere consapevolmente quale cultura sociale politica, umana e spirituale coltivare.

 

2-  Perché una persona è “spinta” a far Yoga? Quali sono secondo te i motivi per cui i tuoi allievi solitamente si avvicinano a questa disciplina?

Ci possono essere mille ragioni: dal desiderio di un corpo più bello alla espressione massima dell'individuo in modo consapevole e cosciente, alla pura curiosità. Non credo vi siano intenzioni giuste o sbagliate.

In una esperienza così totalizzante e viva quale quella della pratica,  è importante ricordare che lo Yoga non è e non dovrebbe creare nuovi dogmi o “formule magiche” in cambio di una promessa di felicità. Credo fermamente che nessuna pratica atta allo sviluppo della consapevolezza dovrebbe dare risposte o soluzioni, altrimenti rischiamo di aderire ancora una volta a un modello che è altro dal noi generando  nuova sofferenza, inadeguatezza, dolore.

Imparare a porci domande precise per avere risposte lucide, essere consapevoli delle nostre scelte, dei nostri desideri e accettarci sono parte del processo di questo cammino ma non vi é alcuna condizione preliminare per iniziare. "Il punto da cui iniziamo è assolutamente personale e individuale ed è il punto preciso dove ci troviamo in questo momento. Nello Yoga si dice di iniziare da dove si è e per ciò che ci piace" scrive Desikachar.

 

3-  Parliamo dello “stile” di Yoga che tu insegni, quali sono i capisaldi di questa filosofia yogica?

Dal mio punto di vista tutto è yoga. Parlare di stili è più una necessità per comunicare all'esterno ciò che si va a fare dato che lo Yoga non ha un retroterra condiviso in Occidente come lo ha storicamente o culturalmente in Oriente. Io nello specifico Insegno Vinyasa che significa “unire, mettere insieme, connettere, fluire” e Yin Yoga, due pratiche complementari e molti distinte, una dinamica e una di totale abbandono. Qui è dove mi ha portato sino ad ora il mio cammino. Sai, quando intendiamo che tra me e te non c'è nessuna differenza: allora quello è yoga. Ciascuno ha il suo cammino e nessuno è uguale nella liberazione dai veli che oscurano la possibilità di vederci come parte di una natura più grande e non duale,  non vi sono regole o corsie preferenziali più giuste o meno giuste. Allora quando mi accorgo che quel che desidero  negli altri è ciò che posso iniziare a praticare sin da ora, non fa più differenza  e non ha importanza lo stile o il cammino che abbiamo scelto.

 

4-  Ho usato prima la parola stile virgolettata. Cosa ne pensi di tutte le differenziazioni di stili, modus operandi, ecc ecc riguardo le diramazioni dello Yoga? Pensi che creino confusione a chi si approccia alla pratica per la prima volta?

 

Credo che potrebbero esistere tanti stili e tanti cammini quanti sono gli esseri viventi. Ciò che ritengo fondamentale è non attaccarsi alla propria pratica, al proprio stile, ma lasciare che tutto fluisca e si trasformi, si evolva o muti costantemente. Lo Yoga ci insegna a non restare inchiodati al nostro punto di vista ma ad allargare il nostro cono visivo. Ad esempio, se resto con il muso attaccato alla terra vedrò sempre la terra ma se inizio ad alzare la testa, se esco dalla mia zona di conforto, mi accorgerò che quel pezzo di terra fa parte di un prato con meravigliosi alberi e un orizzonte sconfinato e che io ne sono parte.

Ci rendiamo conto che la grande differenza sta nel modo in cui ci disponiamo ad osservare, senza preconcetti, senza resistere, accogliendo e ascoltando senza metterci davanti a quel che la vita ci offre ma lasciandoci attraversare. Lo Yoga ci invita ad osservare e citando Krishnamurti a liberaci dal conosciuto. Io ovunque mi trovi nel mondo vado a praticare, vado a conoscere. Se non  ti aspetti nulla, in qualsiasi pratica anche in quella che ti è apparentemente più distante puoi imparare qualcosa. Bisogna esperire, mettersi in gioco e imparare ad ascoltare senza presunzione o preconcetti che altro non fanno che trasformare le nostre paure in fobie bloccandoci. La pratica si trasforma per mantenerci presenti e non per mantenerci attaccati a un'idea o a qualcosa che è trascorso e non conta lo stile che scegliamo ma l'intenzione con cui ci mettiamo a praticare sul tappetino. E a questo punto invito sempre a chiederci: perché pratichiamo? Che cosa ci spinge a farlo? Questa domanda cambia radicalmente il nostro modo di praticare.

 

5-  Perché hai iniziato ad insegnare Yoga?

Perché la vita mi ci ha portato. L'occasione di condividere ciò che ho ricevuto è un dono che non posso tenere per me. E' come tenere solo per sé l'amore, appassisce. Non me lo sono mai prefissato come scopo. La mia insegnante mi esortò ad approfondire e in lei ripongo grande stima e fiducia, il resto si è evoluto poi pian piano.

 

6-  Noto uno stampo fresco e contemporaneo in generale: dal sito alla vostra grafica, immagini, interazioni con Fb,ecc. Uno stile che si discosta dal metodo tradizionale di presentare una scuola di yoga che alle volte risulta un po’ “da invasati”. E’ una scelta voluta?

 

Si, certo. Una scelta vicina anche all'esperienze che ho fatto fuori dall'Italia. Credo che ci sia una volontà chiara di sentire lo Yoga come una pratica che è qui, ora, in questo momento e in Occidente con tutto quello che questa vita comporta. E' importante che la pratica abbia una comunicazione adeguata all'epoca in cui ci troviamo; lo yoga è presente e non una messa in scena di qualcosa che è trascorso. Il linguaggio, l'accessibilità, i codici e la contemporaneità sono fondamentali per comunicare e trasmettere.

La filosofia che soggiace alla pratica Yogica ritengo vada trasmessa nel contesto in cui si vive inserendosi in modo fluido e organico nella vita quotidiana e urbana di oggi. Non in un eremo lontano, con il massimo rispetto per chi sceglie una via ascetica, ma qui e ora alla portata della vita di tutti.

Ci terrei anche a ricordare che [hohm] vive di uno splendido team di giovani appassionati in continua ricerca e sperimentazione quali sono i miei compagni di viaggio: Elena, Jonathan e Giovanna e dell'estro culinario di Manuel aka Unocookbook.

 

7-  Cosa trasmetti ai tuoi allievi nelle tue lezioni? Qual è la cosa che a tuo avviso è più importante insegnare?

Questo dovresti chiederlo a loro (sorriso).Cerco di trasmettere quello che ho ricevuto,  avere fiducia in quello che siamo e sentiamo. Imparare ad arrendersi e a lasciare andare. Affidarsi e conoscere la compassione. Provare ad ascoltare senza pensare.

La cosa più importante credo sia guardare senza dover decidere da che parte stare, non cercare alcuna supremazia tra mani e piedi, corpo o mente ma vivere appieno ciò che siamo in tutto il nostro potenziale. Essere le scelte che facciamo e  le parole che esprimiamo.  Sorridere.

 

8-  Cosa secondo te è più frainteso in generale della pratica dello Yoga nel mondo Occidentale?

 

Credo che la cosa più fraintesa sia quello di affidarsi allo Yoga vivendolo come un nuovo rituale dal gusto esotico che ci renderà indenni da dolori e infelicità. Certo, lo Yoga porta grandissima gioia ma non è uno scudo che ci rende immuni dalla vita stessa e dai suoi cicli naturali. É una filosofia, una disciplina che ci insegna a cogliere in piena consapevolezza le opportunità che la vita ci offre. Una mente flessibile in un corpo sano capace di adattarsi e  trasformarsi ,in equilibrio e sintonia con l'universo di cui siamo parte.

Un altro pericolo all'interno della pratica credo sia non accettare quello che siamo per cercare di raggiungere un risultato che é altro da noi, dimenticare che lo yoga è il fine, il mezzo e la pratica stessa é la ricompensa.  Confondere la pratica con una gabbia, uno schema al quale aderire o entro il quale rientrare anziché vedere nella pratica un coraggioso cammino per scoprirci e riconoscerci identici in tutte le nostre differenze. Trasformare le nostre esperienze in nuove regole é rischiare di guardare all'oggi con gli occhi di ieri. Sentirsi solo corpo o mente ci porta inevitabilmente a compararci agi altri e a noi stessi generando competizione, aggressività, insoddisfazione e una nuova ferita tra chi siamo e chi crediamo di  essere o di dover diventare.

 

9-  Cosa consigli alle persone che dicono “vorrei ma non me la sento di far Yoga perché non ho una buona preparazione fisica, non sono molto flessibile, non mi piego abbastanza, sono troppo vecchio, ecc.

 

Penso che corpo, età o flessibilità siano fattori irrilevanti per lo Yoga.

A ogni età e con qualsiasi corpo si può praticare in modo adeguato e con rispetto del corpo in quel preciso momento della propria vita. Io consiglio sempre di provare, di esperire e di non affidarsi a preconcetti, a opinioni o a quel che si è sentito dire. Di usare un poco il cuore e non la testa, di avere coraggio e darsi una opportunità prima di giudicare. Lo yoga non è quello che tu pensi ma quello che senti.

 

10-  Può lo Yoga cambiare la vita delle persone? E in che modo ha cambiato la tua vita?

 

Se può la consapevolezza di ciascun individuo cambiare il mondo pensa allora come  la consapevolezza di un solo individuo possa cambiare il suo piccolo mondo.

Si certo la mia vita è cambiata, sono qui ora e non più là. :)

 

BOTTA E RISPOSTA: UNA DOMANDA – UNA PAROLA COME RISPOSTA

 

1-           L’Asana che preferisci di più_ Sirshasana

2-           Lo stile di yoga che senti più tuo_ quando pratico provo a dimenticarmi di mio e tuo e comunque non li ho ancora provati tutti ma ti terró aggiornato.

3-           Un libro utile (in generale)_ “Libertà dal conosciuto” di Krishnamurti

4-           Un viaggio utile_ tutti

5-           Una citazione o una tua frase utile_ “quel che resisti persiste, quel che accetti si trasforma” Anonimo

6-           Un consiglio per chi pratica Yoga_ Non dimenticare di ascoltare il tuo respiro

7-           La cosa da evitare per chi pratica Yoga_ nulla, esperire é conoscere.

8-           Cosa ti rende felice quando insegni_ distaccarmi completamente dal mio quotidiano, da Marco,  sentire l'unione di tutti i respiri e l'arresa di tutte rivendicazioni individuali.

9-           Colore preferito_ blue ma anche verde

10-          Una bevanda che consigli a tutti_ Ginger + Lemon + Honey

 

 

 

Il centro [Hohm] street Yoga lo trovate in Via San Calocero, 3 Milano.

Web: http://hohmstreetyoga.com/  - MM SANT’AMBROGIO/SANT’AGOSTINO

 

Namasté,

 

Vittorio Pascale

 

Allievo praticante di Yoga Integrale presso il Centro Parsifal Yoga, Milano

Fondatore della pagina Fb: Yogamando

Studioso e praticante di Buddhismo Tibetano

 

hai domande? Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Mercoledì 13 marzo 2013 ore 19.30, inaugurazione del nuovo ristorante TAIYO di Viale Monza 23.

A fare gli onori di casa la famiglia Wu, presente da molti anni sul territorio milanese, vanta una lunga esperienza in ristorazione asiatica e fusion. È nel mix tra modernità e tradizione che si rispecchia la nuova cucina di Taiyo. Una versione contemporanea del classico ristorante giapponese, dove i piatti sono sapientemente combinati in un equilibrio di sapori, dalla cucina giapponese classica a incontri più raffinati come gamberi rossi di Sicilia, tonno impanato al sesamo, ricciola al pistacchio, carpaccio di angus, sweat heart maki, exotic roll, astice roll, ikkameshi, calamaro ripieno, tempura, manzo alla coreana.

I ristoranti Wu Taiyo si distinguono per lo speciale connubio tra cucina orientale di alta qualità e preziose location.

In particolare, nella nuova location di Viale Monza il legame tra tradizione e modernità è rafforzato dal design, magistralmente curato dall’architetto, scenografo e designer Maurizio Lai. Di forte impatto visivo, il sushi Restaurant Taiyo si ispira a un’estetica internazionale e all’avanguardia. Ricco di molteplici elementi scenografici che ne caratterizzano le atmosfere, l’ambiente è formato da una grande sala centrale e due sale secondarie, fortemente impreziosito di allestimenti luminosi e materici. Degno di nota il particolare del soffitto in maglia metallica a disegno geometrico retroilluminato.

Wu Taiyo risulta essere, quindi, non solo un ristorante, ma un percorso itinerante attraverso tutti i sensi.

Il grafema TAIYO significa sole, ma anche Levante e arancio (il caldo leit motiv che decora i ristoranti Wu-Taiyo) ed è sinonimo di felicità e di fantasia. Il Sole, quindi, per la famiglia Wu include una sfera di significati che rappresentano il lato positivo della vita e, ovviamente, l ’amore per il cibo.

Questa la filosofia Wu Taiyo, amore per la cucina, per i clienti (tutto il personale del ristorante giapponese Taiyo parla correttamente italiano, per meglio comprendere le singole esigenze del cliente), amore per l’estetica e per i dettagli, e, soprattutto, amore generato dall’incontro tra cultura orientale e occidentale, specchio della realtà attuale, che Wu Tayio si propone di rappresentare in tutto il suo splendore.

 

Il nuovo ristorante di Viale Monza è un oasi pacifica situata nel centro di Piazzale Loreto, un’occasione per prendersi una pausa dal traffico cittadino e assaporare deliziose creazioni, facilmente raggiungibile con i mezzi.

 

Ad accompagnare la serata l’intervento musicale dei Deejay WestBanhof e Hell’s Shoes.

 

L'evento è realizzato in collaborazione con Uber, sito: www.uber.com

 

Taiyo Sushi Restaurant

Viale Monza 23, Milano

02-26113972 Sito: http://www.wutaiyo.com

 

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INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it