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Lo straniero di Albert Camus torna al Teatro Franco Parenti

L’opera dello scrittore francese, Albert Camus, rivive nella magistrale interpretazione dell’attore Fabrizio Gifuni che presta la voce a Meursault.

Ci sono libri che non possono mancare nella propria libreria.
Sono quei racconti che se non letti ci rendono monchi, orfani inconsapevoli di storie che in qualche modo ci riguardano tutti.
Se poi queste storie hanno la capacità di non essere figlie di un solo tempo ma di adattarsi a qualsiasi voglia generazione fino ad approdare a teatro allora conoscerle è un dovere verso noi stessi.
A tutto questo aggiungeteci le straordinarie capacità attoriale di Fabrizio Gifuni e avrete un’interpretazione di “Lo straniero, un’intervista impossibile” difficile da poter descrivere attraverso le parole.

L’opera di Albert Camus, in scena al Teatro Franco Parenti dal 24 al 27 maggio, dev’essere vista per coglierne l’essenza e per apprezzare le doti di uno dei più talentuosi attori italiani.
Quella di Camus è una storia fatta d’incontri ma è anche un viaggio nella mente dell’uomo tra gli angoli bui di un’anima ormai persa o forse mai nemmeno cercata.
Molto più probabilmente rifiutata, percepita come una zavorra non richiesta.

Meursault è un uomo che ci racconta la sua vita suddividendola in due parti.
Nella prima il protagonista è impegnato con il funerale di sua madre, morta in un ospizio fuori città.
Sin da subito quello che colpisce il lettore/spettatore è l’assoluta mancanza di coinvolgimento emotivo dell’uomo che non accetta di vedere le spoglie della propria madre ma fuma e beve caffè vicino alla bara di quest’ultima. Siamo già nella mente di Meursault ne conosciamo le sfaccettature insieme alla donna che inizierà a frequentare, una ex collega di nome Maria. Se pensiamo che nell’amore che Maria nutre per lui Meursault troverà l’occasione per riscattare la sua anima sterile ecco che il protagonista ci smentisce di nuovo dimostrandosi distaccato e interessato solo ad intrattere un rapporto di natura sessuale con Maria.

Intanto siamo nella seconda parte della vita di Meursault dove accade l’irreparabile. Sulla spiaggia algerina si consuma un delitto, quello del protagonista nei confronti di un arabo. Senza che vi sia una volontà precisa nel commettere l’omicidio Meursault colpirà l’uomo uccidendolo e infierirà sul corpo ormai inerte con altri quattro colpi di pistola. Meursault verrà arrestato ma durante il processo quello che colpisce non è la discussione sull’assasinio quanto l’assenza totale di rimorso da parte dell’imputato che sembra non volersi difendere dalle accuse che gli vengono mosse.

Siamo all’epilogo, Meursault viene condannato a morte e rifiuta anche il conforto del prete e la possibilità di trovare la redenzione attraverso il perdono di Dio . Quindi è il distacco di Meursault davanti ai sentimenti umani come l’amore e la pietà che lo rende staniero ai nostri occhi? La sua apatia e il suo rifiuto verso le responsabilità lo rendono straniero alle regole sociali tanto da uccidere perché,semplicemente, vittima della forte luce solare che gli ha investito la vista? Meursault sembra subire la vita senza agire palesando in questo modo tutta l’insensatezza del mondo.
Diamo uno sguardo alla nostra attualità. Non siamo forse anche noi stranieri davanti al dolore del vicino di casa, dello sconosciuto per strada, della donna che affida la sua vita e quella dei suoi figli agli umori del mare?
Non siamo forse anche noi asuefatti agli eventi, trainati dalla vita e incapaci di trascinarla?
Lo straniero sono io. Lo straniero sei anche tu.

Informazioni utili:

Dal 24 al 27 maggio
Teatro Franco Parenti
Milano

 


Raffaella Berardi

Redazione Nerospinto

Sito web: www.nerospinto.it Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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