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Scarpetta e galateo sostenibile

Il costume, le abitudini sociali, la cultura alimentare sono in continua trasformazione, seguono cioè un’evoluzione talvolta lenta, tal altra molto repentina. Vi sono puntelli culturali che, come monoliti, non sempre sono facili da smantellare e, in questi casi, occorre più tempo per levigarli e, se non bastasse, per spazzarli via. Prendiamo il galateo a tavola, se può importarci qualcosa. Si potrebbe supporre che sia non solo un modo corretto ed elegante di stare a tavola, ma anche che sia funzionale. In genere la funzionalità paga perché non è mai pesante, non è caricaturale, è semplice.

Per esempio se impugniamo con la mano sinistra la forchetta e con la destra il coltello, come galateo insegna, qual è il percorso più funzionale della porzione di cibo che abbiamo infilato con la forchetta? Dal piatto alla bocca seguendo una linea retta. Ed è ciò che consiglia il galateo. Almeno quello europeo, perché quello statunitense in merito è diverso. La forchetta negli States, dopo aver infilzato il pezzo di T-bone steak, passa dalla mano sinistra a quella destra, che è costretta a depositare il coltello, quindi questa porta il boccone dal piatto alla bocca. Segue il passaggio della forchetta dalla destra alla sinistra e la riappropriazione del coltello della destra Ma perché questa danza della forchetta? Si capirebbe  se, come per alcune culture religiose, la mano sinistra negli States fosse considerata impura per cui non si porta mai alla bocca. Ma non è  questo il motivo.

Per quanto ci riguarda se vogliamo  contravvenire a una norma del galateo, facciamolo e basta. Per esempio la scarpetta è vietata, ma se la facciamo infilzando il pezzo di pane con la forchetta, tale procedura non è “meno” vietata, perché di scarpetta pur sempre si tratta. Anzi diventa una gestualità ridicola, e contravviene anche alla semplicità dei movimenti. Però il galateo può essere modificato se la funzionalità o altri valori culturali lo richiedono. Oggi in epoca di cucina compatibile, di recupero degli avanzi, di risparmio energetico, di compostaggio, la scarpetta va fatta non solo perché il sugo rimasto nel piatto non si sprechi, ma anche perché non si utilizzi una quantità superiore di sapone per dover lavare il piatto, perché non si debba utilizzare più acqua per sciacquarlo, e perché l’acqua che si scarica sia meno inquinante. Oggi, in una logica di galateo ecologico è chi lascia il piatto sporco la persona inadeguata. Se non ci piave il termine scarpetta, allora diciamo che con il pane facciamo un molto trendy dipping nel sugo rimasto nel piatto, ovvero lo intingiamo sino a insaporirlo. Purché senza forchetta.

Redazione Nerospinto

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