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Amore, cucina e curry…e chi più ne ha più ne metta

 

 

 

 

 

 

Se non si fosse visto un affascinante e irresistibile Johnny Depp affiancare un’elegante e disincantata Juliette Binoche in un commercialissimo e ben fatto film come Chocolat l’ultima fatica di Lasse Hallstrom sarebbe considerata una pellicola estremamente riuscita e romantica.

Invece, quell’abile regista forte del successo internazionale della prima commedia ha deciso di replicare e confezionare un film fotocopia di Chocolat e darlo in pasto ai nuovi spettori confidando sulla poca conoscenza dei più giovani e sulla scarsa memoria dei più adulti.

È certamente, i due lavori dello stesso regista appaiono proprio uguali. L’identico anche se non stesso paesino della Francia dove la comunità è piccolissima, lo stesso schema del protagonista arrivato da fuori e che ha dei segreti e un passato da nascondere e difendere e lo stesso antagonista che alla fine deve capitolare di fronte al talento del nuovo arrivato e alla benevolenza riservata allo stesso dai compaesani affascinati oltre ogni modo dai manicaretti e dalle buone maniere dello straniero. Insomma, carta carbone pura per realizzare opere cinematografiche uguali.

Eppure, in maniera del tutto incomprendibile, Hallstrom sembra fare centro ancora una volta e gli spettatori di Amore, cucina e curry si lasciano letteralmente incantare dalla storia dello sfortunato Hassam che lascia l’India dopo un evento tragico e luttuoso capitato alla sua famiglia, si trasferisce a Londra e poi approda nel piccolo paese francese.

Il giovane e suo padre aprono dal nulla un ristorante indiano, dove aleggiano profumi, odori e sapori di una terra lontana, e qui stringono amicizie, rafforzano rapporti con i compaesani e si ricostruiscono una nuova e meritata vita.

Il locale va così bene che attira anche le invidie e le rivalità della proprietaria dell’altro ristorante locale, un raffinato posto quotato dalla guida Michelin.

Sembrerebbe non esserci storia tra i due ristoranti ma Hassam non si scoraggia perché è bravo nel suo lavoro e sa come rapportarsi alle persone, anche con la scorbutica titolare del locale stellato con cui ingaggia una piccola ma stimolante competizione ai fornelli tra salse raffinate e francesissime e verdure piccanti e speziatissime.

Alla fine del film agli spettatori non importa nulla dei vincitori o dei vinti perché si sono divertiti e appassionati alla storia e soprattutto hanno assaggiato insieme ai protagonisti tutti i manicaretti presentati sequenza dopo sequenza, anche se in maniera solo virtuale.

Per cui, bravo Hallstrom ancora una volta.

 

 

Antonia del Sambro

 

 

 

Redazione Nerospinto

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