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Quando il dolore brucia l'anima: la storia di Roger Waters e del padre ritrovato

La creazione è un enigma. Spesso non nasce da un'unione, ma da una mancanza, da un buco nero che scava l'anima e rende l'uomo, l'artista, vulnerabile, ferito, un anima nera che si nutre di un fantasma, una presenza che aleggia nell'aria, ma che per qualcuno non è mai esistita.

Per Roger Waters quel fantasma era quello del padre morto nella guerra mondiale quando aveva solo 5 mesi. Eric Fletcher Waters apparteneva alla Compagnia Z, travolta dai cingolati tedeschi in uno spicchio di campagna italiana ai bordi di un fiume che specchiava il sole nato una mattina di febbraio nell'anno 44. Un corpo mai ritrovato, un'anima sacrificata alla sporca guerra, un corpo dimenticato nell'oblio della storia.

Un dolore enorme, quello del bassista dei Floyd, che sublimato ha generato capolavori della musica  contemporanea, fiori splendidi, dolorosi e cupi. Come testimonia la canzone When the tigers broke free che apre il film The Wall (ma che non comparì nell'album), dedicata al padre scomparso, che tradotta fa più o meno così:

 

E il vecchio Re Giorgio mandò alla mamma una lettera

quando seppe che papà era morto

era, ricordo, sotto forma di pergamena,

con la foglia d'oro e altro

ed io la trovai un giorno

nascosta in un cassetto di vecchie fotografie

ed i miei occhi si inumidiscono ancora a ricordare

Sua Maestà firmò

con il suo sigillo di gomma

L'oscurità avvolgeva tutto

quando le tigri irruppero ardite

e nessuno della Compagnia Reale Fucilieri C sopravvisse

furono tutti abbandonati

la maggior parte di loro morti

gli altri morenti

ed è così che l'alto comando

portò il mio papà via da me

 

La storia spesso è crudele, spietata, ma dagli epiloghi imprevedibili e inaspettati. Ora le domande si placano, trovano risposta. Roger Waters ha scoperto dove e come sparì il sottotenente Eric Flechter Waters grazie alla lungimiranza di due persone. Una è il superveterano dell'esercito britannico Harry Shindler, indomito 93enne, trapiantato a Porto d'Ascoli, uno che da 25 anni si preoccupa con rara dedizione di dare una identità a corpi senza nome, di ricostruire piccole-grandi storie lacerate dall'oblio.

L'altro è il suo amico Emidio Giovannozzi, già responsabile della libreria Rinascita di Ascoli Piceno, demiurgo della piccola casa editrice indipendente Librati. Il vulcanico librario e il vecchio veterano, un sodalizio che è riuscito a stanare e riportare alla luce ricordi di un attimo congelato, una bomba che esplode e poi il silenzio, l'oblio.

 

Waters non aveva mia rinunciato a scoprire l'epilogo, a dare un colore alla memoria, a colmare quel buco nero. La svolta arriva dopo il ritrovamento di Herry del diario di guerra del comandante del plotone di cui faceva parte il padre di Roger. Subito dopo il certosino lavoro di Giovanozzi ha dato i suoi frutti: incroci tra mappe dell'epoca, ricostruzioni e pazienza. Finalmente qualcuno ha individuato il luogo esatto in cui Waters padre perì sotto il fuoco nemico.

 

Un fazzoletto di campagna al bordo di un torrente nel territorio del Comune di Aprilia. Proprio dove  verrà collocata una targa in memoria di Eric Fletcher Waters e di tutti i caduti alleati dei quali non sono mai state trovate le spoglie. E sulla riva di quel torrente, il prossimo 18 febbraio ci sarà anche Roger. Lo ha promesso al suo nuovo amico Harry al quale ha donato una poesia. Questa.

 

Quando il vento falcia le messi/

E gli uomini validi cadono/

E i bimbi impauriti e increduli si rannicchiano nelle braccia tenere delle madri/

A proteggersi dalla lama incurante dei banditi/

Mio padre, ora distante/

Ma vivo, e caldo e forte/

In una bruma uniforme tabacco/

Parla./

Figlio mio, dice./

Non opporti al dolore del tuo lutto/

Ma affilane e appuntane la lama./

Che /

Tu non sfugga mai/

Obnubilato, crudele,/

A sfide ardue da sostenere./

Che prezzo ha un figlio?/

Quale?/

Il tuo o il mio?/

Questo a casa?/

L’uccellino implume che ingolla scodelle di vermi di pasta/

Oppure/

Quello in tv, morto e sgranato in qualche fosso dei Balcani/

Non riuscire a capire che il lutto di altri padri/

Nega i legami forgiati in sangue filiale/

E il vessillo lucente passato da uomo a bambino/

Al posto d’onore, forte, privo di meschinità e  rancore./

Quindi/

Raccogli le tue lacrime, dice mio padre/

Raccogli in una coppa quella medaglia di sale/

Sgorga da un unico fiume/

Su quel fiume figlio mio/

Mi sono giocato la vita.

Redazione Nerospinto

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