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L'attesissimo ritorno del musical “Priscilla” a Milano

Con un'intervista esclusiva a Marco D'Alberti

Dopo aver parcheggiato la macchina non lontano da via Manzoni, ci dirigiamo a Teatro. Ed ecco che, giunti dinnanzi a questo edificio fastoso, rimaniamo colpiti da un autobus parcheggiato dall'altra parte della strada. Allieta la vista con il suo rosa shocking e grumi di altri colori sgargianti. In alto la scritta “Il divertimento non è mai stato così vicino” e in basso il titolo del musical che ci accingiamo a vedere: “Priscilla, la regina del deserto”. Piacevolmente sorpresi, entriamo nella hall del Teatro Manzoni. Scopriamo, a questo punto, che possiamo continuare a divertirci con gli allestimenti preparati ad hoc per il pubblico in attesa e così scattiamo qualche foto ricordo, respirando un'atmosfera allegra e cangiante. In seguito scopriremo che è stata una trovata felice, perchè questo spettacolo è, a tutti gli effetti, qualcosa che non si dimentica facilmente.

Priscilla- Il Musical si ispira al'omonimo film cult diretto da Stephan Elliot, che fu presentato nella sezione “Un Certain Regard” al 47° Festival del Cinema di Cannes e nel 1995 fu insignito del Premio Oscar per i migliori costumi, un elemento che fa indubbiamente onore anche a questa versione italiana del musical. Sono infatti oltre 500 i costumi sfoggiati dal cast, uno più magnifico e originale dell'altro. Di tutto rispetto anche la colonna sonora, che include 25 strepitosi successi internazionali, tra cui "I Will Survive"; "Finally"; "It's Raining Men" e "Go West".

Il musical racconta la storia di Tick/Mitzi (Cristian Ruitz), Bernadette (Marco D'Alberti) e Adam/Felicia (Riccardo Sinisi) che, su proposta di Tick, decidono di lasciare Sydney per portare il loro spettacolo di drag queen nell'entroterra austrialiano, ad Alice Springs, dove in realtà li aspetta molto più che un'esibizione. Si tratta inevitabilmente di un viaggio fisico, a bordo di un vecchio torpedone ribattezzato “Priscilla, la regina del deserto” e nel contempo introspettivo, che li conduce a fare i conti con i pregiudizi di un mondo tutt'altro che accogliente, coi fantasmi del passato e a smussare i rapporti tra di loro, non affatto semplici e scontati.

Priscilla porta a tema l'amore, l'amicizia, il rapporto padre-figlio, ma è molto di più di questo. É uno spettacolo condito da battute esilaranti, una sceneggiatura brillante e numeri molto coinvolgenti, sia come ensemble, che come assoli. Ironico, pungente, ma anche molto malinconico, emoziona e allo stesso tempo spinge alla riflessione- non soltanto sul tema dell'omofobia e del bullismo- ci sembrerebbe riduttivo- ma sulla sofferenza comportata da ogni qual si voglia tipo di emarginazione. Detto questo, non aspettatevi prediche o facili moralismi che verrebbero inevitabilmente a noia, quanto un musical che vi farà pensare e non mancherà di commuovervi.

Intervista a Marco D'Alberti

Io: “Sei affezionato al tuo personaggio? Cosa ami di più di Bernadette? Ma prima di rispondere, ti vorrei dire cosa ho colto io in primis. Personalmente, l'ho trovata un personaggio estremamente affascinante, fortemente emotiva e romantica, ma con un indiscussa inclinazione alla malinconia. Oltretutto, mi sembra che nonostante le sue insicurezze e i frequenti sbalzi d'umore, sia un po' un punto di riferimento per i compagni in momenti di crisi. I due casi esemplari in questo senso sono il suo intervento nel pub contro la “manza” a cui suggerisce di appiccarsi fuoco al Tampax- battuta esilarante che sdrammatizza in realtà uno scambio molto delicato- E poi, ovviamente, mi riferisco al pestaggio di Adam, forse il più effervescente dei personaggi principali, il più vitale e impulsivo, a cui non a caso vengono tappate le ali col bullismo omofobico. Cosa ne pensi?”

D'Alberti: “Assolutamente, adoro questo personaggio, sia come interprete, sia come persona. Delle caratteristiche che le invidio sono la leggerezza ed anche il coraggio, il coraggio di cimentarsi, di essere presente- non è una sconsiderata, al contrario, trovo molta saggezza in lei. Rispetto al personaggio filmico, diciamo che l'abbiamo alleggerita, l'abbiamo resa meno spigolosa e più ridanciana, ma come dici, è anche molto malinconica. Ed è malinconica naturalmente, perché è una che ama la vita e ama l'amore e in questo mi rispecchio molto. E' senz'altro anche molto emotiva, ha dei momenti d'isteria, è piena di contraddizioni, ma questo la rende viva, tridimensionale."

Io: "La scelta che Bernadette ha compiuto diventando transessuale è senza dubbio molto coraggiosa. Come credi il tuo personaggio possa contribuire alla discussione sulla transessualità e la sua accettazione? E una domanda correlata: in tempi di dibattito sui generi sessuali e i ruoli che potranno avere in una vita di coppia con figli, cosa può dare un musical come Priscilla allo spettatore medio?"

D'Alberti: "Guarda, diciamo che il musical è un genere che lascia scarso spazio al dialogo, ma nelle poche cose che si dicono, c'è un importante messaggio. Hai presente quando Bob rivolgendosi al trio le chiama “ragazzi”, poi si scusa corregendosi con “ragazze”... Qui insomma si fa portavoce del fatto che le riconosce e gli porta rispetto, è proprio la conditio sine qua non. Non si parla di tollerenza, ma di rispetto. Tolleranza è un termine che non sopporto. Poi trovo che sia uno spettacolo talmemte coinvolgente, che il pubblico rimane in qualche modo disarmato, e proprio per questo il musical ha un forte potere di sdoganamento, favorisce e facilita l'assorbimento e la familiarizzazione con certi temi."

Io: "Raccogliendo informazioni sullo spettacolo, ho letto da qualche parte che voi non lo considerate solo un tentativo di sensibilizzazione per quanto riguarda il tema dell'identità di genere, ma che in una chiave più ampia, può essere considerato uno spaccato sull'emarginazione in generale. Questa interpretazione la trovo personalmente molto calzante. Al centro di tutto, vi è la sofferenza che comporta il rifiuto della diversità. Cosa ne pensi?"

D'Alberti: "Certo, c'è senza dubbio un'attenzione alla diversità e al rispetto in generale."

Io: "Penso per esempio alla moglie di Bob, che si dice non abbia più accesso al pub perché è una che alza troppo il gomito e, quando lo fa, perde il controllo di sé."

D'Alberti: "Bravissima, è proprio quello che stavo pensando..."

Chiara Zanetti

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Redazione Nerospinto

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