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Suite francese, l'insostenibile bellezza della tragedia

Ricorda l'Ivory più ispirato e meglio apprezzato il nuovo lavoro cinematografico di Saul Dibb che con Suite francese si mette alla prova con un genere assolutamente pericoloso e affascinante: la commedia umana. E la prova gli riesce davvero bene.

La pellicola è equilibrata in ogni suo dettaglio. Dalle partiture per pianoforte, alla riduzione della sceneggiatura di un romanzo misterioso e complicato come l'ultima opera dell'ebrea ucraina naturalizzata francese, dai costumi essenziali ed eterei ai paesaggi dell'incantevole campagna francese. La storia di Suite francese è romantica nella misura in cui lo può essere il racconto di un amore al tempo della guerra e di due amanti che il momento, la storia, le condizioni sociali e la propria cultura avrebbero voluto lontani e distanti l'uno dall'altro.

Invece la bella e triste Lucille, ospite della severa e scontrosa suocera e in attesa di suo marito prigioniero di guerra, incontra e ama Bruno Von Falck, ufficiale tedesco tra gli occupatori del piccolo paese francese e costretto ad essere ospitato a sua volta nella stessa casa della giovane donna. Saul Dibb allora importa nel suo lavoro cinematografico la magnificenza della tragedia greca e della sua struttura imponente che mette inevitabilmente tra gli uomini e gli amanti la moira, ovvero il fato o il destino al quale non ci si può sottrarre e al quale Lucille e Bruno comprendono benissimo di non potersi sottrarre. Allora il tragico si sublima in amore e passione e i due giovani si arrendono ai loro sentimenti e alla loro sorte quasi con sollievo.

Il breve romanzo di Nemirovsky in realtà è più passionale, più ostico in molte sue pagine, più introspettivo nella maniera in cui la stessa autrice, poi morta in campo di concentramento, desiderava denunciare o sfogare una certa propensione della cultura e della società francese al tempo della seconda guerra mondiale.

Dibb, al contrario, confeziona una pellicola morbida e ispirata, tragica ma leggera dove la straordinaria interpretazione di Michelle Williams concentra e raccoglie l'intero successo del film e il senso ultimo dell'opera stessa. Chi conosce la vita vera e personale dell'attrice non può allora che commuoversi ancora di più...ma questa è solo una concomitanza.

Antonia Del Sambro

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Redazione Nerospinto

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