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Hannibal Backstage

La nuova serie televisiva prequel de Il silenzio degli innocenti che vede Hannibal Lecter ancora noto psicologo e uomo libero ma già cannibale e serial killer ha oltre che una trama particolareggiata e una narrazione minuziosa e lenta anche altre caratteristiche strutturali e di costruzione filmica che accrescono l’originalità e la novità del prodotto.

Tanto per cominciare la riscostruzione ambientale del tempo e degli anni ai quali fa riferimento la serie che lo scenografo Metthew Davies cura fin nei minimi particolari. Le vecchie auto guidate dai protagonisti arrivano direttamete da una concessionaria inglese perché negli Usa molti dei vecchi veicoli vengono quasi sempre demoliti alla ricerca di pezzi di ricambio, per cui, Davies, gallese di origini si è affidato alle risorse del Regno Unito per le auto di scena e per alcuni degli oggetti di arredamento presenti nella casa del protagonista Hannibal. Come le pendole della bibliteca, le sedie dalla spalliera alta e alcuni tappeti acquistati dalle vecchie scenografie dei film in costume prodotti in Inghilterra. Gli elettromodestici invece sono tutti made in Usa. Patria di piccoli gioielli funzionali come il tostapane, lo spremiagrumi e il frullatore con cui Hannibal non manca di preparare “manicaretti” con parti del corpo umano delle sue vittime.

Curatissimi anche gli abiti di scena. Le camicie finto vintage del protagonista, i jeans a vita alta dell’agente dell’FBI, le gonne svasate della bella ricercatrice universitaria e le cravatte demodè e dai disegni improponibili indossate dal coordiantore del Bureau che il costumista Christopher Hargadon sceglie, combina e presenta con cura a ogni episodio della serie.

La cosa più spettacolare rimane comunqne la fotografia che dà a Hannibal il senso più giusto per presentare la storia. La serie infatti nasce nell’intenzione del suo creatore Fuller, come una storia da raccontare senza clamore, lentamente e facendo immedesimare lo spettatore in ogni passaggio, dalla scena più colloquiale a quella più efferata. Per questo la realizzazione filmica aveva bisogno di una fotografia quasi sussurrata, dalle tinte tenue e sfumate che ricreasse una realtà credibile ma quasi immersa nella dimensione onirica. James Hawkinson e Karim Hussein ce l’hanno fatta benissimo.

Forti della loro esperienza in Canada, al Festival di Boston e con le produzione hollywoodiane più prestigiosi i due screenwriter hanno realizzato una delle più sofisticate e precise fotografie filmiche che si siamo mai viste in una serie televisiva.

Per concludere Hannibal ha una colonna sonora che più varia non si potrebbe immaginare.

C’è né davvero per tutti i gusti, dalla musica gotica rintepretata da Delibes e Faurè alle opere più note del repertorio della musica classica, Beethover, Mozart, Vivaldi, fino ai contemporanei come Elina Garanca. Insomma, una serie che nelle intenzioni degli autori non vuole essere un semplice prequel ma un vero viaggio nella costruzione di un prodotto che possa affascinare al di là del personaggio principale e delle sue discutibili scelte di vita.

 

 

Redazione Nerospinto

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