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Birdman: la dura vita del famoso incompreso

 

 

 

Che il successo senza talento esiste non vi è ombra di dubbio. Anzi spessissimo le due cose non vanno affatto di pari passo. Che essere celebri ma snobbati e incompresi come artisti può succedere altrettanto… Ma qui arrivano gli inconvenienti, perché c’è chi si rassegna, si gode soldi e successo e se ne infischia altamente del resto e chi invece lotta, si logora e si impegna affinché la propria fama non oscuri anche il vero talento che pensa assolutamente di possedere.

 

 

 

 

È successo anche al primo interprete cinematografico di Superman, tale George Reeves, morto per mano di una sua ex fiamma in un albergo di Beverly Hills.

George lottò quasi tutta la sua carriera per farsi assegnare altri ruoli e staccarsi dall’interpretazione del supereroe che l’aveva reso famoso ma che orami era diventato un vero incubo per la sua carriera di attore e non gli permetta di esprimere quel talento, che era convintissimo di possedere, in altri ruoli e altre interpretazioni.

Ed è esattamente quello che succede al protagonista della pellicola Birdman, interpretato da un sempre e ancora bravo ed eclettico Edward Norton e girato e realizzato da Alejandro Gonzalez Inarritu, regista messicano troppo poco commerciale per essere del tutto noto al grande pubblico.

Questa volta però Inarritu ci prova a confezionare una pellicola hollywoodiana nel senso più dispregiativo per lui ma di grande effetto sul pubblico, ricchissima come è di effetti speciali più o meno riusciti, movimenti di macchina classici e abusati e una recitazione che scimmiotta ripetutamente le grandi produzioni di Broadway.

Tutto si snoda intorno al desiderio dell’attore Riggan, divenuto famosissimo nel ruolo appunto di Birdman supereroe amato e seguito da milioni di spettatori.

Riggan però non ci sta più ad essere considerato capace di fare solo questo ruolo e sottovalutato nonché del tutto ignorato dalla critica e dal cinema colto e intellettuale che non gli affiderebbe mai nessun’altra interpretazione impegnata e che prevede una capacità di recitazione molto più alta.

Così stabilisce da un giorno all’altro di impegnarsi e realizzare un’impresa quasi impossibile, ovvero scrivere l'adattamento del racconto di Raymond Carver, Di cosa parliamo quando parliamo d'amore. Non solo, per dimostrare a tutto il mondo le sue doti artistiche Riggan decreta anche di dirigerlo e metterlo in scena in uno storico teatro di Broadway.

Accanto a lui in questa impresa disperata e ambiziosissima vengono coinvolti la figlia ribelle Sam, ex tossica e alcolista, la sua amante Laura, l'amico produttore Jake, un'attrice il cui sogno di bambina era calcare il palcoscenico a Broadway e un attore di grande talento ma di pessimo carattere che porterà sulla scena scompiglio e ripetuti cambi di programma.

La pellicola è divertente quanto basta e mostra fin nei minimi dettagli quanto può essere dura e insoddisfacente anche l’esistenza di persone famose, ancor di più se le stesse sono fagocitate dalle luci della ribalta e la ribalta si chiamano con i nomi dei grandi Studios della collina di Hollywood.

Alejandro Gonzalez Inarritu, da parte sua, ci prova a fare un film solo all’apparenza commerciale, parodiando e mimando i veri film da botteghino, ma non ci riesce perché anche lui è troppo colto e imbottisce la pellicola di movimenti di macchina esagerati ed esasperati.

Il risultato è ancora una meravigliosa interpretazione di Norton capace da solo di reggere l’intero film e di dimostrare agli spettatori che anche lui stesso sulle tavole di un teatro non se la caverebbe per nulla male.

 

 

Antonia del Sambro

 

 

 

Redazione Nerospinto

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