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Forma chiude lo spazio espositivo a Milano e litiga con il comune: ancora una volta ci perde il buonsenso

Forma era il punto di riferimento della fotografia a Milano. Un centro espositivo importante, di respiro internazionale, in cui trovavano spazio anche gli uffici e lo spazio formativo, per corsi e workshop. Dal 2005 sono state più di 80 le mostre allestite: Richard Avedon, Henri Cartier-Bresson, Robert Mapplethorpe, Robert Doisneau, tanto per citarne alcune.
Purtroppo, notizia di qualche giorno fa, lo spazio Forma traslocherà altrove, in via Piranesi 10. Nell'area dei Frigoriferi Milanesi non ci sarà uno spazio espositivo, ma troveranno spazio l'archivio, gli uffici amministrativi e una libreria.
In pratica Forma non potrà più contare su uno spazio permanente. Cosa significa? In pratica che non tutte le mostre saranno allestite in città. Dei 6 progetti in cantiere per il 2014, solo uno ha una casa milanese, si tratta di un focus su Sebastiao Salgado ospitato a Palazzo Reale in occasione di Bookcity, mentre gli altri verranno allestiti a Roma, Verona e Venezia.
Una perdita importante per la cultura a Milano. Roberto Koch, padre di Forma e già fondatore dell'agenzia fotografica Contrasto, ha voluto esprimere in primis il suo disappunto verso Atm, proprietaria dell'edificio in cui lo spazio è nato e cresciuto. Un mancato accordo sulla modalità di utilizzo dell'edificio di piazza Lucrezio Caio. Dito puntato anche sulla giunta Pisapia, colpevoli a parere di Koch di non avere riconosciuto «il giusto valore strategico al progetto Forma»:
<blockquote>Sappiamo bene che le casse del Comune non sono in condizione di poter spendere, ma quello che abbiamo sempre chiesto era essenzialmente un riconoscimento pubblico della importanza del progetto e una diversa modalità di utilizzazione del palazzo (in comodato e non in affitto come è sempre stato) di proprietà dell’ATM e quindi del Comune, su cui abbiamo realizzato una grande rivalutazione patrimoniale, dandogli una nuova vita e un nuovo senso.
</blockquote>
Non si è fatta mancare la replica stizzita di Palazzo Marino: «le scelte di un soggetto privato, che ha peraltro sempre rivendicato orgogliosamente la propria autonomia progettuale e gestionale, non possono in alcun modo essere imputate a supposti mancati interventi da parte del Comune». Si è interessato (almeno verbalmente) anche il Ministro alla Cultura Massimo Bray che in un tweet ha espresso solidarietà al progetto Forma: «Sono molto colpito dalla chiusura della sede storica della Fondazione Forma e cercherò di capire cosa sia possibile fare».
Rimpalli, accuse e illazioni che in un paese normale non ci sarebbero neanche. La cultura è importante, fonte di ricchezza materiale e non. Compito delle istituzioni è supportare le iniziative strategiche, anche private. Nello specifico è vero che ATM è di proprietà comunale e il Comune avrebbe potuto intercedere. Nel frattempo giacciono ancora nel cassetto i progetti dell'Ex Ansaldo, l'OCA che fu, anch'esso progetto di belle speranze naufragato nel limbo della burocrazia. Stare a vedere.
Redazione Nerospinto

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