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Recensione: Queens of the Stone Age - ...Like a Clockwork

Non era mai passato così tanto tempo tra un album e l'altro per i Queens of the Stone Age: dalla metà degli anni ’90 a ogni biennio circa sfornavano un disco; questa volta Josh Homme ha voluto prendersi molto più tempo. Era il 2007 l'anno in cui uscì ‘Era Vulgaris’, un lavoro che non si può descrivere in altre parole se non con l’aggettivo ‘brutto’.

 

E’ vero che all’origine di tutto ci furono i Kyuss, gruppo fondamentale dello stoner rock dal quale si generarono i QOTSA, ma cerchiamo di dimenticarcene, perché non è di loro che si sta parlando, non più, non fissatevi su questo e mettetevi l'anima in pace. Quindi inizio con l’accennarvi che per ‘...Like a Clockwork’ Josh Homme ha chiamato a sé, oltre a Troy Van Leeuwen, Dean Fertita e Michael Shuman, parecchi compagni di avventure: il grandissimo Mark Lanegan, il fido Nick Olivieri (Kyuss, Mondo Generator), il simpatico David Grohl (Nirvana, Foo Fighters), l'altalenante Trent Reznor (Nine Inch Nails, How to Destroy Angels), il baronetto Elton John, il giovane Alex Turner (Arctic Monkeys, The Last Shadow Puppets), il colorito Jake Shears (Scissor Sisters) e la moglie di Josh, ovvero Brody Dalle.

 

Tantissima gente chiamata per rendere il suono e il risultato il più possibile vicino ai vecchi successi, il problema è che questi amici e compagni di bagordi si sentono appena o sono relegati nei cori o in comparse che lasciano il tempo che trovano: tanto clamore intorno alla presenza di Elton John e poi, sentendolo in ‘Fairweather Friends’ (canzone scritta dal Lanegan migliore), siimmagina che potrebbe benissimo essere una bufala. Non pensate però che ‘...Like a Clockwork’ risulti l’ennesimo calo della band, perché i ragazzi tornano a scrivere brani come si deve e riescono a toglieresi di dosso quella cattiveria gratuita e scontata che faceva davvero pena. ‘If I Had a Tail’ ci riporta indietro nel tempo e nel suo incedere ci convince; ‘I Appear Missing’ è lenta e noir, avvolge e affascina con quelle sue chitarre così riconoscibili; tutto l’alternative rock di ‘I Sat by the Ocean’ e ‘Kalopsia’ scritta da Alex Turner di sicuro non sono male.

 

Una bilancia ben calibrata tra riff granitici e melodie toccanti, le canzoni sono state scritte bene (grazie anche agli aiuti di Turner e Lanegan, come citato sopra) ma capita la sensazione di avere a che fare con cali imbarazzanti di ispirazione e di relativo appiattimento. In conclusione mi dispiace ammettere che i QOTSA non hanno voluto strafare ma nemmeno applicarsi, in così tanto tempo avuto a disposizione, per un rilancio efficace della band. Questo nuovo album è buono, tutto sommato, ma ci si aspetta molto di più da Joshh Homme & C. Potete però star sicuri che se non dovessero ubriacarsi troppo il loro tour sarà una bomba.

 

Vi lascio, questa volta sul serio, con le ultime parole della emozionale title track: “One thing that is clear / It’s all down hill / From here”.

 

Sito Internet: www.qotsa.com

Facebook: www.facebook.com/QOTSA

 

 

Andrea Facchinetti

 

Redazione Nerospinto

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