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Dragpennyopera al teatro Elfo Puccini

Dragpennyopera, l'ultimo lavoro delle Nina's Drag Queens, è ispirato a The Beggar's Opera di John Gay, anti-opera satirica scritta nel 1728 che nel corso della storia è andata incontro a molte riscritture e adattamenti (uno anche da parte del nostro Dario Fo). Inutile dire che il più famoso di questi remake è L'Opera da tre soldi di Brecht/Weil.

Il gusto della commistione e del pastiche è uno dei punti di forza dello spettacolo: l’opera settecentesca di John Gay miscelava, già allora, la musica colta e la canzone da osteria, la presa in giro del “gran teatro”, la satira più nera, e soprattutto adattava canzoni note al pubblico. Allo stesso modo le Nina’s Drag Queens attingono al repertorio della musica contemporanea: ironia, gioco, e contaminazioni, tra Bellini e gli Eurythmics, Rita Pavone e M.I.A., fino a una versione rock al femminile di Ricominciamo di Adriano Pappalardo. In Dragpennyopera inoltre i playback (su tutte, sempre, Mina e Raffaella Carrà) sono inframmezzati da qualche piccola sorpresa live. A creare l'atmosfera ideale, si aggiungono le musiche eseguite al piano da Diego Mingolla: composizioni originali che riecheggiano con delicatezza celebri melodie, tra pop ed espressionismo.

La riscrittura riduce a cinque personaggi femminili il variegato mondo di John Gay. Sono le donne del bandito Macheath: Polly, la moglie, figlia dell'imprenditrice Peachum; Lucy, l'amante, figlia di Tigra, capo della polizia; Jenny, prostituta e antico amore. Macheath ripercorre la vicenda a ritroso come la voce di un vecchio film, o un'ombra sulla coscienza: l'unico uomo, l'eterno assente, amato, odiato, e infine spolpato fino all’osso. Ancora una volta uno spettacolo corale, come vuole la poetica del gruppo. Ancora una volta personaggi estremi nei sentimenti e nei comportamenti, pantomime circensi, femmine animalesche e inquietanti. Eppure divertenti, esagerate, ironiche: drag queen, insomma.

La scena ricorda un teatro abbandonato: un sipario senza più ragion d'essere, quinte sfondate, frammenti di specchi, praticabili sghembi. È un mondo che ha ormai perso il suo antico splendore. I costumi di Gianluca Falaschi e la scenografia di Nathalie Deana ne conservano solo poche tracce che covano, pronte ad esplodere in un lieto fine dichiaratamente falso e falsamente liberatorio, fra drappi fucsia e lamé. Un gioco teatrale che sia un’opera buffa e, insieme, un’opera seria. Un cabaret agrodolce, dai tratti mostruosi e scintillanti.

Info:

Elfo Puccini, sala Shakespeare, corso Buenos Aires 33, Milano Dal 3 all'8 novembre Mar-sab ore 21.00, dom ore 16.30. Intero 30.50 € - Ridotto giovani/anziani 16 € - Martedì 20 € Info e prenotazioni: tel. 02.0066.06.06, www.elfo.org

Redazione Nerospinto

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