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Pretty – Un motivo per essere carini.

Ho avuto il piacere di poter assistere alla prima di questo spettacolo, con Filippo Nigro, Fabrizia Sacchi, Giulio Forges Davanzati e Dajana Roncione, sotto la regia di Fabrizio Arcuri su un testo di Neil LaBute, tenutosi al Teatro Ciro Menotti.

 

È una commedia, ma che il sapore completo di commedia proprio non ha.

Si nasconde, tra le pieghe delle risate un retrogusto amaro e contemplativo, una spinta verso la riflessione che non lascia superstiti tra gli spettatori, tutti feriti, immobili tra il sorriso e la lacrima, confusi.

 

Una commedia degli equivoci che si snoda tra la grande questione che, nell’età contemporanea, ha preso sempre più piede: qual è il prezzo della bellezza? E quello della bruttezza? Possiamo noi sfuggire a questo meccanismo fatto di recriminazioni per qualcosa di così poco importante?

Con una recitazione intensa, semplice ma nel contempo profonda e delle battute che hanno scosso dal riso tutti gli spettatori, gli attori rispondono e non rispondono, lasciando spazio alla cogitazione.

 

La grande eleganza e forza nei movimenti degli attori poi, mi ha lasciato piacevolmente sorpresa: salti, abbracci, spinte, urla, tutto in una perfetta armonia.

Vorrei aprire una parentesi sul personaggio interpretato da Filippo Nigro, il protagonista: un uomo come tanti ma come nessuno, ammantato della propria singolarità, timido, impegnato nel lavoro, fiero per la sua grande passione per la lettura, con l’unico difetto di non essere molto capace di comunicare pienamente quel che sente e prova, lasciandosi sfuggire parole che avrebbe potuto risparmiare.

 

È proprio da una parola che poi si scatenerà la catastrofe, il susseguirsi di equivoci: questa commedia ci pone dinnanzi anche al grande dilemma della comunicazione chiedendoci, senza troppe metafore o riserve, se siamo ancora capaci di parlare senza scatenare una guerra, senza lasciare sul nostro cammino dolore o incomprensione. Quali sono le forme del dialogo: le parole dei libri, le spinte emotive o la calma? Dove finisce la civiltà e inizia la rabbia?

 

Grandi anche le scenografie: minimali senza essere banali e soprattutto, molto azzeccate, capaci di far calare pienamente lo spettatore in uno spazio di modernità sospesa, una parentesi temporale sì tratta dal reale, ma con molti connotati dell’irrealtà.

Quindi, in conclusione, uno spettacolo da vedere assolutamente, sia per svagarsi per sentire una voce sul grande dilemma: siamo capaci di mettere la bellezza in secondo piano?

Bravissimi tutti, dagli attori, alla regia, musiche ed effetti speciali, per uno spettacolo davvero umano.

 

 

 

Redazione Nerospinto

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