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Swinging thirthy del cinema italiano: Elio Germano, l’orgoglio e la rabbia

Ha 30 anni, nel 2010 sale sul palco di uno dei più importanti Festival di cinema del mondo e dedica il suo premio “All'Italia e agli italiani, che fanno di tutto per rendere l'Italia un paese migliore nonostante la loro classe dirigente”. Ecco il dissidente della nuova generazione del cinema italiano, primo italiano miglior attore a Cannes dopo il “mostro” Marcello Mastroianni, senza alcuna voglia di essere paragonato a lui né a nessun altro, perché Elio Germano rimane sempre se stesso, continua a vivere a Roma viaggiando in autobus e facendosi vedere solo per difendere l’arte, per dire con l’occupazione del Teatro Valle che la libertà d’espressione vale più dei soldi e dei giochi di potere.

Basterebbe sapere questo per capire cosa vuol dire fare l’attore per il 33enne romano iperamato dai registi, pieno di una plasticità espressiva che lo ha fatto passare dal bambino monello di “Ci hai rotto papà”, alle principali serie tv degli ultimi anni – “Un medico in famiglia” e “Paolo Borsellino” tra tutte – al cinema di qualità dei Luchetti, Scola, Virzì, Ozpetek, Salvatores, quasi senza prendere fiato.

Mai uguale a se stesso, regala al pubblico ruoli memorabili in una varietà di toni quasi insuperata: ruba la scena (e la ragazza) al bel Riccardo Scamarcio nella parabola politico-familiare di “Mio fratello è figlio unico”, vestendosi -  e spogliandosi suo malgrado - di grottesca rabbia contemporanea in “Tutta la vita davanti” di Paolo Virzì. Un precario ucciso dall’illusione del futuro racchiusa in un’ingombrante macchinario che nessuno vuole comprare; dal fallimento professionale la trasformazione diventa poi più radicale per l’estremo dolore di sopravvivere a chi si ama ne “La nostra vita”: una rabbia diversa, sorda più che isterica come nel film di Virzì, ma ugualmente piena di sfumature disperate come segno di una generazione stanca di effimero.

Evade dai circuiti della mente con una straordinaria capacità di non relegare il suo personaggio al ruolo di colpevole, di salvarlo dall’abiezione facendo sentire lo spettatore quasi triste per la sua disperata fine: lo fa vestendo i panni di Quattro Formaggi nel dramma a tinte fosche “Come Dio comanda”, facendo da contraltare al superbo Filippo Timi protagonista della pellicola.

E non poteva mancare il suo volto pieno di meraviglia alla corte di Ferzan Ozpetek, innamorato dei suoi attori immersi sempre in atmosfere di enigmatica grazia: “Magnifica presenza” rapisce Elio nel sogno di una casa affollata di misteri, consegnando i suoi occhi alla magia più dolce e malinconica. Ma il sogno, quello stavolta della tranquillità di provincia e dei buoni sentimenti, si infrange nel “piccolo” e riuscitissimo “Padroni di casa” di Edoardo Gabbriellini, tutto proiettato verso il breve, travolgente epilogo. Complice dell’ottima prova d’attore il coprotagonista Valerio Mastandrea, che con il nostro porta in scena un’intesa coatta di feroce bellezza. L’ultimo approdo è ora al cinema

http://www.mymovies.it/film/2012/lultimaruotadelcarro/

Guardiamolo, il nuovo Elio, con l’emozione inedita del racconto che si rinnova, nel corpo e nella parola, ad ogni nuovo ciak.

Redazione Nerospinto

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