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Il Novecento colto di Carlo Lizzani

Un altro pezzo di storia e di cultura italiana che se ne va. Con la scomparsa di Carlo Lizzani, morto suicida a novantuno anni, va via una delle ultime firme della cultura italiana del Novecento, il genio di un uomo che ha saputo muoversi con garbo e intelletto tra cinema, scrittura e azione politica.

Che cosa si ricorderà alla nuove generazioni? Il Carlo partigiano, lo sceneggiatore di grandi pellicole, il regista di opere come Cronache di poveri amanti, lo storico del cinema a cui si devono i volumi più belli e completi della nostra editoria? È difficile dirlo perché, quando si è stati così bravi e portanti in tutto, parlare di competenze, successo e genialità diventa sempre un tutt’uno; e così parlare della sua partecipazione alla Resistenza romana o della sua scrittura sulla guerra e nel cinema del realismo cambia poco dato che tutta la sua vita può essere esplicata nella sua grande capacità di partecipazione. Per Carlo Lizzani, esserci nel senso di operare e agire è sempre stato più importante che apparire, che farsi riconoscere per strada o firmare autografi.

L’uomo d’azione desiderava solo fare e costruire. Per questo, i più grandi registi del neorealismo lo hanno sempre voluto al proprio fianco, per questo la sua militanza nel Partito Comunista Italiano è stata una azione anche essa, volta ad un nuovo pensiero culturale e comunitario, dove l’intelligenza e il sapere avrebbero dovuto guidare gli individui.

Carlo Lizzani si mise alla prova quasi in tutto e tutto gli riuscì.

Nel 1979 accetta di prendere in mano le sorti della Mostra del Cinema di Venezia, un evento che dopo i duri fatti di cronaca, le lotte politiche e sociali e la crisi economica italiana aveva perso il suo smalto originale, era snobbata dai grandi nomi del panorama internazionale e rischiava di diventare una mostra cinematografica di provincia.

Lizzani, forte del suo prestigio e della sua grande capacità di creare e dare vita alla cultura, richiama i grandi registi, aggiunge nuove sezioni e porta a Venezia le pellicole più prestigiose del cinema mondiale. La Mostra del Cinema è nuovamente un successo, un evento di cultura e costume, un appuntamento intellettuale e glamour insieme.

Nel 2009 Carlo Lizzani pubblica uno dei saggi più belli degli ultimi anni, Riso amaro. Dalla scrittura alla regia, non solo un vademecum per capire ed entrare nella storia di una delle pellicole italiane che ha vinto più riconoscimenti anche all’estero, ma un manuale di scrittura per tanti giovani sceneggiatori che vogliono apprendere il mestiere dal migliore.

E come sempre aveva fatto nella sua vita, Carlo Lizzani decide anche di essere un uomo d’azione nel porvi fine. Non aspetta, non cede né concede nulla al pietismo, non scende a compromessi con la dignità e muore di propria mano, a novantuno anni e dopo aver vissuto esattamente la vita che voleva.

Addio a un uomo di pensiero e di azione quindi, a un grande intellettuale, a un uomo che la storia del Novecento non l’ha solo scritta.

 

 

Redazione Nerospinto

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