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Chapeau: l'arte del tatuaggio, tra sogno e realtà

L’arte è da sempre stata considerata dall’uomo, perlomeno quello laico, come il solo modo che ha di conquistare l’eternità, di diventare immortale. Quando un artista realizza un’opera, questa resta impressa sulla tela o nel marmo, e da quel momento in poi nulla la potrà cancellare. Non sto parlando di gloria eterna, non tutti gli artisti sono diventati Michelangelo o Raffaello ovviamente; si tratta più di una questione individuale, del rapporto tra l’artista e la sua opera, che chiunque abbia mai fatto arte, o si sia avvicinato a questo mondo da visitatore attento e sensibile, potrà comprendere. Tuttavia la tela, il marmo o uno spartito, possono essere colorati, scolpiti o riempiti di sentimenti, ma non ne provano di propri. Quando invece l’arte è fatta sulla pelle di una persona viva e cosciente le cose possono cambiare, devono cambiare. Abbiamo voluto discutere di questa questione con Valentina Sedda, oggi tatuatrice professionale nel suo studio di via Trivulzio, a Milano.

 

In passato hai lavorato come illustratrice e designer, avendo a che fare con tavole cartacee e tavolette grafiche. Com’è cambiato il rapporto con la tua opera, dal momento in cui il tuo strumento principale, oltre alla macchina per tatuaggi, è diventato la pelle delle persone?  Credi che la tua vena creativa sia più, o meno libera di andare a briglie sciolte, rispetto a prima?

Sicuramente il rapporto con le mie opere è cambiato tantissimo. Lavorando come illustratrice e come designer, avevo a che fare prevalentemente con aziende che commissionavano i lavori. E questo significava avere dei paletti molto precisi, all'interno dei quali non era sempre la priorità poter esprimere il proprio senso artistico. Questo diventava spesso molto frustrante dal punto di vista della creatività. Raramente ho trovato aziende con una visione differente, e questo forse è uno dei motivi che mi ha spinto a cercare sulla pelle degli altri la mia tela. Quando ci si confronta in una dimensione esclusivamente umana e non aziendale, si capisce in maniera più costruttiva come mettere la propria ricerca artistica al servizio degli altri. I miei attuali clienti spesso approdano da me perchè già conoscono il mio stile e mi chiedono di reinterpretare le loro idee con la mia mano. E' un processo molto appagante, poiché generato da uno scambio tra persone che confrontano i  propri pensieri e, spesso, anche i propri segreti.

 

Proprio per questo motivo, ovvero il fatto che la tua “tela” prova emozioni e sensazioni, che abbia un passato da raccontare e delle motivazioni che l’hanno spinta a venire da te, quando tatui il rapporto che si stabilisce è quello intimo, tra creato e creatore, o preferisci che resti sul piano professionale?

E' inevitabile per me stabilire un rapporto piuttosto intimo con le persone che tatuo. In questo mestiere, non bisogna mai dimenticare che, come dici tu, la nostra “tela” prova emozioni. Quasi sempre, sono i clienti stessi che hanno bisogno di aprirsi e raccontate. Il tatuaggio è spesso considerato una moda, ma credo che questo sia meno comune di quanto si pensi. O meglio, quando mi accorgo che è così tendo a proporre io attraverso il disegno una storia da raccontare, di modo che il tatuaggio in sé non venga mai ripetuto o banalizzato. Ma per tante persone tatuarsi è anche un profondo processo di espiazione, e il racconto fa parte di questo processo. Quando si va via dallo studio con la pelle tatuata, ci si sente forse un po' più leggeri: la storia che si voleva ricordare è ora incisa su pelle e può essere accantonata tra i pensieri che non ci tormentano più.

 

Cosa vuoi comunicare al fruitore attraverso la scelta del tuo nome d’arte, Inky Valentine, e del nome del tuo studio, Surreal Pop Tattoos?

Inky come inchiostro, un tratto indelebile che racconta delle storie e Valentine come qualcosa che si ama, che fa battere il cuore e sorridere. Il nome Surreal Pop Tattoos rimanda invece ad una porta che si apre su un mondo surreale, dove i sogni e l'inchiostro si uniscono in maniera indissolubile, prendendo vita sulla pelle.

 

Sembra di capire che tu viva il tatuaggio come una vera e propria forma di espressione artistica, come è ovvio che sia. Come ti relazioni con quel tipo di persone, e purtroppo ce ne sono molte, che non capiscono questo aspetto, e in un certo senso sminuiscono il tatuaggio a mero “capriccio estetico”?  Ti è mai capitato di trovarti nella posizione di dover “giustificare”  la tua scelta artistica?

Credo che il tatuaggio debba essere vissuto solo ed esclusivamente come forma artistica. In fondo, porterai scritta sul corpo un'opera che hai scelto di tenere per tutta la vita. Alcuni clienti mi chiedono di poter scegliere il disegno da un catalogo, si aspettano che io esegua indifferentemente qualunque stile, ma non è così. Bisogna saper rifiutare i lavori che non sono nelle nostre corde, prima di tutto per non mandare a casa un cliente scontento. Ad esempio, io ho una visione piuttosto onirica della quotidianità, mischio costantemente il sogno e l'inconscio alla brutalità della realtà. Perciò non mi si può chiedere di realizzare un tatuaggio realistico, perchè non sarei la persona adatta a farlo. Non avrei la tecnica necessaria e la mia interpretazione sarebbe pressochè nulla, perchè non mi entusiasmerebbe riprodurre la realtà così com'è. Credo che ogni persona debba trovare il tatuatore più adatto al proprio mood, senza fermarsi dal primo sotto casa perchè non ne si conoscono altri. Più ricerca prima di tatuarsi aiuterebbe a spazzar via un po' di quell'alone di moda dozzinale che si diffonde per mancanza di cultura.

 

Come qualsiasi forma artistica, anche quella del tatuaggio è soggetta ai venti delle mode. Ti è mai capitato di non trovarti in linea con la corrente del momento, o di rifiutarti di realizzare per l’ennesima volta un tatuaggio simile a mille altri? Alla fine è una pratica che, forse più di altre, è legata a doppio filo con le leggi del mercato; credi di dovertici adattare o preferisci mantenere una sorta di integrità d’artista?

Come accennavo prima, credo che l'integrità artistica sia fondamentale. Ci sono soggetti ricorrenti che vengono richiesti, ma questo non significa che non possano essere rielaborati ogni volta e customizzati su ogni cliente. Con la corrente del momento non ci si può trovare in linea. Non si possono scaricare i tatuaggi da google e copiarli di sana pianta. Quando un cliente mi porta delle foto di tattoo già eseguiti, propongo sempre la rielaborazione personale. Mantenendo il soggetto principale ma ridisegnandolo completamente in modo da renderlo unico. Anche nei clienti più scettici, ho notato che questo lavoro di reinterpretazione è quello che poi li rende soddisfatti e li convince a tornare altre volte a tatuarsi da me.

 

Oltre alla possibilità di conoscerti venendo a trovarti nel tuo studio, sarai presente all’evento Chapeau, organizzato da Rosaspinto e Modalità Demodé. Cosa devono aspettarsi gli eventuali avventori dalla tua performance?

Durante l'evento del primo giugno, sarà presentata una serie inedita di disegni che potrete provare direttamente sulla vostra pelle con gli stencil che durano qualche giorno. Se il risultato vi piace, non dimenticatevi di prenotare il vostro tattoo! Per tutti coloro che prenoteranno durante la serata, ci sarà infatti in omaggio un piccolo punkosauro da portare sempre con voi! Troverete inoltre in vendita stampe Limited Edition di 3 serie diverse di disegni, spille a forma di teschio e shopper in cotone.

 

Per saperne di più su Inky Valentine e sui suoi tatuaggi potete dare un'occhiata al suo sito www.inkyvalentine.com e alla sua pagina FB https://www.facebook.com/pages/Inky-Valentine-Surreal-Pop-Tattoos/345919008768859

 

 

Redazione Nerospinto

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