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Intervista al Designer Veneziano Luca Nichetto

In occasione dell'evento organizzato da Zero e Blå Station nel loro showroom milanese per il Fuorisalone 2015, Nerospinto ha incontrato Luca Nichetto, designer e creativo veneziano che attualmente vive a Stoccolma, e che proprio per il marchio svedese Zero, ha creato la lampada Loos, dedicata all'architetto austriaco Adolf Loos, dal design colorato, divertente e sostenibile.

 

Nerospinto: Cosa ti ha spinto a scegliere il design per professione e cosa ti appassiona di più di questo mondo?

Luca Nichetto: Ad essere sincero non ho scelto di fare il designer, è stata un'evoluzione naturale essendo nato e cresciuto a Venezia, per la precisione a Murano, quindi circondato da persone coinvolte nel processo creativo della lavorazione del vetro, dai miei amici alla mia famiglia stessa. Ho avuto la fortuna di nascere con un talento, saper disegnare, talento che ho coltivato studiando all'istituto d'arte, durante il quale, ancora prima di andare all'università, era normale portare i propri disegni alle fornaci e venderli agli artigiani del vetro. La mia attività di designer è iniziata così.

 

N.: Trai ispirazione dalla tua città d'origine e dalla sua bellezza?

L. N.: Da Venezia traggo sicuramente ispirazione, soprattutto ora che vivo a Stoccolma e sono lontano dalla mia città natale e posso osservarla con occhi completamente diversi. Anche il viaggio in vaporetto che prima mi sembrava noioso o normale, ora mi appare romantico e affascinante.

 

N.: Cosa ne pensi della fuga dei creativi da Venezia che pur riconoscendo la sua bellezza scelgono di andarsene? Tu ci torneresti a vivere?

L. N.: Io ho ancora lo studio a Venezia e non intendo lasciarlo. Venezia mi aiuta sia da un punto di vista creativo che emozionale e personale. Non riuscirei mai a vivere in città come New York o anche solo Milano, così in perenne fermento ed eccitazione creativa. Gli stimoli e gli impulsi creativi io ho bisogno di digerirli e Venezia in questo mi aiuta molto con la sua lentezza e con i suoi ritmi decisamente meno frenetici, obbligandoti in un certo senso, a prenderti del tempo per te. Amo sempre tornare nella mia città forse anche per una questione di "ego": come tutte le persone creative, il mio è piuttosto sviluppato, e tornare lì dove conoscono tutti e tutti mi conoscono, mi fa decisamente bene. Venezia è così: pur essendo un luogo internazionale, dove arrivano persone da tutto il mondo, rimane una realtà di provincia. Tornare mi aiuta a rimanere per terra e mi da stabilità. Quando ho cominciato il mondo del Design mi sembrava fantastico e con un certo tipo di ideale, adesso che ci sono dentro sono un po' disilluso e mi manca l'incanto dell'inizio. Non credo sia ancora come quello della Moda e della sua esasperazione, ma credo che il mondo del Design stia diventando un po' superficiale, dove conta di più il comunicare il designer che il prodotto di design, si è sempre più spesso alla ricerca della notorietà, dimenticando l'origine del Design Italiano.

 

N.: Se non avessi fatto il designer, che lavoro avresti fatto?

L. N.: Quando ho cominciato a studiare giocavo a basket ad ottimi livelli. Ho dovuto lasciare per l'università, ma se non avessi studiato, penso che avrei continuato la carriera sportiva.

 

N.: Quale complemento d'arredo preferisci creare? Quale secondo te esprime al meglio la tua idea di design?

L. N.: Non c'è un oggetto che preferisco creare in assoluto, io prediligo la sfida: preferisco cimentarmi in qualcosa sempre di nuovo, anche se riconosco che ci sono oggetti che mi riescono meglio rispetto ad altri. Quando il design diventa la tua professione, acquisisci esperienza e sai che certe tipologie di prodotti non potranno essere totalmente tue, ma se anche solo in parte puoi apportare il tuo contributo personale, funzionano comunque. Non voglio che le persone riconoscano Luca Nichetto come uno stile, voglio che in quell'oggetto ci sia del mio e che ci sia molto anche dell'azienda per cui sto lavorando. Guardando la mia produzione vedo un fil rouge, se gli altri lo notano o meno, non mi riguarda. Per me il concetto di design è fortemente legato all'azienda per cui si lavoro e bisogna rispettarne la linea di pensiero e di stile, dal disegno dell'oggetto al materiale con cui fabbricarlo. In un progetto a me piace molto dare, ma anche ricevere, i particolare il know-how dell'azienda in questione.

 

N.: Parliamo di lampade: come è nata Loos? Nel design delle tue lampade si può notare un richiamo agli anni '70 e al modernariato, è il periodo che ti ispira di più o preferisci guardare al futuro?

L. N.: Loos è nata perché in Svezia la cultura del riciclo è molto forte: quando si crea un oggetto si pensa al suo ciclo di vita completo, non si pensa solo a quando nasce, ma anche a come poterlo riutilizzare una volta che la sua funzione si è esaurita, venendo quindi meno l'idea "americana" dell'oggetto esclusivamente nel mercato, legato all'uso e consumo fine a sé stesso. Il feltro utilizzato per la creazione della lampada, è ottenuto dalle bottiglie di plastica riciclate e quindi mi permetteva di creare una lampada tessile con un investimento abbastanza basso, rispettando un'etica molto importante per me, soprattutto essendo la prima collaborazione con un'azienda di illuminazione svedese. L'idea della lampada mi è venuta poiché Zero lavora molto con gli architetti, e ho quindi pensato a queste tre calotte impilate, che a seconda di come vengono combinate, creano degli effetti luce completamente diversi. Le facciate architettoniche sono state la mia ispirazione, ecco il perché del nome, un omaggio all'architetto Adolf Loos. Per quanto riguarda le ispirazioni del passato, più che guardarmi indietro, studio la storia del design per capire e prevedere ciò che accadrà nel futuro, senza rimanere ancorato a ciò che è già stato creato, come può accadere nella moda, che va a cicli. Trovo interessante rimodernare qualcosa che è già stato prodotto perché molte volte, cose create nel passato e dimenticate, possono essere funzionali e contemporanee anche oggi. Un esempio di ciò sono i divani: nel dopoguerra, il Design Italiano si rivolgeva soprattutto alla classe media, che possedeva case dagli spazi ridotti e che quindi necessitava di divani piuttosto compatti senza rinunciare alla qualità. Questo concetto è cambiato negli anni con l'arrivo di loft ed open space. Oggi vivo in una città come Stoccolma dove un appartamento considerato grande, è di 65 mq, e non solo dalla classe media, ma anche dalla colasse ricca, che però non trova divani di design adatti alle misure di un appartamento di quelle dimensioni, ed è quindi costretta a ripiegare sull'Ikea: per me è assolutamente una follia che il design oggi non sappia rispondere a questo genere di richieste.

 

N.: La sostenibilità oggi è un elemento basilare del design industriale o è un valore aggiunto?

L. N.: Per me è un elemento assolutamente basilare. Non è facile nel momento in cui designer e azienda hanno un'opinione diversa riguardo la sostenibilità ovviamente, quindi cerco di lavorare con aziende che condividono questa mia etica.

 

N.: Su cosa stai lavorando adesso?

L. N.: Su delle lampade, su dei divani outdoor, su dei pouf, su delle sedie, insomma di tutto e di più.

 

N.: Qual è l'oggetto rivoluzionario che vorresti creare?

L. N.: Per ora è solo un concept, ma l'anno scorso ho collaborato con la designer Lera Moiseeva per una mostra a New York, e abbiamo creato "Cosmic Messenger", una sorta di capsula da lanciare nello spazio come una bottiglia contenente un messaggio. Visto che il futuro, credo, non sia legato solo al nostro pianeta, mi piaceva l'idea di portare il design anche al di fuori della Terra mandando un messaggio a un destinatario sconosciuto.

 

Carlotta Tosoni

 

Luca Nichetto nasce a Venezia nel 1976, dove studia all’Istituto d’Arte e dove, successivamente, consegue la Laurea in Disegno Industriale presso lo IUAV, Istituto Universitario di Architettura di Venezia. Nel 1999 comincia l’attività professionale disegnando i suoi primi prodotti in vetro di Murano per Salviati. Nello stesso anno prende il via il sodalizio con Foscarini per la quale, oltre a firmare alcuni progetti, assume il ruolo di consulente per la ricerca di nuovi materiali e sviluppo prodotto (2001-2003). Nel 2006 fonda a Porto Marghera, vicino a Venezia, lo studio Nichetto&Partners, che si occupa di Industrial Design e Design Consultant, nel 2011 decide di avviare una nuova attività professionale a Stoccolma, Svezia. Nel 2013, il team Tales commissiona a Nichetto la sua prima architettura, chiamata “Tales Pavilion”, uno showroom multi-brand di 500 mq presso il Lido Garden di Pechino, Cina. IMM Cologne l’ha scelto come “Guest of Honour” nel realizzare la sua visione di casa nel progetto “Das Haus – Interiors on Stage 2013”. Ha tenuto numerosi lecture e workshop in diverse università sia in Italia che all’estero ed è stato docente presso lo IUAV di Venezia, Facoltà di Design e Arti. Oltre ad aver partecipato a mostre in Europa, Stati Uniti e Giappone, Luca Nichetto è stato protagonista d’importanti retrospettive che hanno toccato alcune delle maggiori città europee tra cui Venezia, Londra, Parigi e Stoccolma ed ha firmato, in qualità di art director, molteplici eventi di respiro internazionale. E’ stato inoltre invitato a prendere parte a prestigiose giurie in occasione di concorsi sia in Italia che all'estero. Attualmente Luca Nichetto collabora con numerose aziende sia a livello nazionale che internazionale, tra le quali, Arflex, Bosa, Casamania, Cassina, David Design, De Padova, De La Espada, Discipline, Established & Sons, Fornasarig, Foscarini, Fratelli Guzzini, Gallery Pascale, Gallotti & Radice, Glass, Globo, Italesse, La Chance, King’s, Kristalia, Mabeo, MG Lab, Moroso, Offecct, Ogeborg, One Nordic Furniture Company, Petite Friture, Salviati, Skitsch, Skultuna, Tacchini, TobeUs, Venini e Zero.

 

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