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La musica, New York e i sogni da realizzare

 

 

 

 

Un applauso a John Carney e alla sua capacità di trasformare luoghi comuni in una bella storia metropolitana di assaporare, seduti in sala, fino ai titoli di coda

La genialità passa anche per queste cose. Nella capacità estrema di mescolare il sogno americano, che in questo specifico diventa sogno newyorchese, la passione per la musica e gli incontri del destino e far finta che tutto questo sia nuovo e originale e non l’apoteosi dei luoghi comuni.

Ci vuole maestria, indubbiamente. Perché la trama di Tutto può cambiare è scontata e già vista, ma Carney non ci bada e l’arricchisce di strumenti musicali, equalizzatori, cuffie, strade metropolitane in cui esibirsi e grattacieli che fanno da controcanto ai dialoghi e alle performance dei protagonisti.

Anzi, se non fosse un film sulla musica e sulla capacità di “guarigione” e di rivalsa della stessa più che di controcanto si dovrebbe parlare di controcampo, usato come raffinato movimento di macchina perenne tra i sogni e le azioni di Dan e Gretta e l’asfalto e il cemento di New York.

Appunto Dan e Gretta sono gli indiscussi protagonisti della pellicola che si incontrano per volere del caso e restano insieme per volere proprio perché non possono fare a meno l’uno dell’altra in un rapporto che non è d’amore alla maniera tradizionale ma è sublimato dalla passione per la musica che li unisce e li salvifica proprio nel momento più difficile delle loro vite.

Gretta arriva a New York con tanti sogni e tanta buona volontà ma in poco tempo la sua vita professionale e privata crolla e si disfa tutto intorno a lei e Dan è un aspirante alcolista, padre di una adolescente che prova a continuare a fare il produttore discografico pur avendo fallito molte operazioni commerciali e perfino il suo matrimonio.

Nella più classica delle iconografie filmiche John Carney fa incontrare i due protagonisti su una panchina della metropolitana. Il Fato o il Destino farà tutto il resto.

Il rapporto tra Dan e Gretta e il loro sentimento reciproco sono solo dei pretesti per parlare di musica, farla ascoltare e amare dagli spettatori in sala e con la stessa provare a viaggiare tra i vicoli e le piazze di New York. Ecco servito il sogno americano.

E per la ragazza speranzosa arrivata dall’Europa e per l’americano locale che aspetta anche lui un segno dalla vita e dal cielo.

Che John Carney sia un appassionato di chitarra acustica, di musica e di complessi pop lo si intuisce fin dai primi fotogrammi. Per questo Tutto può cambiare finisce con il trasformarsi nel biglietto da visita dello stesso regista che non manca in nessuna scena di dichiarare al pubblico il suo amore per la musica pop, parallela passione ai movimenti di macchina e agli studios cinematografici.

Allo spettatore resta l’inossidabile convinzione che a New York può succedere di tutto, che il sogno americano è più attuale che mai e che le passioni personali vanno realizzare a tutti i cosi.

E in questo periodo storico davvero non è poco.

 

 

Antonia del Sambro

 

Redazione Nerospinto

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