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La cattiva strada del Faber

"E’ una storia da dimenticare, è una storia da non raccontare, è una storia un po’ complicata, è una storia sbagliata."

E’ la storia tratteggiata da Massimo Cotto ne "All’ombra dell’ultimo sole’"  attraverso la musica, le canzoni, le storie e le passioni di Fabrizio De Andrè. Al Tieffe Teatro, in via Menotti a Milano, è stata notevole la partecipazione del pubblico, accorso in gran numero per la sera della prima. I frequenti applausi dei presenti in sala hanno sottolineato palesemente tutto il calore di chi ama la musica e la poesia di Fabrizio, protagonista indiscusso di questo musical dal sapore malinconico. Impossibile non perdersi in un viaggio nostalgico fatto di immagini indelebili e testi che centrano sempre il proprio bersaglio, cioè il cuore di chi li ascolta. Gli attori del racconto prendono tutti nome da un testo del cantautore genovese ed è appunto Genova il palcoscenico effettivo dell’intera vicenda. Una Genova disillusa, consumata e sempre impaziente, una Genova che diventa simbolo di battaglie e rivoluzioni partite dal basso, ma ugualmente rappresentative di un’umanità tutta italiana. La ballata dell’amore cieco, Quello che non ho e Morire per delle idee su tutte impressionano per quanto ancora siano capaci di descrivere e raffigurare sentimenti, emozioni e storie più che mai attuali. Colpiscono affermazioni come: «Ci raccontiamo rassicurati che basta la salute, ma la salute senza le palanche è una mezza malattia» o ancora «L'emarginazione è uno stato di grazia perché tiene lontani dal potere e quindi dal marcio che lo contraddistingue». Parole incisive che  definisco la cifra emotiva dell’atmosfera presente in sala e che offrono spunti di riflessione dai quali è impossibile desistere.  La cattiva strada allora non è solo quella cantata da De Andrè o quella dell’insegna al neon del bar di Via del Campo, ma è quella di chi ha il coraggio di schierarsi contro l’abbruttimento dei costumi passati e futuri, contro le sopraffazioni di classe, contro l’impoverimento intellettuale e culturale che oggi, giorno in cui il teatro italiano piange la scomparsa di Franca Rame, reclama profonda attenzione.

 

Redazione Nerospinto

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