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Arriva nei cinema italiani Nymphomaniac parte 1 e il porno diventa intellettuale

La pellicola chiude ideologicamente la trilogia del regista e autore Von Trier sulle mille sfaccettature della depressione umana che dopo Antichrist e Malancholia presenta allo spettatore un film sulla sessualità più cruda e dolente.

Il mondo della ninfomania raccontato e descritto da una vittima e protagonista della stessa patologia.

Von Trier è il regista che riconoscendo nel porno la più brutta forma di espressione filmografica ma anche quella più redditizia cerca con un pool di esperte sessuologhe, di dottoresse e psicologhe di parlare della pornografia nel modo più sociale e intellettuale possibile e di presentarla al pubblico rivestita di una nuova forma narrativa e cerebrale.

Nymphomaniac è diviso volutamente in due parti perché il regista ha bisogno di tempo e spazio per esplorare tutto l’universo che si nasconde sotto e dentro questa estrema forma di masochismo mentale che attraverso lo sfinimento del corpo cerca di appagare un vuoto spirituale e mentale sintomo di una grande patologia.

Il film si apre con suoni e rumori che richiamano volutamente a una periferia distratta e fintamente impegnata a vivere dove in una sera di inverno l'affascinante scapolo Seligman trova Joe, una donna riversa in un vicolo, picchiata quasi a sangue e priva di forze. L’uomo così decide di portarla nel proprio appartamento e di curarle le ferite. Subito dopo comincia a farle domande sulla sua vita e Joe risponde apaticamente che se lui vuole lei è pronta a raccontargli tutto ma che lo stesso racconto sarà lungo e richiederà molto tempo. Seligman accetta e la donna esordisce confessando di essere una ninfomane e tutto d’un fiato comincia a raccontare in otto differenti capitoli la sua parabola erotica, dalla nascita fino a quel momento. Un'esistenza fatta di incontri e disgrazie, di episodi immorali e di desideri da accontentare, di conflitti e di richieste viziose e depravate.

Non si nasconde Joe, anzi, vuole raccontare, descrivere minuziosamente, far entrare in quel mondo negativamente straordinario il suo spettatore Seligman che incarna e rappresenta a sua volta tutti gli spettatori della pellicola, tutto il pubblico a cui vuole rivolgersi Von Trier nella sua visione personale del sesso.

Quanto Nymphomaniac sia immorale è difficile dirlo. Il regista non risparmia nulla allo spettatore né dal punto di vista della narrazione né da quello delle immagini ma se qualcuno si aspetta il porno classico sarà probabilmente deluso.

In realtà nella pellicola di Von Trier c’è troppa filosofia, antropologia e distacco per fare della stessa un film immorale per definizione.

Incommensurabile, invece, la prova artistica di Charlotte Gainsbourg nel ruolo della protagonista.

 

 

 

Redazione Nerospinto

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