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The following, 1x03

La lunga mano del serial killer si estende a ogni nuovo episodio e i follower diventano più numerosi e organizzati.

Nell’ultima puntata, andata in onda rigorosamente in lingua originale, la novità è stata rappresentata dal personaggio dell’avvocatessa, anche lei una “seguace” di Carroll, ma con una particolarità, non è una adepta spontanea. Il serial killer la minaccia e la costringe. La giovane avvocatessa diventa, così, suo malgrado, la portavoce ufficiale di Carroll e la sua messaggera privata. Una svolta impensata nella sceneggiatura di The Following, dove i seguaci e gli adepti della setta sono scelti dal serial killer ma possono ora anche essere vittime della stessa organizzazione criminale. Il senso di questo cambiamento nello sviluppo della storia può essere trovato nella intensificazione della suspense e nella volontà dei creatori della serie di coinvolgere gli spettatori ad ogni azione dei personaggi. The Following comincia puntando l’attenzione sulla minaccia e le implicazioni che possono arrivare dalla Rete. La comunità di internet è un bacino inesauribile di contatti al quale attingere per coinvolgere persone, ma creare anche storie e vite parallele. I primi follower di Carroll sono coinvolti in un progetto criminale e malvagio che condividono e che fanno proprio. Gli ultimi sviluppi della serie presentano qualcosa che fa ancora più paura della scelta libera e consapevole, seppur sbagliata, dei primi seguaci del serial killer: la coercizione.

Si può essere coinvolti nei piani diabolici, spietati e folli di Carroll anche senza il proprio volere.

Quando la giovane avvocatessa si presenta alla stampa, facendosi portavoce del serial killer, declamando e citando brani di Edgar Allan Poe a molti sembra un gesto incomprensibile, ma i veri seguaci di Carroll sanno che è un messaggio del loro leader per loro: è il segnale per dare il via a nuove e pericolose azioni.

Stessa sorte tocca all’ex moglie del killer quando l’avvocatessa si fa messaggera e la induce a violare la sorveglianza dell’FBI e ad eseguire la volontà di Carroll se vuole rivedere il loro bambino.

A questo punto, nella serie e nella storia cambia tutto. A far paura agli spettatori non è solo una setta invasata e criminale ma la possibilità che tutti possiamo entrare a farne parte, pur senza il nostro volere. Alla giovane avvocatessa, Carroll fa mozzare un dito per costringerla ad agire.

A qualcun altro quindi può fare di peggio, se questo serve ai propri scopi.

All’azione precisa e metodica dei follower e del serial killer risponde sempre la contro-azione mirata e inequivocabile dell’antagonista Ryan Hardy e degli agenti del Bureau che personificano la legge e l’ordine. Bravissimi a seguire le tracce dei criminali e a intervenire per scongiurare la tragedia collettiva passo dopo passo. Hardy e i poliziotti rappresentano l’azione contrastante alla setta e al killer ma non rappresentano la speranza. O almeno non ancora.

E questo continua a far paura.

 

Redazione Nerospinto

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