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A Palazzo Bovara, la mostra “Immagine femminile, viaggio senza fine”

Giovedì 28 aprile, presso le Sale dell’arte a Palazzo Bovara, vi è stata l’inaugurazione della mostra intitolata “Immagine femminile, viaggio senza fine”.

La serata ha visto l’intervento critico del prof. Stefano Crespi, il quale ha ripercorso in un magnifico excursus un orizzonte – la raffigurazione della donna nell’arte – che è difficile sintetizzare.

Tra gli artisti in mostra vi sono Josef Kern, John Keating, KeiMitsuuchi, Luca Vernizzi, Bernardino Luino,Gianfranco Bonetti, Amleto dalla Costa, Samuele Gabai, Andrea Boyer, Luca Crocicchi, BrunoVisinoni, Giovanni Frangi, AlessandroVerdi, Andrea Martinelli, Giovanni Cerri, Fabio Valenti, Emanuele Gregolin, Matteo Castelli, Fausta Squatriti, Laura Panno, Maria Cristina Galli, Daniela Zarro, Indaco, Simona Uberto, Anna Santinello, Letizia Fornasieri, Marina Falco, Anna Sala, Elena Mutinelli, Isabella Dovera, Romina Manoli, Donatella Amico.

Si tratta della seconda occasione espositiva, la quale vede come riferimento gli “Artisti nel contemporaneo”. La prima esposizione riguardava una scelta di “Artisti nel Novecento”. Una terza esposizione sarà rivolta ai giovani artisti studenti di Brera con un premio in ricordo di Dino Sangalli, figura di dedizione nell’impegno di medico.

E’ stato davvero emozionante percorrere le meravigliose sale di Palazzo Bovara lasciandosi catturare dalla bellezza dei quadri esposti, alcuni dei quali sono riportari in foto.

Nelle parole del prof. Crespi, “l’immagine femminile diventa un cammino, un’odissea inesauribile, da un primordio alla trama più urgente dell’esistenza. L’immagine femminile diventa movimento, ossessione della figura, coscienza di solitudine, onda affliggente del presente, sfondo perduto di mito”.
Nel suo intervento critico, il professore ha preferito dipanare una breve riflessione: a suo avviso, una mostra ha senso se si rapporta a un’epoca; questa relazione può essere speculare, ma anche dialettica, conflittuale, come nel caso di questo presente. Vi sono tre grandi testimoni che hanno avvertito il cambiamento nella contemporeaneità: Pasolini, Testori ed Eco. Il primo riflettè su come l’avvento della televisione abbia comportato la scomparsa dell’umanesimo. Testori invece, riferendosi a una dimensione più ancestrale, avvertì la fine dell’Esistenza. Infine, Eco, uno dei primi intellettuali che valorizzò la rete, recentemente diceva che la stessa è attraversata da una miriade di utenti che non hanno il benché minimo senso critico.

Sempre nelle parole di Crespi: “Nella prima esposizione per gli artisti del Novecento, resisteva una simbologia: lo spazio di un interno, la presenza spesso della modella, il fascino della figura, l’assoluto irraggiungibile di uno sguardo. Nella contemporaneità, il processo artistico vive la mutazione. L’irrequietezza storicistica dei fatti, delle variabili sociolinguistiche”.

A parer mio, vale sicuramente la pena visitare la mostra, che rimarrà esposta fino al 18 maggio, da lunedì a venerdì, ore 10-17.

Chiara Zanetti

Redazione Nerospinto

Sito web: www.nerospinto.it Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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