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Art is a thinking process: Nuuco per Nerospinto

Nuuco says Be Free: la fotografia come mezzo di espressione e comunicazione one-to-one, che parte dall'artista per arrivare allo spettatore, per poi tornare all' artista in un esperimento originale che gli consente di scoprire e riscoprire se stesso attraverso la propria opera modellata e modificata dal pubblico, in un vortice metafotografico di sicuro impatto.

Nerospinto vi introduce all’arte di Nuuco, giovane fotografo messinese trapiantato a Londra, ideatore di uno dei più interessanti esperimenti artistici degli ultimi anni, Be Free, e lo fa attraverso un’intervista a tutto tondo, in cui si parla di fotografia, nuove tecnologie, istinto e passione.

 

A differenza di molti fotografi, hai scelto di farti conoscere attraverso un nome d’arte. Perché? E cosa significa Nuuco?

Ho sempre sentito l’esigenza di trovare un nome artistico. Qualcosa che mi rappresentasse e che fosse facile da ricordare. Cercavo un nome totalmente mio, che avessi deciso io ma che richiamasse anche le mie radici. Proprio per questo, durante una giornata intera seduto nel divano di casa con la mia ragazza sono nato per la seconda volta. Assieme abbiamo tirato fuori il mio nuovo nome, Nuuco, che rimanda ad un mondo solitario, minimalista e che deriva dalle iniziali dei nomi della mia famiglia, che voglio portare, ovunque io sia, sempre con me.

 

Parlaci del tuo progetto/esperimento artistico Be Free.

Be free nasce da una voglia di comunicare ad altri, senza vincoli ne obblighi. Dopo un anno di lavoro, si e' materializzato in un progetto di 30 fotografie e che ha coinvolto, inviando il materiale via posta, oltre 30 persone: amici, conoscenti e sconosciuti di tutta Europa.I partecipanti mi hanno rinviato la mia fotografia modificata e io ho avvertito l'esigenza di riappropriarmi dell’opera attraverso la scannerizzazione. Qui si sviluppano due elementi coinvolgenti del mio progetto: il processo materiale legato all’invio del mio ritratto, alla trasformazione da fotografia digitale a cartacea, poi successivamente rimodellata e trasformata dai partecipanti, per essere poi ricreata in digitale attraverso la scannerizzazione e la stampa finale; il secondo elemento é la partecipazione esterna come forma di riconoscimento personale dell’essere un artista che utilizza la fotografia come medium. Per me é una nuovo modo di fare fotografia. Il progetto non impone nessun limite se non il tempo e cerca di incoraggiare la riflessione del partecipante e mia. Quest’ultime si sono fatte vive sia in fase embrionale, quindi nella fase iniziale del progetto che nella fase successiva. Inoltre, non dubito che tra qualche anno, quando raggiungerò un livello di maturità più elevata, io possa elaborare ulteriori riflessioni che mi permetteranno di capire ancor meglio il mio status attuale e quello precedente.

 

La libertà nell’arte passa necessariamente dalla rottura di schemi precostituiti e dal coinvolgimento del pubblico nel processo artistico?

Amo pensare che l'artista debba uscir fuori dalla propria zona di confort e mettersi costantemente alla prova. Il coinvolgere il pubblico e' un opzione ma non una necessità. Dipende dalla finalità che ha l'artista. Io, personalmente, ho appena scoperto questa nuova esigenza e sento la necessita di approfondire.

 

Come valuti la partecipazione del pubblico al tuo esperimento artistico? Parlaci delle immagini che ti hanno stupito e colpito.

Ho inviato 80 foto in giro per l’Europa. Alcuni personaggi sensibili del mondo dell’arte plastica non hanno risposto, infatti su 40 lettere inviate a gallerie, musei e riviste d’arte solo il 10% mi ha risposto. Quest'ultimo era un risultato che mi aspettavo e che dovrebbe aiutarci a riflettere sull'attuale status dell'arte. Viceversa, gli amici, artisti e non, hanno risposto positivamente. Ancora oggi, la gente mi contatta per partecipare, malgrado il progetto si sia concluso.

Il mio obiettivo era comunicare ad altri la mia voglia di fare arte attraverso la loro partecipazione e l'esperimento ha ottenuto ottimi risultati, ma non ho una fotografia preferita perché ciascuna foto rappresenta una parte di me e una parte dei partecipanti. Inoltre, il fine del progetto era la partecipazione e non l'estetica. Preferisco immaginare la sensazione che ciascun partecipante ha avuto nel partecipare. Il tempo che mi ha dedicato. L'istintività' oppure il ragionamento utilizzato nel modellare l'immagine e poi, l'attesa nel ricevere per posta la lettera e la sensazione positiva o negativa nel vedersi il proprio viso maltrattato, modellato o trasformato.

 

Quali sono le differenze, sul piano del milieu artistico e culturale e delle relative opportunità, dal punto di vista di un giovane fotografo, tra Italia e Inghilterra?

I nuovi mezzi di comunicazione hanno abbattuto, con estrema velocità, le ultime barriere. Oggi possiamo conoscere artisti che vivono nell'altro lato del globo e ricevere input che ti permettono di influenzare il tuo linguaggio artistico ma, allo stesso tempo, vedo un’omologazione dei gusti. Londra' e' una città che ti offre molte opportunità di confronto e ha numerose esposizioni, gallerie, musei e spazi dedicati all'arte ma non credo che possa considerarsi “la” città delle opportunità.

E' una città enorme che crea opportunità ma abbandoniamo l'idea che queste opportunità siano uguali per tutti. Le opportunità devi crearle con tenacia, studio e lavoro.

 

Come molti artisti siciliani al momento all'estero, resti molto legato alla tua terra di origine. Cosa si ritrova,della Sicilia, nelle tue opere?

Non riesco a trovare nulla all’interno dei miei progetti che richiamino esteticamente la Sicilia, piuttosto la necessità di far partecipare ai miei progetti personaggi esterni é forse collegata anche all’esperienza del calore umano nella mia terra.

 

Perché la fotografia? In cosa si differenzia, nel bene e nel male, da altri strumenti di espressione artistica?

Paragonandola a una relazione di coppia, inizialmente vivi di passione, che poi si trasforma in amore o in odio oppure in indifferenza. Io sono innamorato e per me l’amore é tutto. Non riesco a innamorarmi di altri strumenti ma allo stesso tempo, a volte, la passione mi induce a provare nuovi strumenti artistici.

 

Come valuti la fotografia oggi, soprattutto in seguito al successo di applicazioni come Instagram e alla diffusione di macchine fotografiche come la Reflex?

Io amo Instagram e la tecnologia che avanza. Rende ancor più democratica la fotografia ma, di contro, anche priva di riflessione. Personalmente é una nuova forma di far fotografia, corretta o meno corretta, che bisogna accettare e alla quale bisogna adattarsi. Cosa rispondi a chi, osservando una tua opera, ti dice: "Questo potrei farlo anche io"?

Normalmente suggerisco di analizzare non solo l’estetica ma di documentarsi sulla biografia dell’artista e sul processo di riflessione che lo ha condotto a quel punto.

 

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Sicuramente la promozione di Be Free; ultimamente ho lavorato assieme a Guido Folco, direttore del museo MIIT di Torino, alle esposizioni tenutesi alla ROA Gallery di Londra il 7 luglio e alle Isole Eolie, per la precisione Lipari, dal 14 al 24 agosto.

Vorrei ringraziare l’assessore Davide Starvaggi e la Direttrice del Museo Milena Mollica per aver organizzato, coordinati da Guido, la prima edizione del Festival del Mediterraneo di Arte Contemporanea, una manifestazione che ha riscosso un enorme successo di pubblico, tanto che si sta già pensando all’edizione successiva.

Dopo l’estate sarò a Vienna, Cordoba, Bruxelles e Miami. L’appuntamento di Bruxelles mi sta particolarmente a cuore: una mostra (Les Contemporains: Unione Europea- Unione dell’Arte, 11 -13 settembre, Amart Gallery ), organizzata presso l’Italian and Foreign Biennal of Contemporary Art, in occasione del semestre di presidenza italiana del Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea.

In seguito, mi piacerebbe lavorare per una esposizione individuale per il prossimo anno. Nel frattempo, il prossimo progetto artistico continuerà a far partecipare la gente come quest'ultimo, ma prima di lanciarmi voglio sempre chiedermi: perché?

 

Se ti dico Nerospinto, cosa ti viene in mente?

L’inchiostro di una penna rotta diffondersi e formare una stradina senza fine in una scrivania di color bianco.

 

Per maggiori informazioni:

nuucoart.com

Facebook: Nuuco Art

 

Redazione Nerospinto

Sito web: www.nerospinto.it Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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