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Bestie di scena – Le creature primitive di Emma Dante al Teatro Strehler di Milano

Fino a domenica, al Piccolo Teatro Strehler di Milano, torna in scena il corteo delle primitive e nude bestie partorite dal genio di Emma Dante, una delle registe di teatro più note della scena contemporanea italiana. Per confonderci, spaesarci, ma infine stregarci.

Oltre sedicimila spettatori hanno affollato la sala nella scorsa stagione, decretando il successo di uno spettacolo di straordinario rigore e impatto, la prima regia di Emma Dante in una produzione del Piccolo Teatro. Che è tornato anche quest’anno. Con il suo corteo di primitive e fragili creature di una comunità in fuga che attraversano e animano, nudi, il grande palcoscenico del Teatro Strehler.

Come Adamo ed Eva cacciati dal paradiso, le bestie di Emma Dante finiscono su un palcoscenico pieno d’insidie e di tentazioni, il luogo del peccato, il mondo terreno. Lì c’è tutto ciò che serve: la casa, la stanza dei giochi, l’odio, l’amore, il rifugio dove trovare riparo, la paura, il mare, il naufragio, la trincea, la tomba dove piangere i morti, i resti di una catastrofe. Le bestie di scena non fanno altro che immaginare. S’illudono di vivere, tenendo tra le mani oggetti in prestito, nutrendosi di poltiglie, farfugliando brandelli di storie. Ballano, cantano, urlano, litigano, seducono, amano, ridono, impazziscono.

Quando lo spettatore entra in sala, Bestie di scena è già lì. I 14 attori sono già lì, sul palcoscenico, in maglietta e pantaloni, e lo percorrono da una parte all’altra. È il training che precede lo spettacolo – inevitabilmente si pensa – un allenamento che però di solito avviene dietro le quinte.
Uno degli aspetti più particolari di quest’opera della regista e drammaturga siciliana è, infatti, anche questo. Le soglie che di solito distinguono il prima dal durante e dal dopo, qui sono rarefatte, se non del tutto cancellate.

In origine, l'opera doveva raccontare il lavoro dell’attore, la sua fatica, la sua necessità, il suo abbandono totale fino alla perdita della vergogna. “Ma alla fine mi sono ritrovata di fronte a una piccola comunità di esseri primitivi, spaesati, fragili, un gruppo di imbecilli che come gesto estremo consegnano agli spettatori i loro vestiti sudati, rinunciando a tutto. Da questa rinuncia è cominciato tutto, si è creata una strana atmosfera che non ci più lasciati e lo spettacolo si è generato da solo”, ha commentato la regista.

In Bestie di scena non c’è niente. Non ci sono ruoli, non c’è una storia, non c’è la parola o il suono che non sia quello umano, dei passi, delle corse, dei movimenti e di qualche lamento o grido. C’è solo il buio vuoto di questa nuova condizione che il corteo di creature si trova a vivere, che corrisponde a un arretramento, una privazione, ma soprattutto alla rinuncia della maschera. “Per me era importante che depositasse tutto ciò che i personaggi avevano, cioè gli abiti: scarpe, tute, magliette, mutande, sino alla nudità completa. Dalle quinte arrivano oggetti che io chiamo giocattoli, che creano pericolo, paura e confusione: è un gesto artistico che evoca il mondo in cui vivo, terremoti, violenze sulla donna, attentati, ma nulla è dichiarato”, continua così Emma Dante.

L’aspetto centrale dello spettacolo, quello da cui parte tutto, è naturalmente la nudità. Una nudità che in un primo momento è piegata, non esibita, e che forse viene vissuta come peccato, colpa e quindi punizione e vergogna.
A ispirare l’idea di questa nudità è stato il dipinto di Masaccio in cui Adamo ed Eva vengono cacciati dal paradiso. Lui piange e si copre il volto con le mani, lei con le mani cerca di nascondere seno e sesso, urlando di disperazione. “Per me quindi il palcoscenico diventa un nuovo mondo, sconosciuto e insidioso, pieno di pericoli e tentazioni, in cui diventa necessario prendersi cura l’uno dell’altro, aiutarsi tutti insieme per non perdersi. È il luogo del Giudizio, dove lo sguardo dello spettatore diventa lo sguardo di Dio”.
Sarà solo dopo l’ennesima – e ultima – prova azionata da un demiurgo invisibile che sta dietro le quinte che le bestie, disubbidendo, sceglieranno di restare nudi in schiera davanti agli spettatori, senza coprirsi neanche più occhi, seni e genitali. La loro scoperta sarà di essere sempre stati nudi e di non essere stati altro che quello. Non avrà più senso raccogliere, coprirsi, compiere altre azioni, ma semplicemente stare, e guardare.

Bestie di Scena è uno spettacolo che ci porta a una riflessione profonda, che ci confonde, ci destabilizza, ma che in fondo ci emoziona. Non è un’esperienza intellettuale, è piuttosto uno spettacolo dalla fortissima drammaturgia, che vuole parlarci anche dell’esperienza difficile della nudità. Ad ognuno di noi sarà lasciato spazio per le proprie personalissime emozioni e interpretazioni.

BESTIE DI SCENA – Emma Dante
Piccolo Teatro Strehler
Via Antonio Greppi, 1
Fino al 20 maggio
www.piccoloteatro.org

Martina Zito

Redazione Nerospinto

Sito web: www.nerospinto.it Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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