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Capelli di mare, occhi di tempesta – intervista a Riae Suicide Nerospinto Magazine

Abbiamo incontrato Riae, modella di Suicide Girl

Riae Suicide, una beltà inconfondibile. La ragazza dai capelli blu come il mare profondo, l’incarnato alabastrino e due occhi vispi e vivi, ammiccanti.

Di lei voglio parlarvi, o meglio, sarà lei a raccontarsi per noi, alzando quella cortina di mistero che spesso nasconde le figure pubbliche quali sono le modelle di un certo calibro. È sempre una piccola grande emozione avere un tête-à-tête con la Bellezza.

 

Innanzitutto: Ria E. Mac Carthy è uno pseudonimo o il tuo nome reale? Se è uno pseudonimo, da dove prende orgine?

 

A dispetto di quello che tutti pensano, è il mio nome reale. In teoria il mio “ nome d’arte” sarebbe  Riae , che poi  è il mio nome  da Suicide Girl.

Iscrivendomi su Facebook  decisi di usare i miei reali dati anagrafici quindi  ormai tutti mi conosco come Ria E. Mac Carthy. Non ho saputo nascondere la mia vera identità, anche  nella scelta dello pseudonimo non ho avuto una grandissima fantasia.

 

Da quanto tempo hai intrapreso questo mestiere? Come sono stati i tuoi inizi e mediante quali canali sei riuscita a trovare la notorietà? Perché hai scelto proprio questo mestiere?

 

Ho iniziato a posare nel 2007, quasi per gioco, dopo aver letto un articolo che parlava delle Suicide Girls. A quel tempo vivevo in un piccolo paese della Sardegna in cui ogni ambizione veniva stroncata, non avrei mai pensato di fare la modella, anche perché le mie misure e il look sono fuori dai canoni classici. Inoltre qui in Italia non  era ancora esploso il fenomeno delle Alternative models.

Quando mi trasferì a Berlino decisi di provare a fare un set per Suicide Girls, quindi domandai ad un amico di farmi le foto e  vennero accettate . Non avrei mai e poi mai immaginato di arrivare a essere così conosciuta, e ovviamente devo tutto al WEB.

Tutto è iniziato con My space e un sacco di tempo libero da dedicare alle persone su internet, il blog, piano piano le cose si sono evolute e sono arrivati i magazine, le collaborazioni con fotografi sempre più bravi , le interviste per la tv etc.

Io ancora adesso non  capisco come sia potuto succedere, ma ne sono felice , anche perché io continuo a non essere mai soddisfatta al 100% di quello che faccio.

Effettivamente, come dicevo prima, non ho mai pensato di diventare una modella, se non da piccola quando giocavo a fare le sfilate con le mie amiche, anche perché non ho mai avuto un ottimo rapporto con il mio corpo, che ho sempre trovato troppo tondo e soprattutto troppo corto.

Fortunatamente l’arrivo dell’alternative modeling ha sdoganato alcuni canoni estetici e dato la possibilità anche a noi ragazze più normali.

 

Ho visto molti tuoi lavori di nudo/intimo: ci vuole molto coraggio per esporsi tanto non solo allo sguardo del fotografo, ma a molti sguardi estranei di chi poi fruirà dell’opera finita. Così facendo, probabilmente, ti esponi anche a critiche e possibili molestie. Vieni spesso infastidita (parlo soprattutto del mondo di internet)? Quali sono le caratteristiche che, secondo te, deve avere una foto di nudo o in intimo per non essere volgare?

 

Con il tempo ho imparato a non badare a quello che la gente dice, specialmente nel mondo di internet in cui  chiunque si sente in dovere di scrivere giusto perché ha una tastiera davanti al muso. Inizialmente ci stavo male, leggere che qualcuno mi chiamasse PUTTANA perché faccio le foto nuda, mi urtava. Mi sono tuttavia rassegnata all’idea che non si può piacere a tutti e non tutti la pensano nella stessa maniera per mille motivi diversi, dal contesto sociale al tipo di educazione.

Credo che in una foto di nudo la volgarità ( o la non volgarità ) la fa chi scatta. Poi ovviamente ci sono pose più o meno spinte, ma la differenza sta nella capacità di tiene in mano la macchina fotografica. So che è un po’ compromettente detto da una modella, ma io ho un sacco di esempi nel mio stesso portfolio. Una stessa posa, con stesso sguardo , stessa location, e 2 fotografi diversi: una foto può essere stupenda, non volgare ma con una fantastica carica erotica, l’altra può essere la copertina di uno dei peggiori film porno della storia , l’apoteosi della volgarità.

 

Il tuo lavoro ha come fonte primaria la tua naturale bellezza, oltre alla capacità e all’espressività: ti hanno mai accusato di narcisismo? Se sì, come rispondi?

 

Per fare questo lavoro devi avere una bella dose di narcisismo, se non ti piaci, non riesci neanche a piacere alle altre persone.

Ovviamente questo non significa sentirsi dio sceso in terra o la più figa del reame, solo che la sicurezza in se stessi  è necessaria.

 

Trovi che la tua interiorità ed esteriorità si armonizzino? Qual è stato il tuo percorso per acquisire sicurezza e caparbietà?

 

Io sono sempre stata un brutto anatroccolo, durante le scuole medie poi è stato atroce, venivo presa in giro per tutto.

Con il tempo ho imparato a valorizzarmi e così ho preso sicurezza in me stessa e posare mi ha aiutato molto in questo, mi ha aiutato anche a vivere una vita più sana dovendo lavorare con il mio corpo, e ciò mi ha portato a essere anche più serena interiormente. Anche  se poi io sono quella che si sente sempre a disagio e fuori posto, a prescindere dal posto e dalla gente che mi sta in torno, a meno che io non stia lavorando.

 

 

Suicide Girl: bellezze alternative, sfrontate e provocatorie: parlami di queste creature senza veli e senza filtri, delle quali fai parte. Cosa ti ha spinto ad approcciarti a questa realtà? Cos’hai trovato, in quel microcosmo?

 

Come dicevo prima, sono venuta a conoscenza del sito tramite un articolo di giornale, era un po’ vago, parlava solo di ragazze tatuate che facevano set fotografici, non pensavo neanche che  ci fossero ragazze italiane che ne facevano parte.

Io non ero assolutamente ancora così tatuata, avevo i dreadlooks e qualche piercing, ovviamente per la cittadina in cui abitavo, bastava e avanza. Ricordo che non avevo internet in casa e andai a visitare il sito da un internet point , purtroppo non essendo un iscritta non potevo vedere tutte le  foto, ma quello che vidi mi piacque , c’erano un sacco di ragazze che si facevano fotografare nonostante corpi non perfetti, belle e felici .

Decisi dunque di provare ma  successe una delle cose più imbarazzanti della mia vita: quando una ragazza vuole diventare una Suicide girls, deve mandare un tot di foto allo staff che poi valuta se va bene o no per il sito , poi in seguito deve mandare un set fotografico, ma inizialmente bastano pochi scatti fatti con il telefono, e così feci anche io. Quindi con le mie belle foto sul telefono andai all’internet point, le scaricai sul PC, le mandai e mi dimenticai di cancellarle dal computer.  Due giorni dopo tutto il paese aveva le mie foto.

Sono comunque ben felice che questa disavventura non abbia bloccato la mia voglia di diventare una suicide girl, perché una buona parte del mio “ successo” , se lo vogliamo chiamare così, lo devo al sito, oltre al fatto che  ho finalmente trovato delle ragazze molto simili a me, molte avevano anche vissuto delle esperienze uguali alle mie nella vita e ciò mi ha permesso di trovare amiche e anche il mio  fidanzato, che ho conosciuto sul sito. Oltre a questo comunque far parte di Suicide girls ti da la possibilità di viaggiare e conoscere  persone di ogni parte del mondo. Poi ovviamente qui in Italia il fenomeno  è vissuto in maniera nettamente inferiore. In America, ad esempio, alcune SG sono viste come delle vere e proprie star.

  

La tua carriera di modella ha mai creato riscontri negativi nella tua vita privata? Hai fatto molte rinunce per il lavoro?

 

Prima che questo diventasse a tutti gli effetti il mio lavoro, ho fatto altri lavori e per ben 2 volte sono stata licenziata a causa delle mie foto nuda sul web. È anche  capitato di essere discriminata e  sentirmi dire “zitta tu che fai vedere il culo su internet “.

Nella vita privata invece no, non ci sono mai stati problemi, anche i miei genitori sono consapevoli di quello che faccio e se inizialmente hanno storto il naso, ora lo accettano. Non ho mai dovuto rinunciare a nulla per il lavoro, anche perché comunque prima di tutto viene la mia vita privata. È tuttavia successo che io abbia rinunciato ad alcuni lavori per poter vivere serenamente la mia vita.

 

La sovrabbondanza di tatuaggi sul tuo corpo ha una particolare dietrologia o è solo un fattore estetico? Quali tipi di bellezza ti affascinano?

 

I miei tatuaggi sono puramente estetici,  non hanno un significato profondo, la maggior parte di essi sono animali, cartoni animati e donne, le 3 cose che più mi piacciono, ma a parte questo, nulla legato a qualcosa di emotivo se non le due scritte sulle mani  “outsider”“selfmade”.

Molto spesso i tatuaggi sono stati fatti anche in punti del copro che non mi piacciono, magari per nascondere una smagliatura o una cicatrice.  In realtà non ho ancora capito qualche tipo di bellezza mi affascini, perché sono attratta dalle donne Barbie rifattissime  come dalle bellezze acqua e sapone.

Se dovessi immaginare la donna perfetta non riuscirei perché mi piacciono tutte.

 

Mi racconteresti la dinamica del primo tatuaggio che hai fatto?

 

Feci il primo tatuaggio quando avevo 14 anni,  frequentavo il primo anno di liceo artistico avevo un compagno di classe che aveva comprato un kit per tatuare , ricordo che pagai 20 mila lire ( se fate 2 calcoli capirete quanto sono vecchia) e lui mi fece quelle che dovevano essere 2 ali sul fondo schiena, erano proprio piccole, perché i miei non dovevano vederle. Non so se l’incapacità del mio compagno di classe unita al fatto che fosse veramente un disegno piccolissimo, l’effetto fu disastroso e mi ritrovai con una cosa simile a 2 vecchi guanti usati tatuati sul coccige .

Nel tempo seguirono altri orrori sempre fatti da amici con macchinette fatte in casa etc poi, con il tempo, ho imparato ad affidarmi a tatuatoti veri e ho coperto tutti questi errori di gioventù.

 

Hai uno stile di disegno per il tatuaggio che favorisci?

 

Assolutamente il cartoon e da qualche tempo anche il neo traditional.

 

Che cosa saresti se tu fossi... Un fiore?

 

Orchidea

Un libro?

 

Les Fleurs du mal di Baudelaire

Una canzone?

 

Giochi di bimba

Una corrente filosofica o artistica?

 

Simbolismo

Una carta dei tarocchi?

 

Assolutamente l’eremita!

 

Potendo dare un consiglio ad una ragazza/ragazzo che vorrebbe intraprendere il tuo stesso mestiere, cosa diresti? Da cosa metteresti in guardia?

 

Questo lavoro da grandi soddisfazioni  se saputo gestire bene, ma è anche  come nuotare in una vasca di squali affamati pronti a prendere un pezzo di te ( sopratutto la vagina). Scegliere le giuste collaborazioni è l’unico modo per poter andare avanti, non avere la smania di avere tutto e subito. Se si è bravi le cose arrivano.

 

Infine, se tu potessi dedicare queste tue parole a qualcuno, per chi sarebbero?

 

Sarebbero dedicate a tutti quelli che si sentono sempre fuori luogo e che sono sempre stati outsider, che non hanno mai fatto parte del gruppo di quelli fighi,  c’è speranza per tutti !

 

 

Redazione Nerospinto

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Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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