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Danilo Di Pasquale per Nerospinto: nella moda, la regola è non avere regole.

Stefano Salvadori incontra Danilo Di Pasquale, casting director per alcune delle più importanti maison e case editrici di moda, per un’intervista a tutto tondo sulla moda.

 

Ciao Danilo, iniziamo con una domanda “rompighiaccio”: dieci parole per definirti

Mi definisco puntuale,ostinato,preciso, sognatore, entusiasta, propositivo, immarcescibile, simpatico, intelligente, collaborativo e (posso aggiungere?) anche modesto.

 

Dalla tua bio: ti sei diplomato all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma, per poi trasferirti a New York dove hai lavorato come assistant producer e casting director. Seguono John Casablancas Modeling, ITACA, fino alla decisione di metterti in proprio e concentrarti sui castings. Il casting è una sorta un palcoscenico su cui la modella mette a nudo sé stessa, esponendosi agli occhi dei selezionatori?

Io credo che i casting siano una vetrina per le modelle/i di fronte ai clienti ma, a volte, bisogna tener conto del fattore umano: un po’ di nervosismo e i tempi brevissimi di durata di un casting non permettono ai modelli di mostrare il meglio e/o a noi di capirlo e afferrarlo.

Talvolta, anche se non dovrebbe accadere, i casting sono un palcoscenico per designer, stylist e casting director. Non dobbiamo infatti dimenticare che la moda è un concentrato di personalità ed ego, difficili da contenere!

 

Quali sono le regole d’oro di un selezionatore?

Questa è la domanda più difficile. Bisogna sempre pensare che il casting non deve raccontare il casting director ma deve bensì interpretare l’idea dello stilista/cliente/fotografo. Spesso devo scegliere una modella che non rientrerebbe nel mio gusto personale ma che identifico come “perfetta” per il cliente che mi ha commissionato il lavoro. Si tratta di mettere da parte il proprio ego per concentrarsi su quello di chi mi paga. E’ una questione di rispetto e di professionalità.

Devo dire che con molti clienti si crea uno scambio di idee creative, molto proficuo: io contamino loro e loro contaminano me. In questi casi si crea una sinergia meravigliosa.

 

“È piccola, ma con quel viso e quella grinta cercheranno di imitarla tutti a New York” disse Sarah Doukas dell’Agenzia Storm di Kate Moss, allora poco più che quattordicenne. Ora a quarant’anni è ancora fra le Top Model più richieste, nonostante gli scandali di cui è stata protagonista. Cosa la rende cosi speciale agli occhi, non solo del pubblico, ma soprattutto degli addetti ai lavori?  

Mi piace Kate Moss ma non è la mia modella preferita. Credo che una parte del suo successo sia legata al “personaggio” Kate Moss. Le aziende che la scelgono come testimonial sanno molto bene quanto lei abbia una grande presa sul pubblico. Un po’ maledetta, stizzosissima, imitata e copiata dalle donne di  tutto il mondo.

E’ un personaggio, e come tale, rende e vale i soldi che le danno.

 

Bellezza? Stile? Fascino? Personalità? Cosa è necessario oggi per essere “Model”?

Fotogenia. E’ l’unica cosa veramente fondamentale per fare la modella. Il resto, dallo stile al fascino (di cui molte,anche famose, sono sprovviste dal vero) lo si apprende lavorando e costruendo la propria carriera. A contatto con i “miti” della moda, si può difatti imparare di tutto.

 

Quali sono oggi le regole dettate dalla moda?

Oggi, forse per fortuna, la regola è non avere regole! Chanel fa sfilare le snickers; Louis Vuitton manda in passerella uno stile da teenager. Credo che l’evoluzione dei tempi e dei costumi sociali abbia sdoganato tutto e tutti. La democrazia esiste anche nella moda!

 

Un tempo le modelle erano indossatrici, ossia si limitavano ad indossare un capo durante una sfilata o uno shooting fotografico. Con il passare del tempo, la modella è diventata parte integrante del sistema moda, volto noto quanto il brand che rappresenta, icona di stile e bersaglio dei paparazzi. Puoi spiegarci il perché di questa evoluzione?

Le modelle hanno colmato un vuoto: quanti stilisti celebri ci sono? Quanti sono famosi come lo erano i designer negli anni ’50/’60/’70/'80? Pochi e di questi pochi la maggior parte sono gli stessi dagli anni ’70. Le modelle hanno portato celebrità e riflettori sulla moda. Oggi i social networks ne hanno fatto delle celebrities 2.0

Esempio: pochissimi sanno chi sia Alexander Wang (nuovo idolo del popolo della moda) ma tantissimi sanno che alcune super top sfilano per lui.

 

Gli anni Novanta sono stati gli anni delle storiche Top Model, come Naomi, Christy, Linda, Cindy, donne che hanno incarnato in pieno lo spirito della moda del tempo, diventando delle vere stelle, paragonabili alle più famose rockstars. Oggi abbiamo Bianca Balti, Cara Delevigne, Maria Carla Boscono, altrettanto famose ed adorate dagli stilisti di riferimento. Quali sono le maggiori differenze tra queste due generazioni di modelle?

Non c’è un paragone tra Cindy, Linda e Claudia e  MariaCarla, Bianca o Cara. Impossibile oggi replicare gli anni ’90. Non esiste più il benessere economico di quegli anni, tanto che, se oggi una top dichiarasse di non alzarsi dal letto per meno di € 10.000 al giorno, la prenderebbero a calci e l’opinione pubblica non ne farebbe un idolo (come fece con Linda Evangelista, artefice di questa famosa affermazione) ma anzi la massacrerebbe mediaticamente.

I ruggenti e floridi anni ’90 sono definitivamente tramontati.

 

La direttrice di Vogue Franca Sozzani, il fotografo fashion Giampaolo Sgura e lo stilista Andrea Incontri sono senza dubbio tre importanti e rappresentativi personaggi della moda oggi. Quale è, secondo te, il legame tra loro e il mondo delle modelle?

Premesso che Franca Sozzani è “La Moda”, sono tutti e 3 grandi professionisti con un preciso stile personale e le modelle che scelgono rappresentano alla perfezione il loro “mondo”. Ovviamente Franca Sozzani, inutile dirlo, ha la competenza e la capacità di scoprire e lanciare nuove modelle.

 

Da qualche anno abbiamo assistito all’ascesa delle figlie e nipoti di cantanti (Georgia May Jagger, Amber Le Bon), politici (Cara Delevigne), attrici (Elettra Rossellini Wiedemann). Pensi che il nome di famiglia le abbia, in qualche modo, facilitate, “imponendone” il volto sulle copertine delle maggiori riviste di moda, nonché delle più prestigiose campagne pubblicitarie? Georgia May sarebbe stata notata senza il suo ingombrante cognome?

Da sempre le “figlie di”, “sorelle di”, “parenti di”, beneficiano di “quel” cognome che le agevola. Non è una tendenza di oggi, esiste da sempre. Ma oggi esse hanno modo di diventare personaggi grazie allo strumento di cui parlavo prima , ossia i social networks !

 

Raccontaci la tua esperienza come coach e giudice di School of Glam-Questione di Stile,  un nuovo format dedicato allo stile e alla moda in onda su FoxLife. Quale messaggio vuoi trasmettere agli spettatori riguardo al mondo della moda? Pensi che lo stile sia una dote innata oppure qualcosa che si possa apprendere, seguendo le dritte giuste?

Purtroppo il messaggio che passa da qualunque programma che si occupa di moda in tv è filtrato dalla penna degli autori che ne scrivono i testi. Nel mio caso, cerco di metterci la credibilità e la professionalità che mi hanno portato dove sono. Credo che i cosiddetti talents, più che insegnare qualcosa, diano allo spettatore la fiducia necessaria per fargli dire “forse potrei provarci (e talvolta riuscirci) anche io”. La famosa democratizzazione di cui ho parlato in precendenza!

 

Per concludere, quali sono i nomi (e i volti) sui cui ti senti di scommettere ?

Sasha Luss, Anna Ewers ed  Elisabeth Erm, tenendo conto che ormai, ogni stagione, la moda ha bisogno di nuove modelle. E forse, si tornerà a parlare di vestiti e stile, anziché di top model .

 

Editing a cura di Letizia Carriero

 

 

Redazione Nerospinto

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