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Django Reinhardt, storia di un musicista con due dita

In scena al teatro Elfo Puccini di Milano, dal 6 al 10 giugno, la vita del chitarrista che ha fatto del suo handicap un’opportunità entrando nella leggenda.

Può l’amore essere potente al punto tale da far dimenticare il dolore fisico? Una passione può essere più forte dei piani che il destino ha in serbo per noi?
La storia di Django Reinhardt ci racconta che tutto questo è possibile, anche grazie alla regia di Paolo Sassanelli.

Django è una leggenda della musica swing e del jazz e nel suo sangue scorre la tradizione “Manouche” nome utilizzato in Francia per indicare l’etnia sinti.
Arrivato a Parigi all’età di otto anni Django, vero nome Jean, si appassiona alla musica e inizia a esibirsi nelle sale da ballo della capitale francese come spalla del famoso fisarmonicista Guerino.
Nel 1928 la sua carriera è ormai decollata ma una sera un terribile incidente cambierà per sempre la sua vita e la sua musica.
Il caravan in cui vive prende fuoco e sia lui che sua moglie riescono miracolosamente a salvarsi ma Django riporta ustioni gravissime alla gamba destra e alla mano sinistra.

L’unica soluzione possibile per i medici sembra essere l’amputazione che il musicista rifiuta preferendo mettere a rischio la sua vita pur di non perdere gli arti.
I dottori quindi tentano di salvargli la mano con una dannosa operazione che prevedere l’anestesia al cloroformio.
La mano sembra irrimediabilmente compromessa perché anulare e mignolo sono semi-atrofizzati e fusi insieme e continuare a suonare il guitjo (strumento a metà strada tra un banjoo e una chitarra) è impossibile.

Ma una passione non conosce limiti e Django non si arrende trasformando il suo handicap fisico in un’opportunità che lo farà entrare a pieno titolo nella storia della musica. Inventa da zero una nuova tecnica, la “rullata di scala cromatica”, che utilizzando un solo dito gli permette di eseguire una scala cromatica in cui si suonano tutte le note a salire e scendere.
Alla rivoluzione tecnica di Django si deve anche la nascita del gypsy jazz che unisce la passione per i grandi del jazz americano come Armstrong con caratteristiche della tradizione tzigana e accenni di swing made in USA.
Suonerà con i più importanti musicisti, uno su tutti Duke Ellington, e sarà fonte d’ispirazione per altri grandi artisti come B.B. King, Jeff Beck e Toni Iommi il chitarrista del Black Sabbath.
Iommi, anche lui vittima di una grave menomazione alle dita di una mano, proprio grazie all’esempio di Django riprese a suonare dopo un periodo di profonda depressione post-incidente diventando il maestro dei riff heavy metal.
Con sole tre dita Django Reinhardt ha cambiato la storia della musica entrando di diritto nella leggenda e Paolo Sassanelli, che olte a essere regista della pièce teatrale e anche interprete, ci accompagna per mano nel viaggio di una vita incredibile mentre sullo sfondo Parigi, l’Europa in Guerra e le deportazioni si mischiano al fumo, ai canti e ai balli.
Uno spettacolo da non perdere, la testimonianza di come l’arte ci salva da noi stessi e dai tiri mancini che ci gioca la vita.

Informazioni utili:
Django Reinhardt
Teatro Elfo Puccini
Dal 6 al 10 giugno
Milano

Raffaella Berardi

Redazione Nerospinto

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