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Ecce artifex – Saturno Buttò.

Intervista a Saturno Buttò, talentuoso pittore originario di Venezia

Non ho avuto la fortuna d’incontrare Saturno di persona, anche se sarebbe stato tra i miei più vivi desideri: lo seguo da tempo e le sue immagini sono sempre state pregne di un qualcosa oltre il tratto pittorico, oltre la capacità. Erano suggestioni, il mio inconscio ne era titillato.

Ci accordiamo per un’intervista telefonica: con il mio taccuino davanti e la sua voce, calda e resa insondabile da certe lunghe pause riflessive, era quasi come se fosse davanti a me.

Il vuoto era colmato da parole pesanti come presenze.

 

  1. Perché hai scelto la pittura come mezzo espressivo? Viviamo in un’era dove l’arte classica viene sostituita con nuove e più “immediate” forme d’arte. Hai consapevolmente scelto la tua strada o hai seguito pulsioni naturali?

 

Ho sempre avuto, da tempi del Liceo Artistico, un discreto successo con il disegno e la pittura.

Credo sia una mia vocazione: è un esercizio che mi dà gioia e mi riesce facile ancora adesso, grazie anche alla mia maturazione artistica e umana.

Detto questo, c'è un'altra ragione che mi spinge ad utilizzare la pittura rispetto ad altre discipline; Se penso all'immagine ideale, capace di emozionare, non posso che rivolgermi all'arte classica. La forza evocativa che può emanare una tavola dipinta non ha paragoni.

In termini assoluti, niente di quello che la tecnologia oggi mette a disposizione dell'arte riesce ad avvicinarsi alla suggestione di una "buona esecuzione pittorica", forse anche per l’impossibilità di riproduzione in maniera identica di qualcosa che non sia mediatico.

Comunque per " buona esecuzione pittorica" intendo un'opera completa, dove la priorità non è la tecnica ma l'idea. Concetto, quest'ultimo, troppo spesso trascurato dalla figurazione. 

 

  1. Come trovi, ad ogni soggetto, il determinato spazio sulla tela? È il soggetto a far sciogliere le briglie della tua immaginazione, o inserisci il/la modello/a in uno spazio già predefinito nella sua mente?

 

Tutti e due i casi: a volte è il solo soggetto da ritrarre che mi basta per realizzare un lavoro, da lui iniziano suggestioni e immagini che quella presenza per se stessa crea nelo spazio. Ma più comunemente succede che sia io a scegliere i modelli che più si adattano ad una determinata idea.

Ho sempre pronti possibili progetti da sviluppare nel mio quaderno di appunti.

 

  1. Le tue figure maschili sono particolari tanto quanto quelle femminili: rappresentano un canone, un’influenza o sono solo scelti in base all’armonia con il contesto?

 

Riguardo le figure maschili devo dire solo che non amo particolarmente un tipo di bellezza ideale. Preferisco figure grottesche, per collocarle in un universo allucinato.

 Mi piacerebbe anche attuare questo processo di “snaturazione” alle figure femminili, ma spesso manca autoironia nelle donne con "fisicità particolari", le quali non riescono ad adattarsi pienamente alle mie visioni.

 

  1. Quanto tempo impieghi, in media, a completare un dipinto?

 

Circa un mese, ma dipende da opera a opera. Non saprei stimare un tempo preciso.

 

  1. Noto, nelle tue opere, una grande presenza di donne gravide: che rapporto hai con la maternità,  intesa come senso puramente corporeo che come metaforico e sacro?

Non nascondo che mi piacciono le rotondità, in termini tecnici. Naturalmente subisco anche il fascino della maternità e della "magia ctonia" che ogni donna racchiude in se. È una dicotomia tra immagine, e segreto nascosto, significante e significato.

 

  1. Come ti relazioni con le tue opere, una volta compiute?

 

Salvo rari insuccessi, amo tutte le mie opere, sin dall'inizio.

Dipingo per me stesso, pertanto ogni lavoro è una nuova rivelazione che vorrei tenere per me il più a lungo possibile.

 

  1. Percepisci un mutamento stilistico grande o piccolo dai tuoi esordi, nel 1993?

 

Credo di Si, è abbastanza normale, come normale corso del mio animo, così scorre anche la mia capacità, le mie conoscenze e fascinazioni, ma niente di così netto da percepirlo in maniera quasi problemativa.

Non è cambiato invece il mio interesse per la figura e il ritratto, quello è imperituro.

 

  1. Il tuo stile, tra l’iperealismo ed il caravaggesco: è stato scelto oculatamente o nasce anch’esso da una propensione personale?

 

Il mio stile non ha assolutamente nulla di premeditato, io dipingo soltanto ciò che sono, perché, come già in precedenza ho accennato, la mia azione pittorica è votata ad assolvere un compito totalmente personale, egoico; non avrebbe senso snaturarmi, dal momento che il telos, il fine della mia pittura è proprio quello di essere specchio, veritiero o illusorio, di me.

 

  1. Ai colori, soggetti, e forme che dipingi, possono essere associati a determinate simbologie o hanno ragioni esclusivamente estetiche?

 

Simbologie e diversi livelli di lettura esistono, ma non sono così pianificate come potrebbe sembrare.

Spesso l'immagine "accade", anche solo per ragioni estetiche, ma comunque rivela inevitabilmente altro, anche perché, se onesta, va a toccare corde inconsce dell’osservatore, il quale può trovarsi a cercare, e trovare, significati reconditi che appartengono a lui solo.

 

10. La rappresentazione di scene fetish, è forse una sorta di legame tra Eros e Thanathos? È una scelta estetica particolare, a tratti provocatoria. Da quali scelte e fascinazioni prende origine?

 

Partendo dal presupposto che la decorazione fine a se stessa non m’interessa e che intendo lavorare sulla figura umana, è abbastanza facile capire le mie tematiche, almeno penso.

Quello che voglio è' indagare sulla vita nella sua completezza. La sessualità, con tutto quello che comporta, così come la religione, sono espressioni del nostro quotidiano.

Io osservo e mescolo tutto, bene è male insieme, perché tutto serve nell'eterna lotta contro Thanatos...

 

11. Infine, se tu potessi dedicare quest’intervista, per chi sarebbe?

 

A mio padre.

 

Redazione Nerospinto

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Direttore Responsabile
INDIRA FASSIONI

Se vuoi scriverle: direttore@nerospinto.it

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