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Grande festa allo Shari Vari di Roma per il secondo compleanno della sua etichetta discografica: intervista a KAY

La scorsa estate KAY è stato guest resident dj al party GangStar di Cathy Guetta all’Hï Ibiza, mentre lo scorso 15 novembre ha suonato al party After di Universal Music Latin Entertainment. Giovedì 28 febbraio festeggia allo Shari Vari di Roma il secondo compleanno della sua etichetta discografica londinese Strakton Records.

Fondata nel 2017, in pochissimo tempo Strakton Records è stata capace di raggiungere diversi piazzamenti ai vertici delle chart, negli streaming e nelle visualizzazioni di mercati di tutto il mondo, spaziando attraverso tutti i generi che caratterizzano e contraddistinguono la musica elettronica. Senza alcun pregiudizio e con una visione d’insieme che sa guardare molto

Etichetta discografica in Gran Bretagna, serate a Ibiza e Las Vegas. Sei l’ennesimo esempio di… artista in fuga?
“L’Italia è un paese molto conservatore, con le proprie convinzioni difficili da sradicare: nel nostro paese non mancano i talenti, ma fanno molta fatica a farsi strada in una nazione dove ci sono abitudini e convinzioni troppo sedimentate. In Italia si guarda al presente facendo leva sul passato, all’estero si punta al futuro facendo leva sul presente; questione di prospettive"

Intervista a KAY

Eppure anche in Italia qualcosa si muove. Basti pensare – piaccia o non piaccia – alla trap.
“Di recente ho letto commenti molto positivi di un’icona come Eugenio Finardi proprio sulla trap. La penso esattamente come lui. Ogni generazione ha la sua musica, il suo linguaggio, i suoi riferimenti: i giovani d’oggi si identificano con questo genere, è il loro modo di sfogare le proprie energie, i propri malesseri”.

Anche a Sanremo è stato un genere d’avanguardia come il rap a farla quasi da padrone.
“Sanremo è uno show televisivo perfetto, impeccabile, una vetrina internazionale, un fenomeno di costume che per una settimana blocca un intero paese. Tutti fanno a gara a denigrarlo, tutti farebbero carte false per andarci. Sul fronte musicale in quanto tale, il popolo ha espresso il suo verdetto, l’elite e gli addetti ai lavori un altro. Tutto nella norma. In Italia”.

Intervista a KAY

Sanremo è una vetrina per chi è già arrivato. Per chi vuole arrivare esistono i talent.
“Non ne sarei così sicuro. Anche X-Factor è un format eccellente, finalizzato a macinare ascolti, non a creare talenti. Non mi sembra che una volta usciti, i partecipanti facciano faville. Anche per i talent il compito si esaurisce in tv, non deve preoccuparsi di quello che succede dopo a chi vi partecipa”.

I social network sono fondamentali per il successo di un artista?
“Fanno la loro parte, e anch’io ho iniziato a capirlo. All’inizio io e i social ci odiavamo, poi abbiamo fatto pace. In fondo ci vogliamo bene e non possiamo fare a meno l’uno degli altri, ho sempre pensato il contrario, ma soltanto gli sciocchi non cambiano idea”.

Tutto cambia alla velocità della luce. Basti pensare ad Ibiza, un tempo regno della musica dance più underground, ormai sempre più aperta a sonorità latine, urban, persino pop.
Ibiza è cambiata, risente a sua volta della globalizzazione, è diventata una meta turistica con clientela proveniente da tutto il mondo. Nessuno intacca la sua anima più house e techno, che resta la sua magia”.

Intervista a KAY

Eppure…
“Ibiza significa soprattutto musica. E penso non sia corretto considerare le sonorità urban come un fenomeno di nicchia: si tratta di un fenomeno pop, che ha contaminato anche la dance, penso in particolare ai brani di David Guetta e Dimitri Vegas & Like Mike, alcuni degli indiscussi re della musica elettronica”.

Questo autunno hai suonato come dj all’Omnia di Las Vegas.
“Una struttura gigantesca, con una capienza di 6mila persone, che ad un primo impatto ricorda un impianto sportivo: un’unica sala, con una pista principale, e una zona rialzata dove si trova la zona privè. Impianto audio da concerti di rockstar, visual hollywoodiani, tutto all’ennesima potenza come è normale sia negli Stati Uniti”.

Progetti futuri?
“Innanzitutto il party per il secondo anniversario della mia etichetta discografica Strakton Records. Si festeggia a Roma perché in fondo è a metà strada per non dire equidistante tra Londra e Ibiza, le mie due vere e proprie basi operative. A marzo sarà a Miami per il Winter Music Conference e la Miami Music Week, due momenti di ritrovo imprescindibili per chi lavora nell’industria musicale”.

Intervista a KAY

Sul fronte strettamente discografico?
“Sto lavorando al mio nuovo album. Questione di settimane. Punto ad essere pronto per questa estate”.

Un ricordo dei tuoi esordi?
“I primi soldi che prendevo da dj al Piper di Roma; ero giovanissimo, mi davano 20mila lire ogni sabato sera e mi sembravano tantissimi, anche se dovevo suonare all’inizio e in chiusura di serata. In pratica iniziavo quando c’erano soltanto i baristi e finivo insieme alla donna delle pulizie”.

Redazione Nerospinto

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