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In realtà il titolo avrebbe potuto essere anche storia di Cesare e Vittorio. Storia nel senso stretto del termine perché i due protagonisti vivono e percorrono una parabola di vita fatta di insuccessi e rivalse, di brutture e bellezze metropolitane e di angosce e passioni personali.

 

Il leit motiv attraverso tutta la pellicola rimane infatti il desiderio costante di essere cattivi per scelta degli altri e quindi di potersi alla fine salvare per volontà e mezzi propri.

 

Cosa si fa per tirarsi fuori da una periferia dimenticata e ridotta a brandelli dove per sopravvivere devo essere necessariamente cattivo e violento?

Devi amare la vita e cercare di afferrarla anche con azioni e pensieri non proprio deontologici.

 

Cesare e Vittorio ragazzi sbandati e di vita che ricordano i giovani pasoliniani del secolo scorso decido così a un certo punto di affrancarsi dal ruolo degli emarginati e degli extraterrestri e di decidere del proprio futuro da soli.

Si innamorano, si sposano e cercano di trovare sostegno e forza dalle rispettive compagne anche esse innamorate della vita e di un futuro migliore per tutti loro.

 

Il personaggio borderline è stato scelto dal regista perché per decenni lo stesso autore e cineasta è stato considerato un asociale, scontroso, fuori da ogni logica del cinema di botteghino e di festival e mostre internazionali.

 

Claudio Caligari è stato (culturalmente e artisticamente parlando) il personaggio che ha proposto e che ha fatto conoscere fin dal suo successo con un film difficile e cupo come l’odore della notte.

Ora che è scomparso prematuramente per una malattia, la sua pellicola postuma è stata scelta per rappresentare l’Italia agli Oscar americani.

Naturalmente chi ama il cinema veramente e lo stesso produttore del film, Valerio Mastrandrea, si augura che la scelta sia stata fatta per la qualità indubbia dell’opera.

Se così non fosse, c’è da augurarsi almeno che chi giudicherà la pellicola di Caligari abbia la consapevolezza che Non essere cattivo non è solo fiction, ottima fotografia filmica e riprese da grande produzione ma è il cinema italiano di alta fattura. Una vecchia scuola che reinterpretata in maniera moderna e con le tecniche più avanzate riesce comunque a fare dei sentimenti e delle emozioni il fulcro essenziale dell’arte cinematografica.

Non resta che aspettare quindi e sperare che la storia di Cesare e Vittorio tocchi le menti e i cuori degli spettatori e dei giurati internazionali, come sarebbe giusto che andasse.

Antonia del Sambro

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Lunedì, 10 Agosto 2015 12:45

Brad Pitt e Angelina Jolie in By The Sea

Dopo Mr & Mrs Smith, film che fece scoccare la scintilla, Brad Pitt e Angelina Jolie tornano insieme sul grande schermo, con una pellicola scritta, diretta e interpretata dalla stessa Angelina: By The Sea.

10 anni, un matrimonio e tanti figli insieme e i “Brangelina”, così la coppia è stata soprannominata dai fans, torna a collaborare insieme in questo film ambientato negli anni ’70, che vede protagonisti uno scrittore, Roland, e una ballerina, Vanessa, che cercano di salvare il loro matrimonio organizzando un viaggio in Europa.

Girato e ambientato a Malta, nelle isole Mgarr ix-Xini, By The Sea vede all’interno della crew organizzativa anche Jon Hutman, lo scenografo con il quale la Jolie aveva lavorato in Unbroken, suo terzo film da regista.

Il primo trailer è stato rilasciato lo scorso 6 agosto 2015 e l’uscita nelle sale è prevista in Italia il prossimo 12 novembre. Sarà un successo? Staremo a vedere.

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Dal 12 al 17 maggio allo Spazio Oberdan di Milano, Fondazione Cineteca Italiana presenta in anteprima assoluta CAFÉ DE FLORE, la pellicola di Jean-Marc Vallée del 2011 al quale viene dedicata una retrospettiva che rende omaggio al suo immenso talento.
Regista e sceneggiatore impeccabile, riesce sempre con maestria e coraggio a raccontare storie piene di emozione che permettono agli spettatori di riflettere a fondo su fatti importanti che accadono nel corso della vita.
CAFÉ DE FLORE è un film che costringe chi lo guarda a scavare dentro di sé per trovare il modo migliore di affrontare le difficoltà che la vita mette davanti ogni giorno, tra queste, il dolore provocato da un lutto. La morte di una persona cara può, se non affrontata in modo corretto, provocare un immensa lacerazione nell'anima che, in poco tempo, si tramuta in rifiuto alla vita.
Oltre a questa straordinaria pellicola nel corso della settimana saranno proiettati altri numerosi capolavori di Vallée come C.R.A.Z.Y., storia di un giovane ragazzo costretto a scendere a patti con la propria omosessualità, Dallas Buyers Club, la vera storia di un uomo che scopre di essere affetto da HIV,  The Young Victoria, il racconto dei primi anni di regno della sovrana britannica, e il recentissimo Wild (2014), metafora del viaggio come scoperta di se stessi, interpretato da una magnifica Reese Witherspoon.

SCHEDE FILM E CALENDARIO:

Martedì 12 maggio ore 21.00 / Mercoledì 13 maggio ore 18.45 / Giovedì 14 maggio ore 21.15 / Sabato 16 maggio ore 21.15 / Domenica 17 maggio ore 15.30

Café de flore

R.: Jean-Marc Vallée. Int.: Vanessa Paradis, Kevin Parent, Évelyne Brochu, Hélène Florent, Marine Gerrier. Canada/Francia, 2011, col., 120’, v.o. sott. it.

Il film racconta due storie d’amore apparentemente slegate tra loro, in tempi e luoghi diversi. Nella Montréal dei giorni d’oggi Antoine è un dj di successo circondato dall’affetto della moglie Carol e delle due figlie. Ma un giorno l’uomo si innamora di un’altra donna, mandando all’aria il proprio matrimonio, mentre Carol inizia a fare strani sogni su un bambino in pericolo… Anni prima, nella Parigi degli anni Sessanta, la madre single Jacqueline si trova da sola di fronte al compito di crescere il figlio Laurent, affetto da sindrome di Down e innamorato di una coetanea.

Mercoledì 13 maggio ore 21.00 / Giovedì 14 maggio ore 16.30

C.R.A.Z.Y.

R.: Jean-Marc Vallée. Sc.: Jean-Marc Vallée e François Boulay. Int.: Marc-André Grondin, Michel Côté, Danielle Proulx, Pierre-Luc Brillant, Alex Ravel, Maxime Tremblay. Canada, 2005, col., 127’.

Zac Beaulieu è un ragazzo molto speciale. Per cominciare è nato nella notte di Natale del 1960, e la mamma Laurienne è convinta che abbia poteri da guaritore. Quarto di cinque fratelli tutti maschi e diversi tra loro, è il prediletto del padre Gervais. Ma Zach è speciale anche per un altro motivo: col passare degli anni, infatti, prende coscienza della propria omosessualità. E in una famiglia ultrareligiosa come la sua, il ragazzo deve decidere se confessare il proprio orientamento sessuale o continuare a mentire per salvare la propria relazione col padre.

Giovedì 14 maggio ore 19.00 / Sabato 16 maggio ore 15.30

Dallas Buyers Club

R.: Jean-Marc Vallée. Sc.: Craig Borten e Melissa Wallack. Int.: Matthew McConaughey, Jared Leto, Jennifer Garner, Denis O’Hare, Steve Zahn, Griffin Dunne. USA, 2013, col., 116’           , v.o. sott. it.

Texas, anni Ottanta. Ron Woodroof, cowboy da rodeo texano, donnaiolo e festaiolo, scopre di aver contratto il virus dell’HIV. Da quel momento sembra aprirsi per lui un calvario di trattamenti e medicinali sperimentali, la cui efficacia non è ancora stata sperimentata. Ma il carattere di Ron lo porterà a non arrendersi alla malattia e, grazie all’aiuto di una sensibile dottoressa e di un transgender sieropositivo, ad aprire un commercio alternativo di medicinali considerati più efficaci, ma vietati dal ministero della sanità degli Stati Uniti. Tratto da una storia vera. Premio Oscar a Matthew McConaughey e Jared Leto come miglior attore protagonista e non protagonista.

Mercoledì 13 maggio ore 16.30

The Young Victoria

R.: Jean-Marc Vallée. Sc.: Julian Fellowes. Int.: Emily Blunt, Rupert Friend, Miranda Richardson, Mark Strong, Jim Broadbent, Harriet Walter, Paul Bettany. USA, 2009, col., 100’.

Inghilterra, 1937. Con il re Guglielmo IV prossimo alla morte si apre la diatriba tra i familiari per la successione al trono. Ma la discendente diretta è Vittoria, appena diciassettenne, che si ritrova così coinvolta in un intricato sistema di favoritismi e giochi di potere. Per assecondare le ragioni di Stato la famiglia reale spinge perché Vittoria sposi il cugino Alberto; ma entrambi i giovani si ribelleranno a un sistema che non considera i loro sentimenti, finendo comunque per diventare prima amici e poi innamorati. Alla morte del re Vittoria sale al trono come regina d’Inghilterra, inaugurando uno dei periodi più gloriosi della storia dell’Inghilterra. Premio Oscar per i migliori costumi.

Venerdì 15 maggio ore 17.30 /Domenica 17 maggio ore 21.00

Wild

R.: Jean-Marc Vallée. Sc.: Nick Hornby, dal libro omonimo di Cheryl Strayed. Int.: Reese Witherspoon, Laura Dern, Thomas Sadoski, Keene McRae, Gaby Hoffman. USA, 2014, col., 115’.

La vita non è mai stata troppo gentile con Cheryl Strayed. Allontanatasi da giovane con la madre e il fratello dalle angherie del padre, con l’età adulta i problemi si sono presentati sotto la forma di un divorzio e di una forte dipendenza dall’eroina. In seguito alla morte della madre Bobbi, Cheryl decide che è il momento di mettere un po’ di ordine nella sua vita. Con poca preparazione e molta incoscienza decide quindi di attraversare completamente da sola il Pacific Crest Trail, un percorso di più di 1600 km lungo la costa del Pacifico. Durante il difficile viaggio Cheryl imparerà molte cose su se stessa, e riuscirà a dare finalmente un senso alla propria esistenza.

MODALITÀ D’INGRESSO ALLE PROIEZIONI:

Biglietto intero €7,00 / ridotto per possessori di Cinetessera o studenti universitari €5,50

Proiezione pomeridiana feriale: intero €5,50 / ridotto €3,50

Cinetessera annuale: €6,00 - valida anche per le proiezioni al MIC – Museo Interattivo del Cinema e Area Metropolis 2.0 - Paderno Dugnano

INFO:

Spazio Oberdan - viale Vittorio Veneto 2 Milano

tel. 02 7740 6316

http://oberdan.cinetecamilano.it

www.facebook.com/pages/Spazio-Oberdan

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Sabato 2 e domenica 3 maggio Fondazione Cineteca Italiana presenta allo Spazio Oberdan di Milano GRANDE CINEMA IN GRANDE FORMATO, due imperdibili appuntamenti con due grandi opere: il capolavoro 2001: Odissea nello spazio del maestro Stanley Kubrick e l'ultima grandiosa fatica di Christopher Nolan, Interstellar.

Le opere sono proposte nella versione in pellicola 70mm, due intramontabili storie che sono rimaste nel cuore del pubblico, nelle quali i registi hanno proposto un genere cinematografico molto richiesto e amato da tutti, grandi e piccini, soprattutto negli ultimi tempi. Pellicole altamente introspettive che, oltre a trasportare lo spettatore in un lungo viaggio nello spazio in galassie sconosciute a bordo di imponenti navicelle spaziali, analizza in maniera approfondita la mente e le emozioni umane, altro immenso mistero rimasto ancora sconosciuto a tutti.

Due film visionari di eccezionale empatia e coinvolgimento, esaltati da un uso magistrale della colonna sonora, con una densità dell'immagine e potenza del suono assolutamente garantite dal formato in 70mm, formato in cui le pellicole sono appunto presentate.

SCHEDA DEI FILM E CALENDARIO:

Interstellar - sabato 2 maggio ore 15.30 e ore 21.00

R.: Christopher Nolan. Sc.: C. Nolan, Jonathan Nolan. Int.: Matthew McConaughey, Anna Hathaway, Jessica Chastain, Bill Irwin, Michael Caine, John Lithgow. UK/USA, 2014, col., 168’.

In un futuro non precisato, un drastico cambiamento climatico ha colpito duramente la popolazione e l'agricoltura del mondo. Un gruppo di scienziati che utilizzando un "whormhole" (buco nero in cui la gravità è ridotta), riescono a superare i limiti fisici e temporali dello spazio ed esplorare così nuove dimensioni dove la gente può vivere meglio e al sicuro. Il granturco è l'unica coltivazione ancora in grado di crescere, il loro obiettivo diventerà quindi quello di trovare nuovi luoghi adatti a coltivarlo per il bene dell'umanità.

2001: Odissea nello spazio - domenica 3 maggio ore 18.45

R.: S. Kubrick. Sc.: A.C. Clarke, S. Kubrick,. Int.: Keir Dullea, Gary Lockwood, William Sylvester, Daniel Richter, Margaret Tyzack. UK/USA, 1968, col., 140’.

Un’autentica opera d’arte visiva e filosofica, un viaggio fantascientifico nell'ignoto che condurrà lo spettatore nei luoghi più profondi e sacri dell'animo umano. 

MODALITÀ D’INGRESSO ALLE PROIEZIONI:

Biglietto d’ingresso intero € 10,00

Biglietto d’ingresso ridotto per possessori di Cinetessera o studenti universitari € 8,00

Cinetessera annuale € 6,00 valida anche per le proiezioni al MIC – Museo Interattivo del Cinema - e all'Area Metropolis 2.0 – Paderno Dugnano.

INFO:

Spazio Oberdan - viale Vittorio Veneto 2, angolo Piazza Oberdan - Milano

tel. 02.87242114

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www.cinetecamilano.it

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Ricorda l'Ivory più ispirato e meglio apprezzato il nuovo lavoro cinematografico di Saul Dibb che con Suite francese si mette alla prova con un genere assolutamente pericoloso e affascinante: la commedia umana. E la prova gli riesce davvero bene.

La pellicola è equilibrata in ogni suo dettaglio. Dalle partiture per pianoforte, alla riduzione della sceneggiatura di un romanzo misterioso e complicato come l'ultima opera dell'ebrea ucraina naturalizzata francese, dai costumi essenziali ed eterei ai paesaggi dell'incantevole campagna francese. La storia di Suite francese è romantica nella misura in cui lo può essere il racconto di un amore al tempo della guerra e di due amanti che il momento, la storia, le condizioni sociali e la propria cultura avrebbero voluto lontani e distanti l'uno dall'altro.

Invece la bella e triste Lucille, ospite della severa e scontrosa suocera e in attesa di suo marito prigioniero di guerra, incontra e ama Bruno Von Falck, ufficiale tedesco tra gli occupatori del piccolo paese francese e costretto ad essere ospitato a sua volta nella stessa casa della giovane donna. Saul Dibb allora importa nel suo lavoro cinematografico la magnificenza della tragedia greca e della sua struttura imponente che mette inevitabilmente tra gli uomini e gli amanti la moira, ovvero il fato o il destino al quale non ci si può sottrarre e al quale Lucille e Bruno comprendono benissimo di non potersi sottrarre. Allora il tragico si sublima in amore e passione e i due giovani si arrendono ai loro sentimenti e alla loro sorte quasi con sollievo.

Il breve romanzo di Nemirovsky in realtà è più passionale, più ostico in molte sue pagine, più introspettivo nella maniera in cui la stessa autrice, poi morta in campo di concentramento, desiderava denunciare o sfogare una certa propensione della cultura e della società francese al tempo della seconda guerra mondiale.

Dibb, al contrario, confeziona una pellicola morbida e ispirata, tragica ma leggera dove la straordinaria interpretazione di Michelle Williams concentra e raccoglie l'intero successo del film e il senso ultimo dell'opera stessa. Chi conosce la vita vera e personale dell'attrice non può allora che commuoversi ancora di più...ma questa è solo una concomitanza.

Antonia Del Sambro

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Ci sono coppie artistiche che funzionano più di altre e non ci si può fare nulla. A volte sono solo amici, a volte fratelli, a volte sconosciuti che si incontrano solo per lavorare insieme e produrre grandi capolavori. Castellitto e sua moglie da qualche anno non fanno altro che mettere a segno colpi vincenti perché sembra che lei ormai scriva solo per lui che a sua volta si ricorda di essere anche un regista solo dopo che la gentile consorte abbia mandato in libreria l'ennesimo best seller letterario. Comunque vadano le cose l'interesse che lettori e spettatori riservano ogni volta ai due ha un che di sorprendente. E anche questa volta "Nessuno si salva da solo" è stato boom di lettori e ora di spettatori incuriositi e ammirati dalla solita storia strappalacrime che però quando la si legge risulta più credibile di un film tutto sommato glamour e cool con i due attori italiani del momento, o meglio con i due attori italiani più amati dai critici.

La trama della pellicola di Castellitto è banale e già vista: viaggio nel tempo per una coppia che è scoppiata e che cerca un accordo silo per il bene dei figli e finisce con il ritrovarsi.

Dalia e Gaetano sono abbastanza giovani per potersi permettere un divorzio e una nuova vita ma anche già maturi per capire che farsi una guerra incondizionata andrebbe a svantaggio dei loro bambini. Allora pensano, riflettono, fanno gli introspettivi e regalano agli spettatori l'illusione che stanno parlando anche di loro. Di una generazione che parla poco, si confronta anche meno ma che sembra esageratamente moderna e all'avanguardia per tutto il resto.

Le vite parallele del libro e del film però si fermano alla capacità del mezzo di celluloide di andare oltre le descrizioni e affidarsi al discorso dello sguardo cinematografico, quello di Bresson e Antognoni e che evidentemente Castellitto ha imparato bene e che usa con grande intelligenza.

Così se il libro della Mazzantini risulta il solito mattone melodrammatico scritto con il solito linguaggio tradizionale e molto preciso, il film di suo marito è straordinariamente bello nella fotografia, negli esterni e nella luce che emana da tutte le scene e nella posa attoriale dei due protagonisti. Il prodotto registico quindi funziona nella misura in cui Castellitto sa fare il cineasta e punta su uno Scamarcio e una Trinca più ispirati che mai. Per il resto la banalità regna sovrana.

Che la generazione di Dalia e Gaetano è una generazione di smidollati in confronto a quella dei loro nonni sopravvissuti a due guerre mondiali e pochissime risorse è un fatto risaputo e che le giovani coppie di oggi vadano in crisi con una facilità estrema è anch'esso un fatto ormai assodato.

Pertanto, se proprio vi piace il genere osate...altrimenti una pizza con gli amici è sicuramente meglio!

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Saverio Costanzo torna sul grande schermo per proporre ancora una volta una pellicola drammatica che spinge lo spettatore a una lunga e profonda riflessione sul mondo consumistico di oggi, sulla necessità di imporre la propria volontà sugli altri e sul sempre più complicato ruolo dei genitori, figli a loro volta di un’epoca malata e perversa, psicotica ed egoista.

È quando succede in Hungry Hearts, dove l’unica vera vittima della nostra società sembra essere il bambino di Mina, protagonista della pellicola e madre ossessiva e ossessionata che da ragazza innamorata e piena di vita e di energia si trasforma in un genitore possessivo e incosciente tanto da mettere in serio pericolo proprio la vita del suo bambino.

Mina e Jude all’inizio sembrano una normale coppia di giovani innamorati che arrivano a coronare il loro sogno di famiglia con la nascita del loro primo figlio, ma Mina è in realtà una ragazza fragile e sola, da tempo orfana di madre e con un padre mai stato presente. E così quando sta per nascere il bambino la giovane donna si rivolge a una maga che le profetizza cose straordinarie sulla creatura che sta per nascere. Il fatto, insieme alla sua fragilità mentale ed emotiva, porta Mina a creare intorno a suo figlio una gabbia dorata, una prigione fisica e mentale dove il bambino si spegne ogni giorno un po’ di più, stretto da un isolamento malato e dalla somministrazione di cibi che pur se naturali ne impediscono la crescita e lo rendono debole e dalla salute delicata.

Jude allora decide di intervenire non solo per salvare il proprio bambino ma per porre fine a questo legame esclusivo, morboso e malato che la propria compagna ha instaurato con la loro creatura.

Ed è qui che il dramma del film si palesa in ogni sua forma.

Le vittime sono molte di più. Oltre al piccolo della coppia ci sono i suoi stessi genitori, le persone che ruotano attorno a loro e soprattutto l' società intera che risulta manifestamente vittima di se stessa, delle proprie psicosi moderne e collettive e della più infelice delle passioni, quella del possesso che dalle cose passa alle persone, con conseguenze drammatiche e fatali.

La bravura di Costanzo in questa ultima pellicola è quella di essere solo l’occhio della macchina da presa che racconta una storia e si sofferma sulle emozioni individuali e sui drammi collettivi; non c’è morale, né condanna, né la volontà di ergersi a giudice e inquisitore.

Il problema della scelte alimentari e della nuove tendenze nutritive è solo accennato e preso a pretesto per descrivere e puntare il dito su una malattia molto più pericolosa e crudele: quella di dimenticarsi in questa società che non siamo padroni se non di noi stessi e della nostra vita.

Le vite degli altri sono sacre e anche se non possono piacerci comunque non ci appartengono.

Capire questo è superare il dramma.

 

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Bando alle scene da fumetti delle ultime pellicole di successo, bando agli effetti speciali e alle scene di inseguimenti e macchine distrutte e bando anche alle produzioni milionarie.

David Dockin ha un budget limitato e quindi decide di fare solo il regista e da bravo direttore si affida solo a bravi attori.

The Judge è la quintessenza della recitazione hollywoodiana più classica, quella per capirci che ha reso grandi attori del calibro di Gregory Peck e James Stewart.

E così anche nella pellicola di Dockin tutto è affidato alle capacità interpretative dei due protagonisti Robert Duvall e Robert Downey Jr, rispettivamente padre e figlio, giudice e avvocato, accusato e difensore.

La trama è quasi banale e narra la storia dell’avvocato di successo della grande metropoli, Hank Palmer, che torna a casa in una piccola cittadina di famiglia per il funerale di sua madre.

Qui ritrova i vecchi amici, l’ex fidanzatina del liceo, interpretata da una altrettanto bravissima Vera Farmiga, i suoi due fratelli e naturalmente suo padre, l’inossidabile, severo e arido Joseph Palmer, giudice della contea.

Dopo aver sbrigato tutte le faccende familiari Hank si appresta a lasciare il suo “vecchio” mondo e a ritornare nello scintillio della Chicago legale ma suo padre il giudice viene accusato di omicidio e rischia la pena di morte.

Messo alle strette dalle circostanze, Hank deve trasformarsi in avvocato difensore di suo padre, un genitore che non gli ha mai dimostrato affetto, che gli è sempre stato nemico e che ha reso la vita famigliare un vero inferno a tutti.

E in questo momento, allora, che The Judge diventa pellicola intimista e sussurrata dove il melodramma della sceneggiatura si fa dramma per immagini e dove tutti i protagonisti strizzano l’occhio agli spettatori per portarli ognuno dalla propria parte.

La buona recitazione dei protagonisti ma anche di tutti gli altri personaggi minori è il vero filo conduttore del film di Dockin, più della trama stessa perché questa a volte si appesantisce inutilmente e devia in tanti piccoli dettagli inutili.

The Judge è una pellicola intimista e bisbigliata, una grande prova di regia e di interpretazione per tutti gli amanti del buon cinema.

 

 

Antonia del Sambro

 

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Domenica, 09 Marzo 2014 21:39

Alessandro Gassmann in Cineteca

Vi piace Alessandro Gassmann? Siete appassionati di Shakespeare?

Allora non potete perdervi l’anteprima di “Essere Riccardo...e gli altri” allo Spazio Oberdan e al MIC - Museo Interattivo del Cinema.

 

Dal 10 al 16 Marzo 2014, Fondazione Cineteca Italiana propone in anteprima Essere Riccardo...e gli altri, il documentario che descrivere ed entra nel cuore dello spettacolo teatrale Riccardo III. L’anteprima sarà accompagnata da una rassegna per celebrare il grande talento di Gassmann.

Alessandro Gassmann è regista e protagonista di questa rappresentazione teatrale e nel documentario racconta la genesi dello show, la sera della prima ma anche le prove, la messa in scena e l’attesa per il debutto. Il film sarà proiettato al pubblico di Spazio Oberdan lunedì 10 Marzo alle ore 21 mentre giovedì 13 Marzo alle ore 16.30 sarà visibile al MIC - Museo Interattivo del Cinema. Al termine delle proiezione, in questi due giorni, ci sarà un intervento in sala di Alessandro Gassmann. Il film, incontro riuscito tra il mondo teatrale e quello del cinema, rappresenta un’occasione unica per scoprire il grande talento di uno degli attori più apprezzati e ammirati del cinema italiano, a confronto con uno dei testi più interessanti di Shakespeare.

“R III - Riccardo Terzo”, lo spettacolo narrato nella sua genesi e sviluppo nel documentario, è l’ultimo lavoro per la scena di Alessandro Gassmass.

 

Tre pellicole completeranno i giorni dedicati all’attore e regista italiano, tre titoli che testimoniano la sua versatilità, sia come attore di commedie e di film d’autore, sia come regista.

Sarà proiettato “Il bagno turco. Hamam.” di Ferzan Özpetek. Il film narra la storia di un architetto rampante sposato a una fedifraga donna in carriera che eredita dalla zia un bagno turco a Istanbul. L’architetto parte un po’ scocciato da Roma con l’intenzione di vendere in tutta fretta la baracca ma la famiglia turca che custodisce l’hamam e una storia d’amore molto particolare fanno cambiare idea al protagonista.

Un secondo film, che ha reso famoso l’attore, sarà presente in questo rassegna: “La bomba” di Giulio Base, in cui viene per scherzo messa in piedi una falsa gang mafiosa.

L’ultima pellicola proiettata sarà “Razzabastarda” di Alessandro Gassmann, il primo film che lo vede come regista. Legato alla realtà dell’immigrazione e alle problematiche della droga, racconta la storia di Roman un immigrato rumeno che vive alla periferia romana.

 

Un’occasione per scoprire e apprezzare il grande talento di un artista italiano è messa a disposizione da questa rassegna e anteprima al MCI e allo Spazio Oberdan. Non perdetevela!

 

 

 

Alessandro Gassmann in Cineteca

10 Marzo presso Spazio Oberdan

13 Marzo presso il MIC

Rassegna dal 10 al 16 Marzo 2014

 

Info

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

www.cinetecamilano.it

T 02 8724211402 87242114

 

Modalità d’ingresso

OBERDAN: Intero € 7/ ridotto € 5,50

MIC: Intero € 5,50/ ridotto € 4

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Venerdì, 24 Gennaio 2014 17:40

Il capitale umano: la brutta Italia che piace

Paolo Virzì cambia registro, toni e location e presenta agli spettatori italiani un film che non solo convince ma che fa il classico “botto” al botteghino guadagnando in pochi giorni più di un milione e mezzo di euro. Che strano! La pellicola non è niente di che dal punto della costruzione e dell’abilità registica, la storia non è neppure originale dato che è tratta da un romanzo di successo americano ambientato nel Connecticut e i personaggi sono davvero brutti e diseducativi, tutti, anche i giovani. E allora cosa piace così tanto ne Il capitale umano?

Sicuramente l’ottima performance di Fabrizio Bentivoglio e di Valeria Bruni Tedeschi ma anche l’assoluta capacità di Virzì di trasformare la storia di un dramma americano in una commedia all’italiana amara e cruda di quelle che si vedano negli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso.

I personaggi sono goffi, maldestri, brutti e volgari. Le donne sono solo le controfigure degli uomini e i protagonisti più giovani sono il frutto dei loro insopportabili, ambiziosi e miserrimi genitori.

Chi va a vedere Il capitale umano molto difficilmente uscirà dalla sala pensando: “ma io non sono così, i miei figli non sono così, i miei genitori non sono così”. E probabilmente è vero!

Perché Virzì a suo modo esagera, amplifica, barocheggia. Come faceva a suo tempo Moliere con la società del tempo o più addietro i drammaturghi dell’antica Grecia.

L’attuale società è fatta sì di gente come il cinico imprenditore brianzolo e della sua stupida moglie, del mediocre agente immobiliare che vuole emergere in società e farsi invitare alle feste in piscina, di ricchi e viziati rampolli che non conoscono il dolore del lavoro precario e del mutuo trentennale per acquistare due vani ma la società attuale nasconde questa gente anche molto bene.

Ovvero, Paolo Virzì ci racconta i vizi e le brutture del nostro tempo ma le persone e i fatti che il regista descrive ormai sono occulti. A meno che la Guardia di Finanza o l’Agenzia delle Entrate non li faccia conoscere anche a tutti gli altri.

I ricchi ora fanno finta di non esserselo. Se organizzano feste in piscina nelle loro ville non lo urlano ai quattro venti, i rampolli simulano lavoretti stagionali per giustificare l’acquisto di potenti macchine sportive. E così Il capitale umano di Virzì racconta davvero quello che succede ma nessuno di noi incontrerà sul serio queste persone. Almeno non ora. Forse, dieci, dodici anni fa sarebbe stato ancora possibile. Ma adesso non più. Perché anche i ricchi, gli arrivisti, i cinici e gli egoisti un po’ nei giorni attuali si vergognano.

Della pellicola di Virzì allora resta soprattutto la capacità del regista di avere costruito una tragicommedia all’italiana dove ancora una volta e come nelle migliori tradizioni la vittima è un pover’uomo con un lavoro mediocre che torna a casa in bicicletta di notte e che perde la vita a causa di un’incosciente, prepotente alla guida di un suv.

Il resto è la solita Italietta del 1950.

 

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