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Recensione Massimo Volume – Aspettando i Barbari (La Tempesta, 2013)

 

I Massimo Volume sono tornati e non possiamo negarlo; dopo Cattive Abitudini del 2010, che rappresenta la volontà di riprovarci e di crescere ancora, di prendere il gruppo e di renderlo un tutt'uno con quello che è stato, progetti laterali di Emidio Clementi compresi, ora è la volta di Aspettando i Barbari.

 

Questo nuovo lavoro discografico passa in rassegna tutta la storia della band, dai testi migliori di Lungo i Bordi (anno 1995) e Da Qui (il mio preferito, anno 1997), alle prove di un canto leggermente accennato in Club Privè (non il mio preferito, anno 1999) fino ad arrivare all'esperienza più elettronica, e si stente, di Emidio detto Mimì con gli El Muniria (sentitevi anche gli inserti di 'Il nemico avanza'). Hanno preso il meglio, e musicalmente Aspettando i Barbari non ha davvero rivali: i Massimo Volume ce l'hanno fatta e nello scriverlo mi sembra quasi di essere tornato negli anni '90 quando nell'alt-rock italiano loro erano lassù, in cima. Una bella sensazione insomma. La produzione questa volta è affidata, oltre che ai MV stessi, a Marco Caldera che si mette anche ai synth e ai sampler, mentre i toni e le sensazioni sono più cupi e duri rispetto al precedente Cattive Abitudini.

 

'Dio delle Zecche' è stata scelta per aprire l'album e sono le parole di Danilo Dolci a raccontare, perfettamente, la loro scalata: “vince chi resiste / alle tentazioni / chi cerca di non smarrire / il senso / la direzione / vince chi non si illude”. Tantissime sono le ispirazioni e i riferimenti che spuntano come fiori nel campo di queste dieci canzoni, da John Cage a Mao Tse Tung, da Steinbeck a Buckminster Fuller. Nel momento esatto in cui senti declamare “Se penso a te / ti vedo in via dei tigli” ('La Cena') vieni gettato nel film e nelle perfette immagini che questa canzone crea tra synth, chitarre e bordoni, con un finale sonoro leggermente noise (genere che si ripresenta anche in 'Compound').

 

La title track è una classica canzone dei Massimo Volume, con un testo perfetto, mentre 'Vic Chesnutt' stranamente è un po' fuori fase, oltre a essere l'unica traccia che non mi convince pienamente. 'Dymaxion Song' è un brivido unico, con Clementi che va oltre alla semplice declamazione, andando verso Johnny Rotten. 'La Notte' ci riporta in qualche modo ad 'Alessandro' (Stanze vuote, anno1993), con quel suo elenco di persone e di fatti. 'Silvia Camagni' è tesa e febbrile, liricamente potrebbe essere reinserita in Da Qui e tutto si fa più cupo quando Mimì dice: / “qualcuno mi ha detto / che vivi a Berlino / che esci la sera / che abiti sola / io ti sogno / ogni tanto / che attraversi / la strada / ti giri e / mi gridi / fai presto, / poi di colpo / scompari”.

 

'Da Dove sono stato' è un mantra apocalittico, una dichiarazione sincera piena di verità che chiude tutto quanto: “per tutte le strofe / uscite male / e le frasi sbagliate / che nessuno / potrà più cancellare / io vi saluto / e mi inchino / io vi saluto / e pieno di rispetto / vi dico addio”. Io però non dirò addio alle chitarre di Egle Sommacal e Stefano Pilia, nemmeno alla batteria di Vittoria Burattini e alla potenza tutta di Emidio Clementi, ma felice di un sesto album con questo livello qualitativo posso dire: prendo atto, vi ascolto e continuerò a seguirvi. Bravi.

 

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Andrea Facchinetti

 

 

Pubblicato in Musica

Ci spingiamo negli approfondimenti storici!

Presso il MIC – Museo Interattivo del Cinema di Viale Fulvio Testi 121, dal 27 febbraio al 27 marzo, Fondazione Cineteca Italiana in collaborazione con la Fondazione ISEC e Istituto Lombardo di Storia Contemporanea, propone cinque appuntamenti dedicati all’approfondimento storico attraverso il cinema. Il trait d’union delle pellicole proposte è il tema della crisi economica, e lo scopo è quello di esaminare come il mezzo cinematografico si sia confrontato con questo argomento. La rassegna segue un ciclo di incontri e lezioni rivolto agli insegnanti a cura del MIC.

 

Nel 1939 John Steinbeck scriveva uno dei grandi capolavori della narrativa americana, The Grapes of Wrath (letteralmente “I semi dell’odio”). Dalle pagine del testo emergeva un’analisi sociologica impietosa e feroce, attraverso la quale l’autore si scagliava contro quelle distorsioni della società statunitense rese ancora più gravi ed evidenti dalla pesante recessione economica in atto nel Paese. John Ford diresse il processo di trasposizione cinematografica del testo di Steinbeck realizzando Furore, uno dei film hollywoodiani più progressisti e liberali di sempre, premiato con un Oscar nel 1941.

Compongono il ciclo altri titoli come Fango sotto le stelle (Elia Kazan, 1960), il cui sfondo sociale è quello del new deal di Roosevelt, e con esso il razzismo, il progresso in contrasto con le ragioni della terra e del cuore, la dignità delle persone, mentre l’Oscar al miglior documentario 2011 Inside Job (Charles Ferguson, 2010)e Capitalism: a love story (Michael Moore, 2009) si concentrano sulle cause della crisi finanziaria mondiale del 2006-2010, mettendo a nudo la corruzione sistemica negli Stati Uniti attuata dall’industria dei servizi finanziari.

Infine, a concludere la rassegna è la volta di Margin Call (J.C. Chandor, 2011), thriller ambientato nell’alta finanza che coinvolge gli uomini chiave di una grande banca di investimenti durante le drammatiche ventiquattro ore che precedono la crisi finanziaria del 2008.

 

Schede film e calendario proiezioni

Mercoledì 27 febbraio

ore 15 Furore (John Ford, USA, 1940, 129’)

Primi anni ‘30, Tom uscito di prigione scopre che la terra della fattoria di famiglia è stata espropriata dalle banche. Senz’altra scelta carica i nonni ed i familiari su un camion e dall’Oklahoma partono verso la California con le loro poche cose e la promessa di una terra fertile. Conosceranno lotta, miseria e paghe da fame, ma i sopravvissuti si rimetteranno in piedi.

 

Giovedì 7 marzo

ore 15 Fango sulle stelle (Elia Kazan, USA, 1960, 109’)

Chuck Glover deve convincere i proprietari terrieri di Garthville a cedere le terre situate lungo il fiume Tennessee, per consentire al governo la costruzione di un sistema di dighe. Si scontra con l’ostinazione di Ella, un’anziana proprietaria, e con l’odio razziale che si ritorcerà anche contro di lui. Compiuto il suo lavoro riparte: con lui va Carol, la nipote di Ella che nel frattempo è morta.

 

Mercoledì 13 marzo

ore 15 Inside Job (Charles Ferguson, USA, 2010, 120’)

Documentario sulla bolla finanziaria scoppiata nel 2008 e ancora tragicamente attiva. Attraverso ricerche e interviste ai principali membri della finanza, politici e giornalisti viene analizzato il gotha finanziario degli Stati Uniti: Lehman, Goldman Sachs, Bush, i lobbisti...

 

Giovedì 21 marzo

ore 15 Capitalism: a love story (Michael Moore, USA, 2009, 127’)

Sullo sfondo del passaggio di consegne tra l’entrante amministrazione del neoeletto Barack Obama e quella uscente dell’ex presidente Bush, il documentario mostra le conseguenze provocate negli Stati Uniti dalla crisi economica mondiale e le responsabilità delle Corporazioni.

 

Mercoledì 27 marzo

ore 15 Margin Call (Jeffrey C. Chandor, USA, 2011, 109’)

Le ultime 24 ore di una banca di investimenti nella crisi del 2008, lo sguardo dal ponte dal grattacielo di Wall Street: un file annuncia il fallimento ed inizia l’ultima possibilità, corsa contro tempo e persone.

MODALITÀ D’INGRESSO:

Biglietto d’ingresso intero: € 5,o0

Biglietto d’ingresso ridotto: € 3,00 

Biglietto d’ingresso adulto + bambino: € 6,o0

Presentando un biglietto ATM all’ingresso sarà applicato il prezzo ridotto.

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