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Domani, venerdì 7 luglio, presso la Fondazione Merz di Torino, Flowers Festival presenta un secondo prequel della rassegna Wu Ming Contingent.

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Sarà La grande bellezza, ultima fatica cinematografica del regista Paolo Sorrentino, a rappresentare l’Italia agli Oscar nella sezione miglior film in lingua non inglese.

La pellicola del regista presenta una rinnovata Roma della dolce vita dove un giornalista viveur ultrasessantenne si muove con estrema nonchalance tra ambienti colti, nuovi vitelloni, attricette rampanti e neo arrivisti. È l’Italia del nuovo millennio a essere rappresentata, tra vecchio e nuovo, che non smentisce se stessa e che è lo specchio impietoso di chi l’abita e ci vive.

Il film è girato e scritto molto bene e il protagonista, Jep Gambardella, interpretato da Toni Servillo, attore preferito di Sorrentino, è perfetto e credibile. Anzi, si può dire, il miglior Toni Servillo dopo la magistrale interpretazione di Gomorra.

Quante chance ci sono di portarsi a casa l’ambito premio è difficile a dirsi, per ora si può ipotizzare che La grande bellezza per la storia che narra e per come è stata realizzata potrebbe convincere parecchi giurati nella scelta finale. Proprio in questi giorni il film è uscito in Inghilterra ottenendo pareri lusinghieri e critiche molto positive. Il prossimo mese di novembre la pellicola arriverà nelle sale cinematografiche statunitensi e già Il New York Times lo ha presentato con grandi lodi e apprezzamenti definendolo una perfetta metafora del declino italiano.

Sorrentino si dice ovviamente lusingato e soddisfatto, anche perché il film è stato scelto tra altre sei pellicole italiane di tutto rispetto come Viva la libertà di Roberto Andò, Miele di Valeria Golino, Razza bastarda di Alessando Gassmann, Salvo di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia, che ha già vinto la Semaine de la critique all'ultimo festival di Cannes, Viaggio sola di Maria Sole Tognazzi e infine l'outsider, l'horror indipendente Midway tra la vita e la morte di John Real.

Per il regista, inoltre, la candidatura del suo film rappresenta una doppia soddisfazione perché lo ripaga dall’esclusione nel 2008 della sua pellicola Il divo a cui venne preferita Gomorra. La Commissione di Selezione per il film italiano istituita dall'ANICA, su invito della "Academy of Motion Picture Arts and Sciences", è composta da Nicola Borrelli, Martha Capello, Liliana Cavani, Tilde Corsi, Caterina D'Amico, Piera Detassis, Andrea Occhipinti e Giulio Scarpati, che si sono riuniti alla presenza di un notaio e hanno formalizzato la scelta della candidatura. La grande bellezza è un bel film e merita di rappresentare l’Italia agli Oscar ma a prescindere da come la si pensa su Sorrentino e su un film denuncia della nuova società italiana è sempre bene fare il tifo per il cinema nazionale sperando che l’Oscar arrivi in Italia confermando che la cultura del Bel Paese, nonostante tutto, è viva e brillante.

 Indira Fassioni

 

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Venerdì, 22 Febbraio 2013 12:51

2013: Il Vaticano alla Biennale

2013: un anno che passerà alla storia. Dopo che papa Benedetto XVI ha deciso di mollare il colpo e lasciare il potere del suo minuscolo Stato a qualcuno di più giovane, e forse più motivato di lui, il Vaticano salirà agli onori della cronaca per un altro fatto eccezionale: la partecipazione alla Biennale di Arti Visive di Venezia, che si terrà dal prossimo giugno nella bellissima città della laguna veneta.

È la prima volta che la Santa Sede partecipa a questo evento e la cosa ha suscitato non poche polemiche, soprattutto in riferimento alle parole del Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, il cardinal Ravasi, che ha deciso di non intaccare i fondi del suo stato, ma di cercare degli sponsor per coprire i costi di questa nuova impresa.

Il tema della manifestazione saranno i primi undici capitoli del primo libro della Bibbia, la genesi,  dunque verranno trattati argomenti come la creazione, il valore della coppia, l’amore, il creato, il peccato originale e quindi anche il male, la violenza, il diluvio universale e la figura di Abramo. Tutti temi che già si possono osservare nel più grande e meraviglioso capolavoro dello stato pontificio: la Cappella Sistina. Poco trapela sugli artisti che verranno chiamati e selezionati, pochi di numero, forse una decina, sia uomini che donne, alcuni famosi, altri meno conosciuti. Si parla di Bill Viola, l’artista americano divenuto famoso per i suoi videro, ma anche di Anish Kapoor e di Yannis Kounellis, ma mancano conferme definitive.

Il presidente della Biennale, il dottor Baratta, sembra aver messo a disposizione della santa sede le Sale d’Armi dell’Arsenale, una superficie su due piani di circa 1000 metri quadrati, che necessita di un restauro. Forse in Vaticano utilizzerà uno solo dei due piani e dividerà lo spazio con un'altra nazione. In ogni caso, deve recuperare i soldi del restauro, che spetta alle sedi ospitanti per scelta della Biennale. Le risorse trovate dovrebbero essere investite nel recupero delle sale, che ora versano in precarie condizioni. Ciò garantirebbe al Vaticano l’usufrutto su questi spazi per 26 anni, e spendendo di anno in anno soltanto i soldi per le spese di allestimento.

C’è chi si chiede se tale scelta sia corretta o meno: il Vaticano possiede sul suo territorio moltissime opere d’arte, alcune in cattive condizioni. Non sarebbe forse meglio investire i soldi nel proprio Stato proponendo lavori di restauro, il recupero di opere d’arte, di strutture architettoniche? Non sarebbe meglio pagare, ampliare l’offerta, magari aprendo alla visita al pubblico alcuni palazzi, organizzando un maggior numero di visite guidate anche in ambienti mai visitati prima? Non sarebbe meglio investire i soldi del Vaticano nel Vaticano, dove hanno lavorato alcuni dei maggiori e più famosi artisti del nostro paese, le cui opere attirano ogni anno milioni e milioni di fedeli?

C’è chi si chiede l’utilità di questa scelta, portata avanti con tanta fermezza da monsignor Ravasi. Si dice che per anni abbia cercato di far accettare la candidatura del Vaticano alla Biennale.

Certo, sarà un modo per far conoscere ad un pubblico ampio l’opera di alcuni artisti internazionali, ma niente di più. I soggetti scelti per questa prima Biennale non sono rivoluzionari e neppure un poco originali: la Cappella Sistina li propone da centinaia di anni.

 

 

 

 

 

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