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Dal 24 gennaio al 2 febbraio 2019 presso lo Spazio Filatelia di Poste Italiane sarà ospitata la mostra Meditazioni per occhi di Nadia Nespoli, un viaggio tra pittura, letteratura e spiritualità.

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Se c’è un artista che non ha bisogno di presentazioni, che basta nominare per dipingere sul volto degli astanti un misto di ammirazione e nostalgia, legata a tutti i ricordi a cui necessariamente Lui ha fatto da colonna sonora, be,  quell’artista è Francesco De Gregori.  Diciamocelo, chi non ha memoria di almeno un momento della propria vita che sia legato a doppio filo con quella voce da eterno ragazzo e quelle melodie dal sapore così mediterraneo.

Parte della nostra storia, da individui e da italiani, come un preziosissimo gioiello di famiglia, De Gregori ha tuttavia sempre avuto la capacità di sintonizzarsi perfettamente con i tempi cangianti; pur mantenendo il suo ineguagliabile spirito di cantastorie e grande amatore della vita (e delle donne), non ha mai smesso di scrivere  meravigliosi brani, grandissimi successi anche anni dopo la pubblicazione dei suoi più grandi capolavori, da Generale a Rimmel, da Titanic ad Alice, da Viva l’Italia a La Donna Cannone. Scoperto da Fabrizio de Andrè in un piccolo studio di registrazione di Roma, sua città natale, ha spiccato il volo con Rimmel, e da li ha volato con le sue ali, diventando uno dei pochi cantautori in grado di  “competere” (passatemi il termine, ovviamente di competizione non si tratta) con lo stesso Fabrizio.

Un’avventura musicale lunga una vita lo ha portato nel 2012 alla pubblicazione del suo ultimo album, Sulla Strada, già entrato nei cuori dei suoi più devoti fan, affezionatissimi ai suoi dischi, ma anche, e forse soprattutto, a Francesco, il Principe, il poeta, il giornalista, il musicista di strada, il compagno di viaggio, anche se solo con la voce e con le dita.

In occasione dell’Arconati Music Festival Francesco De Gregori suonerà sul palco allestito nella magica villa alle porte di Milano insieme a Paolo Giovenchi e Lucio Bardi alle chitarre, Alessandro Arianti alle tastiere e fisarmonica, Alessandro Valle al mandolino e pedal steel guitar, Guido Guglielminetti al basso, Stefano Parenti alla batteria, Elena Cirillo al violino.

13/07/2013 Villa Arconati, Bollate (MI) Inizio concerti 21,30 Poltronissima Prima  36€ Poltronissima  31€ Poltrona  26€

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Due ragazzi come tanti, un unico desiderio: quello del cambiamento, quello di rendere la cittá di Milano un posto migliore in cui vivere. Un sogno  comune che li ha legati non solo ad un’amicizia vissuta fra le mura del centro sociale Leoncavallo, uno dei luoghi in cui il bisogno di migliorare la societá dell’epoca costituiva la prioritá dell’aggregazione. Ad unirli é una tragedia consumatasi quel  lontano 18 marzo 1978, quando ancora diciottenni credevano che un mondo diverso fosse possibile e lo volevano a tutti i costi. Lo dimostravano attivamente, fino all’ultimo istante della loro troppo e maledettamente breve vita. A coinvolgerli a quel tempo, era infatti un’iniziativa che voleva combattere il traffico della droga del quartiere Lambrate legato alla destra eversiva.

Sono passati trentacinque anni da quel giorno, dal giorno in cui Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci decidono di passare la serata come era loro solito, quattro chiacchiere, un concerto, tanti amici. Cenano insieme, intorno alle 20.00 escono di casa, un edicolante li sente parlare a proposito dei fatti che in quei giorni erano testimonianza viva delle grandi contraddizioni storico politiche del nostro paese. Quei fatti storici avvenuti proprio in quei giorni e che hanno segnato la storia italiana profondamente, uno tra i quali il rapimento dell’onorevole Aldo Moro. Percorrendo le vie del quartiere Lambrate, diretti al centro sociale Leoncavallo, raggiungono via Mancinelli. E’ esattamente qui, pressappoco al numero 8, che i loro sogni si imbattono nella furia omicida dei loro spietati carnefici, la quale identitá è rimasta ancor oggi un mistero. Tre persone che agiscono con freddezza e professionalità, due dei tre vestono cappotti chiari. Pochi scambi di parole, la situazione si colora di rosso, il colore del sangue di due persone appena diciottenni.

Un massacro impunito che continua ad essere un enigma, una giustizia che per negligenza e scarso interesse non ha saputo dare delle risposte, considerandolo forse un caso di ‘serie b’. Tra le poche certezze emerse dalle indagini, condotte inizialmente dal sostituto procuratore Armando Spataro e presto capitolate in un vicolo cieco e alla definitiva archiviazione nel 2000, è quella che Fausto e Iaio quella notte furono stati giustiziati. Troppo scomodo l’impegno di controinformazione che i due amici stavano svolgendo a proposito dei traffici di eroina che erano diventati il morbo del quartiere. A qualcuno il loro attivismo dava molto fastidio. Da Roma non tarda ad arrivare una rivendicazione da parte dei Nar, Brigata Franco Anselmi, fondata dallo stesso Anselmi  che dodici giorni prima era stato ucciso durante una rapina a un’armeria, sempre a Roma. Rabbia e sgomento seguirono i giorni successivi il loro omicidio. Centinaia di migliaia i cittadini che il 22 marzo 1978, giorno dei funerali, non mancarono di scendere in piazza a manifestare il loro cordoglio. Un forte pianto collettivo, profondo sgomento e una ferita indelebile.

Il senso della speranza dei due amici che si spense sotto i colpi di otto proiettili Winchester calibro 7,65, ma il senso della loro lotta è ancora vivo in una cittá come Milano che non vuole dimenticare, che non deve ‘archiviare’ il ricordo, ma che sulla base di quello, necessita costruire un futuro fruttuoso, impegnato nell’opposizione di ogni logica neofascista. Pisapia definisce questo dramma di matrice inequivocabilmente politica, una sconfitta dello Stato, della giustizia e della democrazia, un fatto non accettabile, un caso che non ha mai visto  la verità: ‘’non sono mai state svelate le trame ma solo lasciate intravedere.‘’

A Fausto e Iaio sono stati dedicati i giardini di piazza Durante, a due passi da piazzale Loreto, nel cuore del quartiere Casoretto, inaugurati un anno fa dal sindaco di Milano in onore dei suoi ‘’per sempre ragazzi.’’ Quest’anno Nerospinto consiglia lo spettacolo ‘Viva l’Italia’: una riflessione su quel passato che vuole farsi presente. Un testo inedito di César Brie, regista e attore argentino di lungo corso che vive e fa teatro a Milano. Uno spettacolo che presenterà la vita di 5 personaggi realmente vissuti e che metteranno in scena i segreti e i retroscena di uno dei delitti emblematici di un’Italia dal clima rovente. Un’Italia paese delle ingiustizie di stato e delle stragi fasciste rimaste impunite, ma che attraverso il teatro vuole dimostrare di non essere vigliacca. Alla sua elaborazione, oltre a documenti e libri che testimoniano i fatti, ha contribuito anche Maria Iannucci, sorella di una delle due vittime e presidente della ‘Associazione amici e familiari di Fausto e Iaio’. Al teatro Puccini  l’uomo sará posto al centro della rappresentazione con i suoi sogni, gli errori e gli orrori, con un unico intento che mira a volerli trasformare in una speranza, ossia quella della possibile realizzazione di una societá libera dallo sfruttamento dell'uomo sull'uomo. La stessa per la quale Fausto e Iaio hanno combattuto e che sognavano per l’Italia.

VIVA L’ITALIA

le morti di Fausto e Iaio di Roberto Scarpetti, regia di César Brie

Dal 18 marzo al 14 aprile 2013 al Teatro Elfo Puccini

Corso Buenos Aires 13

Mart/sab. ore 21.00, dom. ore 16.00

Prezzi: Intero € 30.50 - Martedì € 20 - Ridotto giovani e anziani € 16

LA MOSTRA

Dal 18 marzo al 14 aprile, in occasione dello spettacolo Viva L’Italia sarà allestita un'installazione realizzata da alcuni studenti del Liceo artistico di Brera ispirata allo spettacolo e all'atmosfera degli anni 70.

Foyer della Sala Fassbinder . Ingresso libero

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