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Intervista a Davide Ferrario, in uscita il 15 aprile con l'Ep “Lullabies”: “Torno al mio amore per l'elettronica. Battiato? Gli devo tutto”

Davide Ferrario "non il regista" - come si definisce su Facebook con il suo solito mix di umiltà e autoironia - dopo una carriera passata negli studi e sui palchi di tutta Italia a fianco di grandi artisti come Franco Battiato e Max Pezzali, Gianna Nannini e Piero Pelù, sveste momentaneamente i panni del turnista e producer per uscire il 15 aprile con l'Ep "Lullabies" (Manjumasi), il primo della sua carriera solista dopo l'album "F" del 2010.

Davide, oggi affermato e raffinato polistrumentista (e ieri chitarrista e frontman degli FSC che parteciparono al Festival di Sanremo 2007 sezione Giovani), racconta in esclusiva a Nerospinto il suo percorso artistico che con "Lullabies" lo ha portato a coltivare di nuovo una sua vecchia passione: la musica elettronica.


Davide, finalmente di nuovo in pista. Da solo e con un Ep tutto tuo. Che effetto ti fa? Se devo essere sincero nessuno in particolare, sto ancora cercando di capire cosa succede e cosa succederà. "Lullabies" è un progetto nato per gioco che sto portando avanti con uno spirito di libertà, come espressione di questa fase particolare della mia vita. Mi andava di farlo e l'ho fatto. Spero bene!

Chi ha ascoltato "F" deve aspettarsi qualcosa di totalmente diverso da "Lullabies", è così? Assolutamente sì, "Lullabies" è un disco completamente diverso da "F". Innanzitutto non è un album ma un Ep, con due pezzi e altrettanti remix. E poi è un qualcosa di totalmente slegato dal mio percorso di cantautore, zero pop e solo elettronica. C'è un solo punto in comune tra di due dischi. Come "F", anche "Lullabies" nasce in modo casuale. Ho cominciato a buttare già qualche idea a settembre dell'anno scorso. Ascolto dance e house da sempre ma non mi ero mai cimentato con l'elettronica, forse perché mi mancava il coraggio. Ma alla fine ho voluto provarci. Di certo non mi aspettavo che nel giro di pochi mesi avrebbe visto la luce come progetto discografico. Quindi ho seguito il mio istinto, sono andato a ruota libera e ciò che è avvenuto, inconsapevolmente, è una sintesi di molte delle cose che mi sono sempre piaciute. Le due idee che mi sono parse più azzeccate sono finite nel disco, ma ho scritto altri brani che magari usciranno in futuro. Chissà...

Parlaci dei due pezzi cardine del nuovo Ep, "Model" e "Jewel Ice"... Sono entrambi figli dello stesso momento, di due momenti ravvicinati tra loro. Nascono entrambi dal pianoforte, strumento che essendo chitarrista ho sempre amato tantissimo quasi quanto detesto la chitarra (ride, ndr). Partono entrambi da un sedersi al pianoforte... Pochi accordi per ottenere un effetto che definirei di morbidezza, un senso di morbidezza dato anche dal titolo del disco, "Lullabies", ovvero ninne nanne. L'ho scelto proprio perché si crea questo contrasto carino tra l'idea di fare cose molto avvolgenti, morbide, "da buonanotte", e il fatto di mescolare il tutto con sonorità house. Insomma, sono due pezzi molto simili tra di loro in quanto figli dello stesso momento creativo. Anche se la mia percezione personale è che "Model" abbia meno contenuto armonico e più contenuto ritmico. Potete ascoltare tutto qui

"Lullabies" esce con la Manjumasi, un'etichetta di San Francisco. Come siete entrati in contatto? Parto da una premessa: tutte le cose prodotte da loro mi piacciono un casino. Allora ho pensato: siccome adoro tutto quello che fanno e quello che faccio io ha una coerenza con quello che fanno loro, ho pensato di scrivergli una mail con la quasi certezza che non mi avrebbero "cagato di pezza", dato che sono italiano! Invece sono stati molto carini e, dopo 15 giorni, mi hanno risposto dicendomi di avere ascoltato e apprezzato i pezzi. Tutto è nato così, in modo molto semplice e lineare.

Invece, parlando un po' del passato, che ricordi hai del periodo con gli FSC? Non rinnego nulla, è stato un periodo importante che mi è servito come trampolino di lancio per trasformare la passione per la musica in un lavoro. Ero molto giovane e non aveva chissà quali speranze di sfondare. Il progetto degli FSC, come succede a tutte le band, ha avuto un inizio e una fine. Non mi chiedi di Sanremo?

Ci stavo per arrivare... E ti ho anticipato! È stata un'esperienza divertentissima, una cosa che tornando indietro rifarei al 100%. Ci si ritrova catapultati per una settimana in una dimensione che non ha nulla a che fare con la realtà, ma in realtà hai una percezione di te stesso maggiore di quella che è effettivamente. Te ne accorgi quando prendi il treno e torni a casa dai tuoi genitori. A me è successo così!


Gli FSC sono stati uno degli ultimi esempi di boy-band creata in laboratorio. Negli ultimi anni la musica pop italiana come e quanto è cambiata? Questo, secondo me, è un momento in cui ci sono tantissime cose che cinque anni fa non immaginavi neanche potessero finire nei circuiti musicali. È un periodo molto interessante per la creatività, c'è un fermento nuovo ed è da apprezzare il fatto che non ci sia più un certo tipo di pop prodotto dai soliti cinque produttori con testi scritti dai soliti 10 autori. C'è un'apertura a progetti più personali che trovo molto positiva.

Tornando a te, lavori e/o hai lavorato con alcuni dei più grandi artisti italiani: Franco Battiato, Max Pezzali, Adriano Celentano, Gianna Nannini, Piero Pelù, Marco Mengoni... Chi di loro ti è entrato più nel cuore? Franco Battiato. E non potrebbe essere diversamente, visto che è grazie a lui se ho iniziato a fare questo mestiere. Da allora sono passati 15 anni ma mi sembra sempre una favola

Una sera, con la band, siamo in un locale di Monselice (il paese di cui è originario, ndr) ad aprire il concerto di un gruppo di Milano. Nel pubblico c'è un ragazzo che a fine spettacolo ci chiede un demo, noi glielo diamo convinti di non rivederlo più. E invece, dopo 15 giorni, ci telefona chiedendoci se siamo disponibili collaborare con il Maestro nella produzione dell'album "Dieci stratagemmi". La peculiarità di Battiato? Direi l'umiltà, unita alla capacità di lasciare spazio creativo a chi lavora con lui. Il primo impatto è stato di terrore cieco! Poi ci ha fatto capire in cosa gli saremmo stati utili. Lì abbiamo capito di avere a che fare sì con un grande artista, ma soprattutto con una grande persona.

 

E la tua esperienza di vocal coach con Max Pezzali a "The Voice of Italy"? Posto che il mio rapporto con la tv è iniziato e finito lì, devo dire che si è trattata di un'esperienza molto piacevole. C'era tutto il team di Max e questo ha aiutato alla buona riuscita del "prodotto", ma soprattutto è stato bello avere a che fare con i ragazzi in gara. Avevano grande entusiasmo e voglia di imparare, avendo a che fare con loro è come se fossi tornato piccolo anch'io. Tendenzialmente non ho una grandissima considerazione per i talent-show - la competizione tra cantanti è una roba che trovo tremenda - ma il dietro le quinte è fatto di persone appassionate con professionalità e voglia di emergere.

Ultima domanda: dove e quando potremo vederti e sentirti live? Per ora l'unica data certa è il 23 maggio al Mare Culturale Urbano di Milano, un posto molto carino. Non sarà un dj-set ma uno spettacolo vero e proprio dove porterò i pezzi di "Lullabies". Per conoscere le altre date invito tutti a dare un'occhiata alla mia pagina Facebook e ai vari profili social. Il mio sito è fermo all'anno scorso? Lo aggiornerò, promesso!

Informazioni utili

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/davideferrario

Pagina Instagram: www.instagram.com/david3ferrario/?hl=it

Sito ufficiale: http://www.davideferrario.com

Roberto Bordi

Roberto Bordi

Genovese classe 1989, vivo ogni giorno come se fosse il penultimo. Musica e cinema solo d'autore. Come il pesto.

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