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Intervista al cantante Edipo

"Preistorie di tutti i giorni” è l’ultimo album di Edipo, al secolo Fausto Zanardelli,  un poeta contemporaneo e romantico, un cantautore che diverte, appassiona e fa riflettere. L’album è stato presentato come apertura del concerto di Caparezza tenutosi al Mediolanum Forum di Assago.

Incuriositi dal titolo dell’album e dalla particolarità dell’artista, Nerospinto ha incontrato Edipo.

 

NEROSPINTO: Innanzitutto, come mai “Edipo”?

 

EDIPO:  Ero alla ricerca di un nome d’arte, dato che Fausto Zanardelli non mi sembrava molto accattivante. “Edipo” è legato alla mia passione per Pasolini e in particolare al film “Salò o le 120 giornate di Sodoma”. Pasolini è riuscito a parlare del nazismo in chiave controversa e scioccante. Spesso quando dico da dove vengo (Salò, ndr), la gente non si rende conto di come gli abitanti stessi siano stati stuprati dal nazismo ed è un peccato che a Salò si associ solo quel periodo, perché io sono molto affezionato al mio luogo d’origine … Pasolini ha anche girato l’ “Edipo re” e da qui il mio nome d’arte. Mi riallaccio al mito di Edipo prevalentemente per quanto riguarda il conflitto generazionale, tema costante delle mie canzoni. L’ambiente famigliare, il rapporto coi genitori, determinano chi siamo. Una persona che ha avuto un’infanzia felice sarà diversa da chi ha vissuto in un ambiente più complesso.

 

NS: Qual è stata la tua formazione?

 

E: Ho cominciato a 12 anni con il rap. Poi a 19 anni mi son detto “basta” e mi sono fermato. A 23 anni però la passione è tornata e ho deciso di trasferirmi a Milano, dove ho studiato come tecnico del suono. La città l’ho sentita poi troppo grande per me e sono tornato a Salò, dove ho iniziato a registrare gruppi, cosa che mi ha consentito di conoscere molti artisti. A tempo perso, registravo anche brani miei, fino a quando non sono diventati un vero e proprio album. Il mio primo lavoro (“Hanno Ragione i Topi”2010, ndr) è stato accolto bene. Poco dopo è arrivato il secondo album (“Bacio Battaglia”, 2012, ndr), uscito per Foolica Records e ha avuto un maggiore successo. Questo è stato il mio trampolino di lancio, visto che poco dopo il secondo lavoro, ho incontrato Dargen D’Amico. Grazie a lui ho conosciuto la sua casa discografica, la “Giada Mesi”, che ha prodotto il terzo album.

 

NS: Quali sono gli artisti a cui ti ispiri? Quale musica ti piace?

 

E: Faccio fatica ad appassionarmi. Da tempo ormai non ascolto un artista per il quale mi dico: “Questo mi piace, me lo ascolto in macchina!”. Alla fine torno sempre alle origini, a  De Andrè, De Gregori, Dalla. Sono loro che mi fanno emozionare. A volte, però, provo una sorta di “blocco” di fronte ai grandi della musica, perché loro hanno saputo raccontare in modo giusto e definitivo le emozioni e quindi da un lato c’è la consapevolezza di non poter arrivare al loro livello e dall’altra ho paura di farmi influenzare mentre scrivo. I sentimenti sono al centro dei miei testi ed è la capacità poliedrica di raccontarli che rende un cantante un vero artista.

 

NS: Quale canzone avresti voluto scrivere?

 

E: “L’avvelenata” di Guccini. Attraverso questo brano, Guccini ha saputo trasmettere esattamente quanto provava ed è una canzone in cui mi ritrovo molto.

 

NS: Parlaci del tuo ultimo album. Quali sono le “Preistorie di tutti i giorni”?

 

E: Sono le storie di tutti i giorni, che raccontano l’emotività di chiunque. L’album è una sorta di diario di una persona normale. “Preistorie” proprio in romando all’uomo preistorico, al quale importava di mangiare, avere un riparo caldo … di questo parlo, di aspetti che riguardano la quotidianità di tutti.

È molto diverso dal secondo album, “Bacio Battaglia”, in cui il messaggio era “eccomi, io sono qua”. Quello è stato un disco contro, perché ero arrabbiato, avevo voglia di sfogarmi e dunque in quelle canzoni parlavo di rabbia e insofferenza. Dopo essermi sfogato, finalmente, son ritornato coi piedi per terra e ho ripreso a parlare di cose ‘normali’.

 

NS: Progetti per il futuro?

 

E: Adesso mi aspetta il tour estivo. Dopodiché sto già lavorando a nuovi brani e dunque ci sarà un quarto album di Edipo.

Purtroppo, “Preistorie di tutti i giorni” è uscito un po’ in ritardo rispetto a quando l’avevo concluso e gli ultimi due anni sono stati piuttosto travagliati per me. Ero quindi bloccato e non sereno per scrivere di nuovo. Adesso che è finalmente uscito, però, la penna ha ricominciato a scrivere.

 

NS: Qual è la tua giornata tipo?

 

E: Al mattino faccio colazione e un po’ di ginnastica, ascoltando “Dj Chiama Italia”, mi fa molto ridere! Dopodiché magari faccio un po’ di spesa, pranzo – cerco sempre di mangiare cose fresche – e al pomeriggio lavoro: rispondo a mail, scrivo, mi organizzo coi vari appuntamenti, incontri. Diciamo che di giorno sto prevalentemente in casa, anche se cerco di camminare il più possibile. La sera, invece, vado in studio e registro.

 

NS: Qual è la prima cosa che fai al mattino e l’ultima prima di addormentarti?

 

Al mattino faccio colazione. La sera vado a letto sempre piuttosto tardi. Stando sui Navigli, c’è sempre molto rumore di notte. Tuttavia, prima di dormire è il momento migliore per concentrarsi su una canzone. Sono molto selettivo e cesellatore nel comporre e la sera spesso mi vengono le idee migliori. Raramente ho scritto canzoni intere tutte di getto, ma quelle poche mi hanno dato molta soddisfazione.

 

NS: Se non avessi fatto il cantante, cosa ti sarebbe piaciuto fare?

 

E: Il parrucchiere. In questo momento mi piacerebbe fare il parrucchiere “da grande”. Mi piace quello che sto facendo adesso, ma non so se scriverò canzoni per tutta la vita. Magari fra due o tre anni mi stufo e deciderò di fare altro.

 

NS: Diciamo che non ti fa paura il cambiamento …

 

E: Assolutamente. È il NON cambiamento che non sopporto. Mi annoio facilmente e sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli.

 

NS: Sei di Salò, ma vivi a Milano da anni. C’è un luogo al quale sei particolarmente affezionato?

 

E: È una trattoria, si chiama Albero Fiorito. Ci sono stato ad un pranzo ed è sicuramente un posto un po’ particolare. È a conduzione famigliare, con marito al bancone, moglie in cucina e figlia ai tavoli. Il menù è scritto a mano su semplici fogli bianchi, ma l’aspetto più originale è che ti siedi accanto a sconosciuti. Puoi trovare di tutto: dal manager all’insegnante, fino a persone meno abbienti. Con esisti inaspettati!

 

Lucia Lanzini

 

 

 

Redazione Nerospinto

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