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Intervista all'artista Silvia Viganò

Tracce di Mascara” è l’ultimo progetto espositivo di Silvia Viganò. Dopo San Donato Milanese, le opere sono arrivate anche a Milano, prsso lo Spazio Seicentro 99 di via Savona 99.

 

Silvia Viganò è nata ad Oggiono in provincia di Lecco nel 1978. E’ cresciuta con una grande passione per la moda, l ‘arte ed il design, così ha deciso di iniziare i suoi studi superiori presso il liceo artistico Paparatti di Desio per poi laurearsi all “ Istituto Marangoni “ di Milano in fashion design.

Comincia a lavorare come stilista, partecipando a vari stage in alcune aziende, decide di creare una sua linea di abbigliamento composta esclusivamente da pezzi unici fatti a mano dall'artista.

Nel 2006 esce la prima collezione di borse hand made, 15 pezzi unici decorati con cravatte vintage. Nel 2007 nascono felpe e maglieria decorate con patch a forma di bulldog francese. Per l’estate realizza una collezione hippi chic. Silvia Viganò rende pubblica la sua passione per l'arte con la sua prima mostra personale a Milano, intitolata "Glam in pink " presso lo spazio "Fitzcarraldo" di Milano. Silvia espone grandi tele, che rappresentano donne, figlie del fashion, dotate di una bellezza superficiale, fredda, sono la messa in scena del desiderio, l'idealizzazione delle bellissime del momento. Le opere dell'artista Viganò fanno parte di collezioni private in Italia e all'estero, sono pubblicate su cataloghi ed annuari d'arte specializzata.

Incuriositi dal titolo dell’esposizione e dall’originalità delle opere, l’abbiamo incontrata per una chiacchierata

 

NEROSPINTO: Raccontaci un po’ di te, della tua formazione

 

SILVIA VIAGANÒ: Dopo aver frequentato il liceo artistico a Desio, ho deciso di venire a Milano per studiare al Marangoni, poiché la moda è sempre stata la mia passione. Dopodiché …. ho detto ‘basta’ e ho pensato che mai avrei preso più in mano una matita! Infatti subito dopo il Marangoni ho fatto diversi lavori, ma la voglia di dipingere è ritornata presto. Così ho provato e… è andata bene! Ho frequentato dei workshop che mi sono stati utilissimi. Non si finisce mai di imparare e di formarsi. Proprio adesso sto frequentando un corso di anatomia a Brera.

 

NS: Quali sono gli artisti ai quali ti ispiri?

 

SV: Sicuramente i grandi maestri classici, come Leonardo. Sono punti di riferimento fondamentali per un artista. Poi, accanto alla passione per  la moda, ho sviluppato una passione per il fumetto, per le illustrazioni e i graffiti e così i miei ispiratori sono diventati gli illustratori del settore come Julie Verhoeven e in particolare gli artisti del pop surrealismo, ad esempio Mark Ryden e Ana Bagayan.

 

NS: Siamo rimasti incuriositi dal titolo del tuo ultimo progetto, “Tracce di Mascara”. Di cosa si tratta?

 

SV: Le “Tracce” sono quelle lasciate appunto dal mascara, colato a causa del pianto della donna. In questo periodo si è sentito parlare molto della violenza sulle donne ed è un tema che sento molto. Quest’ultimo progetto è comunque molto diverso da quello originale. I primi disegni erano più drammatici, con volti sofferenti, ambientazioni buie. Non c’era il tema del sogno o della favola. Poi ho interpretato tutto in chiave allegorica e contemporanea, prendendo sempre spunto dal pop surrealism e dalla cultura underground.

 

NS: Quindi la tua è una sorta di “arte di denuncia”?

 

SV: Sì, anche di denuncia, ma soprattutto di analisi personale. L’introspezione è fondamentale nelle mie opere. L’ambientazione fiabesca, gli animali, l’infanzia hanno tutti un significato. Le figure femminili che rappresento ricordano delle bambine, proprio per risaltare l’innocenza e la fragilità delle donne che subiscono violenza. Gli animali che compaiono non sono lì per caso. Lo scoiattolo, ad esempio. Ecco, io lo detesto (ride). Chiunque, pensando ad uno scoiattolo, pensa a un animale carino, tenero. Per me no, è il male. E infatti torna spesso nei quadri. Il gatto nero, invece, mi piace moltissimo, così come ho sempre amato tutta quella letteratura magica e simbolica relativa agli animali. Il gatto nero protegge le donne che rappresento. Poi c’è la civetta, animale magico per eccellenza. La civetta è intelligente, riflessiva, silenziosa … del resto, era l’animale rappresentativo di Minerva, dea della saggezza. E infine l’orso, simbolo della forza, che dietro ad un aspetto quasi innocuo, può tirare fuori gli artigli.

 

NS: Quindi il tema dell’infanzia femminile non è qualcosa che ti riguarda direttamente?

 

SV: Ho rappresentato delle bambine perché risaltano ancora di più la fragilità della donna, non per un particolare vissuto personale. Quanto alla scelta della figura femminile … è stato piuttosto inevitabile! La mia famiglia è composta prevalentemente da donne e dunque la figura femminile è sempre stata di casa. Del resto, dipingiamo ciò che vediamo … anche le donne che rappresento, dicono che assomiglino a me e mia sorella, perché una ha i capelli rossi (che sarei io)  e l’altra ha i capelli neri.

 

NS: Nelle tue opere utilizzi un nuovo supporto pittorico, il famoso tronchetto. Come mai?

 

SV: Non ho inventato nulla (dice modestamente). Sono sempre gli autori del pop surrealism che mi hanno ispirato, avendo utilizzato a loro volta il tronchetto. Devo dire che mi trovo molto bene con questo “nuovo” supporto e mi aiuta a riprodurre quell’atmosfera di magia, di bosco e di natura.

 

NS: Come pensi che sarà l’arte nel futuro? Sei d’accordo anche tu con un’arte anti-convenzionale al cento per cento?

 

SV: Penso che ci sia un grande bisogno di tornare ai classici dell’arte. Senza nulla togliere agli artisti contemporanei, delle volte faccio fatica anch’io a capire le loro opere. Credo che si debba tenere sempre come punti di riferimento i grandi artisti del passato, come Leonardo appunto. L’arte dev’essere il più possibile fruibile. Se è troppo personale diventa difficile da capire … e anche da vendere!

 

NS: Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

 

SV: Voglio concentrarmi ancora sulla ricerca introspettiva rispetto agli stati d’animo femminili. “Tracce di Mascara” è stato un inizio, c’è ancora da lavorare. Inoltre vorrei provare a dipingere su altri materiali,come carte e stoffe. E poi c’è un’idea rispetto ai giocattoli, ma per ora è solo un’idea …

 

NS: Qual è la tua giornata tipo?

 

SV: Beh al mattino palestra. Mi piace andarci: non solo per tenermi in forma, ma anche per sfogarmi. E poi mi rinchiudo in studio fino a sera! Il lavoro non è sempre uguale. Ci sono giorni in cui dipingi e basta, altri invece in cui fai ricerca, prendi contatti … Lo studio in cui lavoro è vicino a casa mia, ma è una sorta di rifugio. Adoro dipingere soprattutto quando c’è il brutto tempo, quando piove .. per me è un luogo magico. Forse perché anche mio nonno aveva una fornace …

 

NS: La tua famiglia ti è stata vicina nella tua scelta e carriera artistica?

 

Sì, vicinissima. Mi hanno sempre sostenuto, in tutti i sensi.

 

NS: Cosa ti piace fare nel tuo tempo libero? Cosa mangia un’artista?

 

SV: (Ride) Beh, sono un’ottima forchetta! E mi piace molto fare cene con amici, uscire, svagarmi. Perché è umano e sano! È importante mantenere sempre il contatto con le persone, perché è fondamentale conoscere e confrontarsi.

 

NS: Qual è la prima cosa che fai al mattino e l’ultima prima di dormire?

 

SV: Per prima cosa: caffè. Sono un’accanita consumatrice di caffeina. E l’ultima leggo. Spesso addormentandomi col naso fra le pagine.

 

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Redazione Nerospinto

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INDIRA FASSIONI

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