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Vita, disperazione e riscatto ne "La Rampicante", il terzo romanzo di Davide Grittani

E’ uscito lo scorso 8 novembre il terzo romanzo di Davide Grittani, dopo le pubblicazioni di Rondò (Transeuropa, Ancona 1998), E invece io (Biblioteca del Vascello, Torino 2016), La rampicante è il racconto della lotta tra vita e disperazione in cui a vincere poi è sempre la voglia di restare aggrappati all’esistenza. Una storia estremamente vera, una riflessione personale su ciò che diventiamo o rischiamo di diventare.

Tutto parte da un fatto di cronaca realmente accaduto agli inizi degli anni ‘90: un uomo si toglie la vita subito dopo aver ricevuto un trapianto di cuore per aver scoperto che quel cuore apparteneva ad un malavitoso, un membro della mafia del Brenta.

Una grande analisi sul tema etico che sta alla base della donazione: è interessante capire come ogni essere umano sia in grado di recepire – o non recepire – qualcosa come un dono e su come concepisca il trasferimento della propria vita nella vita di altri.

                                                                     

La storia si intreccia con le vite dei due protagonisti, apparentemente diversi, ma che scopriranno essere l’uno la salvezza dell’altra.

Un racconto che dura dal 2001 al 2016, l’epopea del protagonista, Riccardo, un ragazzo adottato e che a sua volta non riesce ad avere figli, una sorta di individuo “mai nato” e da cui non si nasce. Edera invece è una bambina di cinque anni che soffre di una patologia che provoca allucinazioni uditive, la paracusia, e che vive una situazione famigliare molto cruda e violenta. Entrambi ritrovano nell’altro il mezzo per ricucire con la vita.

Nulla è lasciato al caso in questo romanzo; il nome della protagonista è la metafora che riporta al titolo del libro: l’edera è una pianta che non predilige la luce, ma che anzi ama restare nascosta nell’ombra. Un tema che si ripropone anche nella scelta del luogo di ambientazione, le Marche: meravigliosa regione d’Italia che in pochi conoscono e di cui pochi parlano, una zona quasi ombrosa, all’oscuro da tutti. Lo scrittore intende dare una grande importanza agli avvenimenti del periodo storico in cui si sviluppa il romanzo, attraversa infatti anche gli anni del terremoto che ha colpito Marche e Umbria; anni in cui la disperazione e l’attaccamento alla vita hanno fatto da padrone.

La Rampicante non è un semplice romanzo, è un invito all’analisi interiore, ad avere maggiore considerazione di quello che di noi passa agli altri e ad avere rispetto di ciò che può sembrarci apparentemente senza valore perché per qualcun altro può averne uno inestimabile.  

La dedica del libro è tratta da una canzone di Niccoló Fabi, Le cose che non abbiamo detto.

“Verranno a cercarci a disturbarci il sonno 
ad oscurare il nostro giorno 
come una fitta improvvisa sotto il costato 
le cose che abbiamo ignorato 
che non abbiamo detto che abbiamo ignorato”

 

Rosa Magrino

Redazione Nerospinto

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