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credits: Regine de Lazzaris aka Greta/Netflix|||

“La vita davanti a sé” con la Loren: la conferenza stampa del film dal 13 novembre su Netflix

“La vita davanti a sé” diretto da Edoardo Ponti tratto dal romanzo di Romain Gary, con protagonista Sophia Loren, è un’opera molto attesa, che già dà la protagonista candidabile agli Oscar secondo Variety. Sarebbe dovuto uscire in sala come evento in questa settimana (ma con il dpcm presentato domenica 25 ottobre sarà, almeno per ora, difficile vederlo sul grande schermo) prima di uscire su Netflix dal 13 novembre.

La vita davanti a sé: sinossi

Ambientato a Bari, il film racconta la storia di Madame Rosa, un’anziana ebrea ed ex prostituta che per sopravvivere negli ultimi anni della sua vita ospita nel suo piccolo appartamento una sorta di asilo per bambini in difficoltà. Riluttante, accetta di prendersi carico di un turbolento dodicenne di strada di origini senegalesi, di nome Momo. I due sono diversi in tutto: età, etnia e religione. Per questo all’inizio la loro relazione è molto conflittuale, ma ben presto si trasformerà in un’inaspettata e profonda amicizia, quando, nonostante tutto, si renderanno conto di essere anime affini, legate da un destino comune che cambierà le loro vite per sempre.

La vita davanti a sé: conferenza stampa

Abbiamo preso parte alla conferenza stampa di presentazione dell’opera seconda di Ponti, dove subito mamma e figlio hanno dimostrato una complicità incredibile, con lui che ha messo il braccio sulla spalla della madre, tenendosi la mano per tutto il tempo dell’incontro stampa. 

Le dichiarazioni dei produttori: Carlo Degli Esposti e Nicola Serra

Siamo orgogliosissimi del risultato e vorremmo spendere due parole sulla solidità e la potenza di regia di Edoardo Ponti perché mai come in questo film è riuscito a tenere una cifra con un grande romanzo come quello che aveva alle spalle, ha trovato una cifra di equilibrio e di emozioni. Siamo emozionati per la prima volta di effettuare un'operazione di questo tipo e di questo valore con Netflix che credo darà delle grandi soddisfazioni a tutti noi e in particolare a Sophia e ad Edoardo. Aspettiamo che esca il film su Netflix per proporre a Edoardo qualcos'altro.

Le domande al cast artistico e al regista

PER SOPHIA LOREN

Qual è la scena che l'ha emozionata di più? Quella scena girata sulla terrazza è un omaggio a “Una giornata particolare” di Scola?

No, “Una giornata particolare” era tutto un altro film, girato tanto tempo fa. Certo è stata una scena molto difficile anche perché era cattivo tempo, pioveva e, a un certo punto, mio figlio da dietro la macchina da presa mi ha detto «Don't worry».

Interviene E. Ponti: Non lo avevo ancora esplicitato a mia madre, però sì devo dire che per me aver ambientato la scena sulla terrazza era un omaggio a “Una giornata particolare”, che è il mio film favorito di mia madre per cui per me è stato un omaggio e l’ho ambientata lì con quei panni in parte per fare un itinerario del cinema di mia madre.

Quali sono i messaggi che quest’opera può mandare all’oggi in questo particolare momento, così difficile per tutto il mondo?

Direi la tolleranza, il perdono e l'amore. Tutti noi abbiamo il diritto di essere visti e ascoltati e abbiamo il diritto di essere amati e di far sì che i nostri sogni si realizzino tutti.

 

 

Quanto ancora le piace andare sul set e lavorare su questa Madame Rosa? Sappiamo che la sua infanzia e prima giovinezza sono state difficili per lei, il successo e le grandi soddisfazioni che le sono arrivate negli anni hanno in qualche modo ‘cancellato’/allontanato quei periodi o se anche lei, come Madama Rosa, ha ancora quel dolore aperto. 

Quando accadono quegli eventi nella vita di una persona non si dimenticano mai più, sono sempre molto presenti. Sono cose che ci rimangono dentro e forse per me fare il cinema e incontrare dei personaggi che mi ricordano un po' la guerra hanno influito in una maniera veramente positiva anche sulla mia recitazione.

Nel film c'è molta fisicità, ci sono queste carezze e questi abbracci, questo modo di comunicare con questi gesti che sono proprio quelli che oggi ci sono vietati. Lei su questo che riflessioni ha fatto?

Non è semplice rispondere perché io sono per seguire le leggi, io ho paura di tutto. Farei molta attenzione a fare certe cose che sono vietate adesso, certo il rapporto con la gente è importante.

Perché un'icona come lei è rimasta lontana tanti anni?

Devo confessare che non me ne sono neanche accorta, avevo bisogno di riposare il cervello, di silenzio e di stare coi miei figli. Sentivo la necessità di vederli crescere perché non li ho visti tanto prima di questa assenza dello schermo e quindi ho deciso di optare per una vita di famiglia, come se fossi una una signora che ha lavorato, ma poi si è fermata un po'. Poi è arrivato mio figlio con con questa storia di Madame Rosa, che conoscevo già abbastanza bene, la quale mi aveva intenerito moltissimo e mi ha fatto veramente ritornare ai tempi di quando cominciavo a fare cinema. Ho voluto riprendere perché valeva veramente la pena raccontare questa storia, che non è una storia qualunque. Madame Rosa mi ricorda mia madre, anche lei era così. Era una donna che parlava molto e si faceva sentire, era un’artista, suonava il piano. Quando sono arrivati gli americani ha fatto le cose belle che poteva fare con la sua bellezza e il suo talento.

Esiste un ruolo che avrebbe voluto fare e per cui oggi ha dei rimpianti? 

Tanti anni fa ho avuto un approccio con il grande regista Luchino Visconti, il quale mi propose di interpretare la monaca di Monza - un personaggio che amavo tantissimo per cui vi avrei aderito volentieri. Purtroppo è stato un progetto rimasto in piedi, ma che non si è realizzato più.

 

 

PER IBRAYIMA GUEYE (per la prima volta sullo schermo) - interpreta Momò

Pensi di continuare a fare l’attore?

A me piacerebbe tantissimo! Lavorare con la Loren è stata una bellissima esperienza, ho imparato tantissime cose da lei, che mi è stata molto vicino.

 

PER EDOARDO PONTI

Come avete lavorato sul romanzo? Cosa avete deciso di tenere e di cassare?

È stato un adattamento molto complesso da realizzare (vi ha lavorato a quattro mani con Ugo Chiti) perché, come tutti i libri molto belli, uno non vorrebbe sacrificare assolutamente niente, ma era impossibile non farlo. Ci siamo veramente concentrati sulla storia d'amore e d'amicizia tra queste due figure, a partire da Madame Rosa e Momò, apparentemente separati da religione, cultura, età, ma che alla fine sono molto molto simili.

Può dirci qualcosa anche sulla scelta della location?

Ci serviva una città che fosse un crocevia di questo mosaico di religioni e culture e non solo quello e, al contempo, volevamo trovare una città che fosse esteticamente molto calda e umana come una grande luce, con un range di colori molto vitale per parlare di un mondo e di personaggi che vivono la vita pienamente e Bari era molto giusta per queste intenzioni.

Com’è lavorare con sua madre?

Me lo chiedono in tanti, mi soddisfa tantissimo. Non ci sono parole o può darsi che troverò tra trent’anni le parole per descrivere il legame e la fiducia che abbiamo e la fiducia, oltre  che la forza che ci siamo dati a vicenda per raccontare una storia così e mi commuovo sempre quando ne parlo dunque non posso veramente affrontare questo tasto. È la terza volta che lavoro con lei e mi auguro che ci siano ancora tante occasioni. Ci tengo anche ad aggiungere che sono molto fiero di Ibra perché lui è presente in tutte le scene e, insieme a mia madre, ha dovuto sopportare sulle sue spalle il peso di questo film e l'ha fatto con una serietà, una passione e un impegno che non dimenticherò mai.

 

 

PER ABRIL ZAMORA - interpreta Lola (l’attrice è stata già vista in una serie targata Netflix “Vis à vis - Il prezzo del riscatto”)

Com’è stato lavorare con la signora Loren?

Ritengo che sia stato un enorme privilegio e non mi stancherò mai di parlarne perché Sofia è senz'altro un mito agli occhi di chi la guarda, ma, come attrice, quando te la trovi davanti, è come un'attrice che sta iniziando, con dubbi e incertezze ed è una compagna fantastica, rimane sempre nei controcampi - cosa che pochi attori fanno; in più è la prima ad arrivare e l'ultima ad andarsene. Sempre gentilissima e disponibile con tutti.

 

 

CONTINUANO LE CURIOSITÀ RIVOLTE ALLA LOREN

Nel film viene citata questa frase: «È proprio quando non ci credi più che succedono le cose più belle». L'ha mai pensato?

È una frase simbolica ed estremamente importante, era molto attaccata mia madre a questo pensiero perché, nella sua vita, non ha avuto delle esperienze molto belle con mio padre, quindi era una frase che mi è rimasta sempre impressa perché mia madre la diceva quasi sempre nei momenti quando era molto giù di morale e vedeva tutto nero. 

Signora Loren il suo personaggio ha sul braccio l'orribile numeretto con cui venivano marchiati gli ebrei ad Auschwitz. Nella sua vita ha conosciuto storie personali di sopravvissuti?

Non ho avuto occasione di incontrare dei sopravvissuti ai campi. Durante la guerra ero molto piccolina, avevo 3/4 anni, ho vissuto tutto, comprese le bombe, certo a quell’età non si riesce a capire bene cosa significhi la morte; soltanto quando cresci realizzi meglio.

 

Quanto sono state importanti per la sua carriera le origini del Sud?

Quando si nasce a Napoli non si dimenticano più quelle radici. Io sono fiera di essere napoletana, della sua lingua, dei modi di vivere. Sono una napoletana al 1000% e non lo dimenticherò mai, se devo cantare una canzone, mi viene subito in mente una napoletana perché Napoli è sempre nel mio cuore ed è stata in fondo anche la mia fortuna. Ho cominciato a fare cinema grazie all'incontro con Vittorio De Sica, il quale è stato fondamentale per me.

 

Non resta che dare appuntamento al 13 novembre su Netflix per rivedere la signora Loren di nuovo in azione e con lei, ricordiamo anche, la presenza di Renato Carpentieri.

 

credits foto: Regine de Lazzaris aka Greta/Netflix

Maria Lucia Tangorra

Pugliese di nascita e milanese di adozione, pensa che in particolare di teatro e cinema non si possa fare a meno. Giornalista pubblicista, laureata in Lettere moderne percorso 'Letteratura e arti' in Cattolica, scrive in particolare modo di Settima Arte e di quella più antica - quella teatrale - ma negli anni ha ampliato occupandosi anche di tv, mostre, libri ed eventi. Vive nella città meneghina, ma effettua trasferte ad hoc anche per seguire festival di settore.

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